Indennità negata alle donne vittime di violenza

Roma, 29 luglio 2016 - “Prendiamo atto che il Governo non ha voluto trovare neppure un minimo di copertura finanziaria per estendere anche alle lavoratrici autonome il congedo e la relativa indennità erogata dall’INPS in caso di comprovata violenza ai sensi dell’articolo 24 del decreto legislativo 80/2015. Una grave ingiustizia sociale di cui chiameremo a rispondere anche il Ministro con delega alle Pari Opportunità, Maria Elena Boschi”. Lo dichiara in una nota Federica De Pasquale, Vice Presidente di CONFASSOCIAZIONI con delega alle Pari Opportunità, a seguito della dichiarazione di inammissibilità dell’emendamento proposto da CONFASSOCIAZIONI al testo del Disegno di legge n. 2233 (Statuto del Lavoro Autonomo) in corso d’esame presso la Commissione Lavoro del Senato.

“Visto il notevole contributo apportato dalle lavoratrici autonome alla Gestione separata dell’INPS – ha proseguito De Pasquale - il mancato accoglimento dell’emendamento da noi proposto lo reputiamo, oltre che ingiusto, altamente lesivo della dignità di questa categoria di donne lavoratrici qualora fossero vittime di violenza”.

“Questa - ha concluso la Vice Presidente di CONFASSOCIAZIONI - è l’ennesima dimostrazione di come siamo discriminate rispetto alle lavoratrici dipendenti. Un atteggiamento che non siamo più disposte a tollerare, considerato anche l’apporto che diamo in termini di PIL all'economia del nostro Paese, cosa che ci viene costantemente riconosciuta”.

 


Dott.ssa Adriana Apicella 
Direttore Generale CONFASSOCIAZIONI 

L'appello dell'UICI a Parlamento e Governo





Signori Senatori, Signori Deputati, Autorità di Governo,


oggi 18 novembre 2015 la commissione Bilancio del Senato, approvando l’emendamento 25.74 a firma Angioni, Maturani, Santini, ha compiuto un atto iniquo di ingiustizia distributiva.

All’I.RI.FO.R, il nostro istituto di formazione e di riabilitazione, sono state sottratte risorse preziose che si è voluto dirottare invece per finanziare una scuola cani guida della quale l’intera nostra categoria ignora addirittura l’esistenza, nonché uno stravagante “polo tattile multimediale” con sede in Catania, dove ci si balocca con modellini plastici di palazzi famosi, per altro già abbondantemente finanziato dalla regione Sicilia.


Di quattro gloriose e operose scuole di addestramento cani guida esistenti in Italia, si è scelto di finanziare la quinta. Una struttura fantomatica che non ha mai consegnato un cane a un cieco.


Con due musei tattili dall’indiscusso prestigio internazionale operanti in Italia, il museo Omero ad Ancona e il museo Anteros a Bologna, si è preferito supportare finanziariamente un modesto opificio artigianale, privo di qualsiasi attestazione scientifica, dove si fabbricano soltanto modellini giocattolo di qualche edificio famoso.

400 mila Euro: una vera inezia!


Quell’inezia con la quale l’I.RI.FO.R. offre ogni anno a oltre 500 bambini e ragazzi ciechi, la metà dei quali con minorazioni aggiuntive plurime, un campo scuola di due settimane dove imparano a vivere una vita il più possibile normale.


Quell’inezia con la quale viene organizzato e finanziato un corso post laurea di alta formazione per ragazzi ciechi in cerca di prima occupazione.


Quell’inezia con la quale viene assicurato a centinaia di alunni ciechi in tutta Italia il supporto scolastico specializzato che Governo, Regioni ed enti locali dovrebbero garantire, mentre troppo spesso non lo fanno.


Quell’inezia con la quale migliaia di ciechi e ipovedenti vengono istruiti all’uso degli strumenti informatici, alla conoscenza del sistema Braille, alle tecniche per la mobilita’ indipendente.


400 mila Euro che per noi ciechi e ipovedenti d’Italia rappresentano tanto, tantissimo, nella penuria delle risorse attuali.

400 mila Euro che ci vengono sottratti, dopo esserci stati assegnati con legge dello Stato, per andare dirottati a una scuola cani guida assolutamente inesistente e a un laboratorio artigiano di modellini giocattolo.


Ecco le ragioni, semplici, crude, dell’indignata protesta di tutti noi ciechi e ipovedenti d’Italia!

