La "Terra dei fuochi": aspetti sociologici sulla questione

Proteggere la "Terra dei fuochi" è l'obiettivo più ambito e richiesto dalla popolazione campana e dalle istituzioni, con l'intento di restituire dignità alla Terra che ci ha partoriti.

A chi è imputabile la condizione che ha portato esiti tanto catastrofici in Campania? Il primo aspetto sociologico osservabile, deriva dall'individuazione della criminalità organizzata come il motore che ha dato vita a questo scempio. C'è anzitutto da riconoscere la sua onnipervasività laddove sia individualbile una certa "utilità". La Camorra trae i suoi ingenti profitti da tutti i settori dell'illecito, pertanto anche dall'attività dello smaltimento dei rifiuti. E' negli anni 80 del secolo scorso che nasce l'interesse della malavita campana per la gestione dei rifiuti in Campania. Che ruolo ha avuto l'ente pubblico in questa faccenda criminale?

Il secondo aspetto sociologico che emerge, infatti, riguarda "chi" avrebbe dovuto tutelarci e invece ha consentito lo sviluppo delle ecomafie, nel corso di più di 20anni, senza porre alcun impedimento: lo Stato. In realtà, non c' è stata alcuna forma di tutela per la Campania, in quanto politici, amministratori e dipendenti publici locali hanno fornito una spallaforte alla malavita, curando lo smaltimento e l'occultameno di qualsiasi genere di residuo di lavorazione nelle discariche abusivamente realizzate nelle campagne. I costi di tale smaltimento illegale risultavano pari ad appena il 20- 40% delle tariffe dovute per quello legale. Si evidenzia, pertanto, non solo la pervasività e la piena operatività della malavita campana in tutti i settori di interesse economico, ma anche il riscontro di una partnership pubblico/criminale che ha favorito e incrementato questo tipo di attività non solo illegale, ma altamente nociva.

Terzo aspetto sociologico deriva dal tentativo di comprendere quali siano le conseguenze del deposito abusivo dei rifiuti tossici in campania. Non di difficile intuizione capire chi ha pagato il prezzo più alto di questa attività.

E' proprio la Campania che ne paga il prezzo più elevato, con circa 1122 aree avvelenate da smaltimenti illegali, in 70 comuni tra le province di Napoli e Caserta. Sono i contadini che pagano ora il prezzo del loro silenzio  e dell'aver acconsentito (forzatamente o no) a usare i veleni come concimi per i loro ortaggi. Pagano, inoltre, i cittadini , perché per 20anni hanno magiato cibi contaminati, hanno bevuto acque avvelenate e respirato aria inquinata e ora muoiono. La popolazione muore a causa del male più terrificante. E non c' è più nulla da fare, perchè ormai i giochi sono fatti, il veleno è parte integrante di tutta l'esistenza dei campani, che amano e odiano questa terra incandescente.

I venti anni di violenze che la Campania ha subito a causa della criminalità organizzata e chi con essa ha contribuito a devastarla, ormai non si possono cancellare: la gente si è ammalata, il settore agricolo è fermo, come se non bastasse la situazione di crisi generale che ha colpito gli altri settori economici.

Speriamo in una grande azione di intervento che metta fine a tutti i mali cagionati a questa terra, in modo che nel mondo la Campania possa essere riconosciuta, come un tempo, per le sue bellezze, le sue prelibatezze alimentari , per la gioia di vivere dei suoi abitanti e non per l'essere stata definita la "Terra dei fuochi".

 

Dott.ssa in sociologia Marianna Gambalonga

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