Giornalismo e storia: Paolo Mieli presenta il suo nuovo libro

Paolo Mieli - I conti con la storia

Memoria. Una parola ultimamente un po’ abusata. Ma, forse, quando un concetto viene troppe volte ripetuto all’interno di un determinato contesto, è perché si sente la mancanza di ciò di cui si parla.

 

Nessuno lo sa meglio di Paolo Mieli, ex giornalista dell’Espresso e di Repubblica, ex direttore della Stampa e del Corriere e oggi vipresidente di RCS Libri. Di Mieli è appena uscito il libro “I Conti con la Storia. Per capire il nostro tempo”.

 

Il giornalista presenterà di persona il suo volume il 14 febbrario, prima all’Università Suor Orsola Benincasa, in occasione del Forum della Scuola di Giornalismo (di cui è direttore) dedicato al rapporto tra storia e giornalismo; poi presso la Feltrinelli di Piazza dei Martiri, sempre a Napoli.

 

Nel corso della storia, alcune società hanno persino imposto il silenzio come mezzo per superare il passato. Basti pensare all’Atene del V secolo, reduce dalla tirannia dei Trenta e che impose il Patto dell’oblio, proprio per non rinvangare il passato, impendendo atti rivendicativi che però sarebbero stati utili non solo ai singoli ma a un’intera comunità. Se questo è avvenuto in una grande civiltà come quella greca, c’è da chiedersi se possa riguardar anche noi, magari in maniera più sottile. 

 

“Nuove dottrine e nuovi radicalismi sono entrati in campo e si sono mescolati con quel che rimaneva delle vecchie fedi; tutte insieme poi hanno viziato l’aria, rendendo impossibile agli analisti e ai raccontatori del passato di prendere il fiato necessario per un’impresa che potesse dirsi di grande respiro”. Ecco spiegata, secondo l’autore, l’importanza della memoria oggi. 

 

Dalla Firenze di Savonarola alla Roma fascista, dall’inquisizione allo schiavismo, da Giuda a Napoleone: il libro percorre duemila anni di storia, proprio perché all’interno delle sue pagine il lettore possa trovare una base comune sia tra avvenimenti diversi del passato che tra quelli e il presente. Perché la storia si ripete. Sempre. E lo storico non può che portare sulle sue spalle il peso di una grossa responsabilità: quella, appunto, di trasmettere la memoria.

 

Roberta Isceri

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