Ecco i motivi per i quali Noi chiediamo alla Politica di ristabilire quanto prima un criterio di equità violata, mediante un atto di giustizia riparatrice, con un gesto di lucida saggezza amministrativa.


Grazie per quanto vi sarà possibile fare e per l’attenzione che ci avete prestato.



A cura della Redazione



La difesa dell'ambiente parte dai media

in Molise il primo Forum della Comunicazione

Aiutare i giornalisti ad approfondire i legami tra tutela del territorio, sviluppo economico e stili di vita sostenibili. Dal 15 al 17 maggio, Campobasso ospita tre giorni di lavori rivolti agli operatori dell'informazione. Ad organizzarli, l'associazione di giornalismo ambientale Greenaccord Onlus, l'Ordine regionale dei giornalisti, l'Arcidiocesi di Campobasso e la Regione Molise

Campobasso, 11 Maggio 2015 - Un'opportunità per approfondire il profondo legame tra la tutela del patrimonio ambientale, la costruzione di un sistema produttivo effettivamente sostenibile, gli stili di vita delle famiglie italiane e il ruolo degli operatori della comunicazione. A offrirla, il Forum della Comunicazione, corso gratuito di formazione per giornalisti, organizzato a Campobasso dal 15 al 17 maggio prossimi dall'associazione di giornalismo ambientale Greenaccord Onlus, dall'Ordine dei Giornalisti del Molise, con il supporto dell'Arcidiocesi di Campobasso, della Regione Molise e di Ricci Costruzioni srl. Occasione dell'evento la 49a Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali e il ventennale della visita di Giovanni Paolo II in Molise nel 1995.

Il programma dei lavori prevede due sessioni, che saranno ospitate all'Auditorium Ex Gil Fondazione Molise Cultura (via Milano – Campobasso) per focalizzare l'attenzione dei giornalisti sull'importanza e la delicatezza della comunicazione ambientale, sugli impatti economici positivi degli investimenti nella tutela del territorio e nella costruzione di un sistema produttivo a più basso impatto. Tra i relatori che interverranno al Forum, Mons.Domenico Pompili, sottosegretario della CEI, Paolo di Laura Frattura, Presidente Regione Molise, Antonio Lupo, presidente dell’Ordine del Molise, Alfonso Cauteruccio, presidente di Greenaccord Onlus, Andrea Masullo, docente di Economia sostenibile, Cinzia Coduti, responsabile Ambiente di Coldiretti, Mimmo Gaudioso, Responsabile Clima dell'ISPRA, Rosy Patrone, Comandante Regionale del Corpo Forestale dello Stato, Filippo Massari, Caporedattore Rai Molise, Vittorino Facciolla, assessore all'Ambiente e Agricoltura della Regione Molise,Piero Damosso del Tg1 Rai, Fabio Pilla dell'Università del Molise, Rosy Patrone, Comandante del Corpo Forestale dello Stato del Molise, Mauro di Muzio, dirigente dell'Assessorato all'Ambiente della Regione Molise e Pino Ciociola, giornalista di Avvenire. 

Una terza sessione di lavori sarà poi dedicata al ricordo del messaggio ambientale di Giovanni Paolo II, il pontefice che, per primo nella storia della Chiesa, ha sottolineato, con parole e gesti concreti, l'importanza di ricostruire un corretto rapporto tra Uomo e Creato, strumento naturale per entrare in contatto con Dio. All'incontro prenderanno parte S.E. mons. Gian Carlo Bregantini, presidente Commissione CEI Problemi Sociali e Lavoro,Enrico Marinelli, già prefetto Ispettorato Vaticano, Roberto Calvigioni, già Funzionario direttivo Tecnico della Radio Vaticana e Don Peppino Cardegna, direttore UCS Campobasso.

Accanto alle relazioni che verranno presentate nel corso dei due giorni di convegno, il Forum prevede un altro filone di appuntamenti, destinato alla presentazione delle eccellenze del territorio e della cultura molisana, che vedrà protagonista una trentina di giornalisti provenienti da varie Regioni d'Italia. Ad essi saranno presentate, nella giornata di venerdì 15 maggio, la zona archeologica di Altilia–Saepinium, il Museo Civico “Giuseppe Barone” di Baranello, il Santuario mariano di Castelpetroso, il Museo Sannitico nel centro storico di Campobasso e il Museo del Profumo a Sant'Elena Sannita. I tre giorni del Forum della Comunicazione si concluderanno domenica 17 con un press tour alla Riserva naturale statale Montedimezzo (IS), parte delle riserve della biosfera istituite dall'Unesco nell'ambito del programma “Man and Biosphere”.

Ai giornalisti, professionisti e pubblicisti, che prenderanno parte alle tre sessioni di venerdì 15 e sabato 16 maggio verranno riconosciuti 10 crediti. L'iscrizione deve essere effettuata, fino al termine dei posti disponibili in sala, attraverso la piattaforma S.i.ge.f. all'indirizzo https://sigef-odg.lansystems.it.

AGRESTA, VICE PRESIDENTE CONFASSOCIAZIONI GIOVANI:

“DDL riforma Terzo Settore continua sulla giusta strada nel passaggio dal welfare state alla welfare society”

Gianluca AgrestaRoma, 16 aprile 2015 – “E’ passato quasi un anno dalla Consultazione sul Terzo Settore voluta dal Governo Renzi con la quale si aprì il dialogo sul futuro della Welfare Society. CONFASSOCIAZIONI ne parlò ad agosto quando venne pubblicato il DDL sulla riforma promossa dal Ministro del Lavoro, Giuliano POLETTI. Con l’approvazione alla Camera, la necessità di una transizione dal Welfare State ad una Welfare Society diventa sempre più urgente”.  Lo ha dichiarato in una nota Gianluca AgrestaVice Presidente di CONFASSOCIAZIONI Giovani.
“Il volontariato, le iniziative di promozione sociale e l’impresa sociale – ha continuato Agresta – avranno sempre più un ruolo cardine all’interno dei grandi flussi di solidarietà e sussidiarietà che caratterizzano la nostra società. Uno dei grandi obiettivi della riforma è quello di valorizzare e incentivare i comportamenti socialmente proattivi dei cittadini e delle imprese del nostro Paese. Abbastanza si è fatto nell’ultima Legge di Stabilità 2015 dove il contributo del 5 per mille dell’IRPEF è stato reso definitivamente stabile creando in tal modo un finanziamento strutturale di 500 milioni di euro all’anno a favore del Terzo Settore”.
“Un buon inizio ma dobbiamo fare di più. Ecco perché siamo felici che, dopo sei mesi di lavori - ha aggiunto Roberto MISCIOSCIAPresidente di CONFASSOCIAZIONI Giovani -  nei giorni scorsi sia stato approvato dalla Camera il testo definitivo sulla Riforma del Terzo Settore che passa ora all’esame del Senato. Sono confermati i criteri direttivi sulla revisione del Codice Civile in materia di associazioni, fondazioni e altri istituzioni private senza scopo di lucro, il riordino delle disposizioni sugli Enti No Profit (Codice del Terzo Settore), la revisione dell’Impresa Sociale e il riordino del Servizio Civile Nazionale”.
Speriamo che i futuri decreti attuativi da parte del Governo siano in grado di offrire – ha sintetizzatoGianluca Agresta – un quadro normativo nuovo capace di rendere più veloce la costituzione di personalità giuridiche di respiro solidaristico. Nello stesso tempo, il compito più importante è quello di individuare le giuste misure per equilibrare la dinamicità e le nuove forme di finanziamento con i principi di economicità, ma soprattutto trasparenza e integrità degli enti del Terzo Settore.roberto miscioscia
“Crediamo che il messaggio strategico che ci viene da Parlamento e Governo sia comunque chiaro – ha concluso Angelo Deiana, Presidente di CONFASSOCIAZIONI -. Valorizzare lo straordinario potenziale di crescita e occupazione dell’economia sociale è una prospettiva irrinunciabile per chi voglia avere un vero e concreto ruolo di rappresentanza nel nostro Paese. E’ per questo che CONFASSOCIAZIONI, in occasione della sua Assemblea annuale “Il futuro possibile: scenari 2015-2016” che avrà luogo il 9 luglio prossimo nella consueta location del Tempio di Adriano a Roma, presenterà obiettivi e struttura di CONFASSOCIAZIONI Terzo Settore, la sua nuova branch organizzativa dedicata a costruire una solida piattaforma di rappresentanza delle organizzazioni delle professionalità impegnate nel segmento del non profit, del volontariato, dell’impresa sociale”.

M5S, attivisti invitano a scattare un "selfie" con un disastro ambientale della Campania
Le foto con roghi e discariche. La provocazione dei pentastellati: Regione conceda patrocinio

 

Si chiama "Monnezzino d'Oro 2015" il contest fotografico promosso dai gruppi Movimento Cinque Stelle della provincia di Napoli per denunciare la disastrosa situazione ambientale della Campania. Attraverso questo concorso, viene data la possibilità ai cittadini campani di postare, sulla pagina facebook del Monnezzino d'Oro 2015, un selfie scattato in compagnia di uno "scempio" della regione. I soggetti preferiti dagli utenti della pagina sono stati i roghi tossici nell'area a Nord di Napoli, le discariche a cielo aperto nel Vesuviano, l'inquinamento alle foci del fiume Sarno, l'inceneritore di Acerra e la Circumvesuviana.

 

"Il premio - spiegano Marco Manna e Clementina Sasso del Movimento Cinque Stelle di Torre del Greco, promotori dell'iniziativa - nasce allo scopo di denunciare una situazione di palese emergenza e non vuol essere altro che una protesta nei confronti di chi, solo perché siamo in campagna elettorale, vuole far passare l'idea che in Campania vada tutto bene, nonostante gli ultimi cinque anni di totale immobilismo. Con il Monnezzino d'Oro vogliamo ricordare a chi governa - aggiungono - che la situazione reale è ben diversa da quella che provano a descriverci. Denunciare quanto accade è un modo per abbattere l'omertà che contraddistingue la nostra terra".

 

Il regolamento del concorso verrà depositato negli uffici di palazzo Santa Lucia, mentre alla Regione Campania sarà chiesta la concessione del patrocinio morale per l'evento conclusivo dell'iniziativa. Il miglior selfie con lo scempio ambientale vincerà il "Monnezzino d'Oro 2015". "Chiederemo a Stefano Caldoro - proseguono Marco Manna e Clementina Sasso - di salire sul palco e di consegnare lui stesso il premio al vincitore. La nostra vuole essere una provocazione, vogliamo sbattere in faccia a Caldoro e alla sua maggioranza tutti i disastri che hanno creato. Noi li stiamo monitorando e cerchiamo una soluzione, loro hanno speso cifre astronomiche, circa 30 milioni di euro, per farsi pubblicità e gridare che "tutto è stato risolto". Quei soldi - concludono - sono dei cittadini ed andavano spesi per risolvere l'emergenza e non per fare inutili e faziosi proclami".


Lidia Ianuario


 

 

Il ricorso al Tar dei piccoli comuni contro le unioni coatte

 

Contro il commissariamento previsto da una circolare ministeriale

nasce una battaglia giudiziaria che parte dalla Campania e

ha già avuto una pioggia di adesioni in tutt’Italia

 

I dati: ogni abitante dei comuni con oltre 15mila abitanti costa allo Stato 200 euro all’anno più dell’abitante dei piccoli comuni

 Nel giorno del confronto tra Renzi e i sindaci “ribelli” delle grandi città metropolitane arriva un altro colpo per il governo con la presentazione di un ricorso al Tar da parte dei piccoli comuni contro la circolare del Ministero dell’Interno (12 Gennaio 2015) che ha previsto il commissariamento per i comuni inadempienti alla norma sull’accorpamento coatto delle funzioni comunali.

 

L’iniziativa parte da ASMEL, l’Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali, che raggruppa oltre 2200 Comuni in tutt’Italia e che si è costituita come espressione esponenziale dei 5700 comuni italiani a rischio accorpamento, affiancando nel ricorso al Tar Campania i comuni di Liveri (NA), Dragoni (CE), Baia e Latina (CE), Buonalbergo (BN) e Teora (AV).

 

Nel ricorso, che parte dalla Campania in virtù dell’esistenza anche di una legge regionale che, in applicazione della norma nazionale, ha già individuato gli ambiti territoriali entro cui i Comuni devono esercitare congiuntamente le loro funzioni fondamentali, e attacca formalmente, l’atto amministrativo ministeriale, c’è in realtà un attacco ben più ampio alla norma sull’accorpamento coatto dei piccoli comuni in merito alla quale nel ricorso, preparato dal noto amministrativista Aldo Sandulli, viene richiesto anche il rinvio alla Corte Costituzionale per la verifica di costituzionalità.

L'accorpamento coatto dei piccoli comuni, è un provvedimento varato nel 2010 dall’ultimo governo Berlusconi ma che non è mai riuscito a trovare attuazione. Nella sua ultima versione (legge 135/2012) prevede l’obbligo per i comuni con meno di 5mila abitanti di esercitare in forma associata (con unione da almeno 10mila abitanti) le funzioni fondamentali.

 

L’ultima proroga è arrivata dal governo Renzi che ha fissato al 31 Dicembre 2015 il termine per l’entrata in vigore dell’obbligo associativo ma visto il futuro rischio commissariamento i piccoli comuni stavolta hanno deciso di rivolgersi direttamente alla magistratura.

 

Una norma incostituzionale per la lesione del principio di autonomia degli Enti Locali e del principio di ragionevolezza della legge

 

I comuni nel ricorso al Tar contestano l’incostituzionalità della norma, perché lede il principio di autonomia degli Enti Locali, garantito dalla Costituzione, ma soprattutto la sua irragionevolezza in quanto i dati ISTAT sulla spesa dei comuni evidenziano che i piccoli comuni hanno una spesa annua di 852 euro pro capite a fronte della media nazionale di 910 euro e della media dei grandi comuni pari a 1256 euro.

“Dati che dimostrano - spiega Francesco Pinto, Presidente dell’associazione ASMEL - che non c’è affatto una correlazione tra piccole dimensioni del comune e costi di gestione (che sarebbe l’assunto alla base di questa normativa) ma c’è invece una correlazione opposta, perché è proprio nei piccoli comuni, dove è più agevole e stretto il rapporto con i cittadini, che è più semplice contenere i costi”.

 

I Comuni ricorrenti guidati da Asmel hanno chiesto perciò al Giudice l’accertamento dell’illegittimità della norma sull’accorpamento obbligatorio e la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale perché si esprima sull’evidente lesione del principio di autonomia dei Comuni e del principio eguaglianza sancito nell’art. 3 della Carta Costituzionale.

 

“Il principio di ragionevolezza - sostiene Pinto - è considerato dalla Corte Costituzionale un corollario del principio di uguaglianza, sancito dall’ art. 3 della nostra Carta fondamentale, e presuppone che le disposizioni normative contenute in atti aventi valore di legge siano adeguate o congruenti rispetto al fine perseguito dal legislatore.  Si determina, pertanto, violazione del principio di ragionevolezza, quando si riscontra una contraddizione all'interno di una disposizione legislativa, oppure tra essa ed il pubblico interesse perseguito. Nel caso si accerti l'irragionevolezza della legge, essa sarà affetta dal vizio dell'eccesso di potere legislativo, e, in quanto tale, potrà essere ritenuta costituzionalmente illegittima dalla Corte Costituzionale”.

 

 

Una pioggia di adesioni al ricorso: centinaia di Comuni italiani pronti ad altri ricorsi amministrativi

 

Intanto in attesa di una posizione ufficiale del governo diventa concreto il rischio di una pioggia di ricorsi amministrativi nelle varie sedi regionali del Tar. Al fianco dei primi cinque comuni campani guidati da Asmel sono già arrivate, infatti, oltre al sostegno dell’ANPCI, l’Associazione nazionale dei piccoli comuni, le adesioni di centinaia di comuni dislocati in tutto il Paese: dal comune piemontese di Calliano al comune siciliano di Alessandria della Rocca, dalla Lombardia (con i comuni di Candia Lomellina, Cavernago e Villimpenta) alla Sardegna (con i comuni di Gairo, San Giusta e Siamaggiore) solo per citarne alcuni, che per altro già si costituiranno ad adiuvandum nel ricorso dinnanzi al Tar Campania.

 

I dati sulla spesa dei Comuni: oltre 200 euro in più la spesa pro capite nei comuni con più di 15mila abitanti

 

A supporto della tesi di Asmel ci sono gli ultimi dati del Report Istat rielaborati dall’Ufficio Studi Asmel, che dimostrano come al crescere del numero degli abitanti le spese dei comuni invece di diminuire crescono.

 

Nei Comuni al di sotto di 15.000 abitanti (quelli che andrebbero cancellati per razionalizzare la spesa secondo l’ultima proposta di Piero Fassino, presidente dell’ANCI), dove vive circa il 40% della popolazione italiana, le spese correnti dei Comuni ammontano a 774 euro per abitante. In quelli con più di 15.000 abitanti, le spese salgono a 995 euro per abitante. Un dato che dimostra che la proposta dell’ANCI determinerebbe un incremento di spesa annua pari a 5 miliardi di euro.

 

“Nei piccoli Comuni - spiega Pinto - funziona da calmiere il “controllo sociale” sulle spese, tanto più efficace quanto minore è la dimensione demografica ed inoltre i piccoli Municipi si avvalgono di amministratori locali attivissimi e ed a costo vicino allo zero ed è evidente allora che più cresce la dimensione demografica più si attenua il controllo sociale delle spese e si accrescono le rigidità delle procedure e degli istituti contrattuali”.

 

La proposta di Asmel: accorpamento di servizi e non di funzioni

 

Da parte di Asmel c’è la massima disponibilità a trovare soluzioni concrete per l’operatività della legge sull’associazionismo dei piccoli comuni sotto i 5mila abitanti così come modificata dalla legge Delrio.

 

“Le gestioni associate dei piccoli comuni - spiega Pinto - non decollano perché  la legge che vorrebbe imporle è scritta e concepita male. I piccoli comuni hanno tutto l’interesse a mettersi in rete per accorpare i servizi ma non le funzioni, come pretenderebbe la norma che vorrebbe espropriare gli Amministratori delle responsabilità per cui essi vengono eletti. Ad esempio, la funzione tributaria implica che l’Amministrazione, definisca aliquote, maggiorazioni ed esenzioni per i diversi tributi comunali. Ma ciò che magari va bene per Positano, comune turistico e ricco, non necessariamente va bene per il comune limitrofo con cui dovrebbe accorparsi o addirittura fondersi. Molto più utile, ai fini del risparmio, è, invece, la gestione in forma associata dei servizi lasciando le funzioni nella potestà degli amministratori che si vedrebbero anzi avvantaggiati nel loro lavoro essendo spesso costretti a fare i conti con le scarse risorse umane e materiali disponibili”.  Insomma come chiarisce Pinto “sarebbero sufficienti poche modifiche alla normativa, magari scritte con il contributo degli addetti ai lavori, per superare lo stallo attuale generato proprio da quanti come Fassino propugnano come “soluzione finale”, l’azzeramento totale dei comuni”. Semplicemente, conclude Pinto, “chi fa analisi così superficiali non conosce la complessità e la vivacità della miriade di realtà comunali che rappresentano una ricchezza ed una opportunità per il Paese, e non già un problema, come i dati economici dimostrano”.

 

L’esempio degli accordi consortili della rete Asmel

 

La gran parte dei servizi comunali già possono essere svolti in rete cooperando con altri Comuni attraverso gli “appositi accordi consortili” già introdotti per la gestione associata degli appalti e che proprio i comuni della rete Asmel già usano da tempo per la gestione associata di vari servizi.

DEIANA, PRESIDENTE CONFASSOCIAZIONI:

“Al via la nuova struttura di Confassociazioni: nuovi, grandi professionisti al servizio delle nostre associazioni e di tutto il sistema Italia”

Angelo DeianaRoma, 31 marzo 2015 – “Una grande piattaforma collaborativa fatta di professionisti di alto livello ha bisogno di una struttura di direzione competente e capace di visioni di lungo periodo. E’ per questo che, dopo un lungo lavoro di riflessione e condivisione, da oggi parte la nuova struttura diCONFASSOCIAZIONI, Tanti grandi professionisti al servizio della nostra Confederazione e di tutto il sistema Italia”. Lo ha annunciato in una notaAngelo Deiana, Presidente di CONFASSOCIAZIONI, la più importante Confederazione di associazioni professionali dei servizi all’impresa e delle professioni innovative.
“I nostri processi di crescita – ha continuato Deiana - sono per fortuna rapidissimi. Siamo ormai arrivati a175 associazioni e l’integrazione della nostra struttura era necessaria per dare risposte ancora più efficaci ed efficienti ai nostri associati. Volevamo persone di alto standing che innervassero i nostri progetti di sviluppo con le proprie competenze innovative. Un altro momento del percorso diCONFASSOCIAZIONI verso quell’orizzonte di eccellenze che condenseremo nel progetto 30 AZIONI PER LITALIA che sarà presentato ai media subito dopo Pasqua, e che vedrà i nostri 320mila professionisti e i nostri 60mila giovani impegnati nel portare avanti idee e azioni pragmatiche per il futuro del Paese”.
“Grande rilievo per le nostre new entry: a partire da Paolo Righi (Presidente FIAIP, Federazione Italiana Agenti Immobiliari, circa 12mila agenzie e 50mila professionisti) che avrà la responsabilità diCONFASSOCIAZIONI Professioni Immobiliari, a Claudio Barbaro (Presidente Manager Sportivi Associati e ASI, Alleanza Sportiva Italiana) che avrà la delega a CONFASSOCIAZIONI Professioni Sportive, a Giorgio Roveri (già Presidente CNA In Proprio) che gestirà i rapporti con il sistema delle PMI. Novità anche nelle deleghe strategiche dell’Ufficio di Presidenza: da Manuele Bacchi che si occuperà del Web 2.0, a Stefano Bruni che sarà responsabile dei Public Affairs, a Roberta Caselli che sarà il punto di sintesi delle Relazioni Esterne, a Luca Gazocchi, che si occuperà del Business Development.
“Ma non è finita: per accompagnare la già fortissima espansione di CONFASSOCIAZIONI sul territorio, abbiamo costituito anche i coordinamenti Nord, Centro affidati a Giorgio Granello e Manuel Fantasia,rispettivamente Responsabile del Coordinamento del Nord e del Centro Italia. In attesa di avere il Responsabile anche per il Sud, nuove responsabilità regionali per Piero Vecchiato, Commissario delVeneto, Oliviero Casale, Commissario Emilia Romagna, Paolo della Queva, Commissario Toscana, Damiano Marinelli, Commissario Umbria, Franco Savastano Commissario del Lazio”.Conf Logo.png
“Last but not least, la fondamentale riorganizzazione degli uffici di Direzione: da Francesco Miscioscia, nuovo Direttore Generale in sostituzione diMarco Recchi (promosso per i risultati ottenuti al ruolo di Vice Presidente con delega alle Relazioni Sindacali), ad Adriana Apicella che sarà Vice DG con delega a Comunicazione e Organizzazione, a Fabio Gerosa, nuovo Direttore del Centro Studi

Il convegno di CONFASSOCIAZIONI International  approfondirà uno dei temi più scottanti dei prossimi mesi: quale sarà il rapporto Stato-Regioni 


 

 A partire dalla possibile riforma del Titolo V, rispetto alla capacità di esportare le nostre eccellenze e i segmenti economici più vitali del nostro Paese?” Lo ha dichiarato in una nota Salvo Iavarone, Presidente di CONFASSOCIAZIONI International. “E’ per questo - ha aggiunto Salvo Iavarone, che è anche Presidente della Fondazione Campi Flegrei e di ASMEF - che abbiamo ritenuto importante organizzare il 27 novembre prossimo, a Verona, presso il Palazzo della Gran Guardia a partire dalle 9.30, un convegno dal titolo ‘Veneto: esportare se stesso o chiedere all’Italia di promuovere l’export?’”.

 

“Si tratta di un appuntamento di grande rilievo - ha continuato Iavarone - che vedrà sul palco personaggi importanti. Dopo il mio saluto e quello di Flavio Tosi, Sindaco di Verona, seguiranno i contributi dei Senatori Cinzia Bonfrisco e Giorgio Santini, di Govanni Mantovani, Direttore Generale di Veronafiere, di Luigi Fusco, Presidente di Connecting Managers, di Paolo Arena, Presidente Confcommercio e Aeroporti Verona e Brescia, di Roberto Lovato dell'Ufficio Prodotti agroalimentari, ICE, del Min. Plen. Vittorio Sandalli, Vice Direttore Centrale per l’internazionalizzazione del Sistema Paese e le Autonomie Territoriali del MAE e di Carlo Neri, Senior Specialist SACE”. “Il dibattito - ha aggiunto Iavarone - è coordinato dal Presidente di CONFASSOCIAZIONI, Angelo Deiana, e dai Vice Presidenti di CONFASSOCIAZIONI International, Mauro CERVINI, Giorgio GRANELLO e Anna Maria TIOZZO (padrona di casa dell’iniziativa) che guideranno i singoli momenti di approfondimento stimolando la discussione e le riflessioni dei protagonisti. In sintesi, un panel di personaggi di alto livello che farà il punto - ha concluso Salvo Iavarone - su processi, deleghe e responsabilità che è fondamentale attivare per accompagnare, sviluppare e moltiplicare i processi di crescita e internazionalizzazione delle imprese e dei professionisti del Veneto. Un punto di situazione che Confassociazioni International proverà ad esportare e adattare su tutto il territorio nazionale al fine di supportare e rilanciare il sistema di internazionalizzazione ed esportazione del nostro Paese”.

 


Cooperazione sociale: la Regione approva la legge regionale e istituisce l’albo


La Regione Campania approva la legge regionale a tutela della cooperazione sociale. La legge dà attuazione alla legge nazionale 381/91 che riconosce il ruolo socio-economico delle cooperative sociali nell’economia.


Questo atto era atteso da 24 anni. “Quella di oggi è una data importante, attesa dal 1991. Le cooperative sociali avevano bisogno di una legislazione di riferimento e di un albo. Certo, è una normativa che nasce vetusta, in ritardo rispetto ai tempi e ai cambiamenti che stiamo vivendo anche in termini di bisogni e di servizi, ma era necessaria per fare ordine, per dettare dei criteri, specie rispetto all’allocazione delle risorse e alla contrattazione pubblica.


Da questo momento lavoreremo con più serenità per la costruzione della coesione sociale nelle comunità locali”commentano i referenti del sociale dell’Alleanza delle Cooperative Campania (Giuseppina Colosimo, Agci, Giovanpaolo Gaudino, Federsolidarietà – Confcooperative e Luca Sorrentino, Legacoop), alla notizia che il Consiglio regionale ha finalmente attuato la legge 381 del 1991.


E aggiungono: “Questo atto dà dignità ad un settore che in questi 24 anni ha lavorato, svolgendo un ruolo fondamentale sui territori, con servizi di prossimità, spesso in supplenza alla P.a. Un settore che ha saputo costruire benessere e generare buona economia”.


La legge definisce la cooperativa sociale, le assegna una funzione di prim’ordine nella costruzione della socio-economia e prevede l’istituzione di un albo. L’iscrizione all’albo è requisito imprescindibile per partecipare alle gare pubbliche. Le organizzazioni di tutela della cooperazione sociale si stavano battendo strenuamente per recuperare questo grave gap.

Italia multata per le discariche illegali

 

Era facilmente prevedibile che sarebbe successo a causa della illegalità diffusa nel sistema delle discariche italiane: l'Italia si è presa una multa da 40 milioni di euro a forfait per il pregresso dal 2007 (data della sentenza della Corte Europea) ad oggi ed altri 42.8 milioni ogni sei mesi fino alla completa e certificata messa a norma delle 218 discariche illegali in Italia.

Ad integrazione di quanto apparso sulla stampa precisiamo che le sanzioni sono state comminate per violazione di varie direttive europee, fra cui la direttiva Discariche (1999/31/CE recepita col D.lgs 36 del 13/01/2003), cioè per sversamento di rifiuti tal quale in discarica senza biostabilizzazione.

In Sicilia 12 su 13 discariche (comprese quelle appena chiuse di Mazzarrà S.Andrea e Siculiana) sono in questa situazione illegale, poiché non dispongono di impianti autorizzati, collaudati e funzionanti di trattamento meccanico biologico (TMB).

Si potrebbe erroneamente pensare che questa nuova emergenza rifiuti possa essere affrontata dal decreto Sblocca Italia, che all’Art. 35 delinea la possibilità di bruciare i rifiuti estendendo al massimo la capacità degli inceneritori esistenti, costruendone altri e mandando a passeggio i rifiuti per tutta l’Italia. Ma ciò non sarà possibile.

Infatti la direttiva "La società del riciclaggio" (2008/98/CE recepita col D.lgs 205 del 03/12/2010), vieta che il tal quale vada all’incenerimento, senza aver attuato prima misure di recupero di materia (prevenzione, preparazione per il recupero e riciclo) e senza opportuni trattamenti pre-combustione. L’uscita dall’empasse, quindi, può solo passare dal massimo recupero di materia, cioè dalla applicazione della Strategia Rifiuti Zero 2020 di Paul Connett. Lungo le linee, cioè, della proposta di legge di iniziativa popolare rifiuti zero (87000 firme) che da 14 mesi giace/dorme in parlamento, che deve occuparsi di riforme più urgenti della salute dei cittadini.

Movimento nazionale Legge Rifiuti Zero http://www.leggerifiutizero.it/




Redazione

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 ABBONAMENTI REGIONALI E SOVRAREGIONALI PER TRENI CHE NON ESISTONO

Trenitalia: una inciviltà tutta italiana al limite del raggiro commerciale

 

 In questi giorni milioni di pendolari italiani stanno acquistando abbonamenti mensili o annuali per treni (i regionali, i regionali veloci e i suburbani) che ufficialmente per Trenitalia e per i suoi sistemi di vendita (Pico, Sipax, biglietterie umane e biglietterie automatiche, rivendite LIS, tabaccherie) non esistono. Infatti a 15 giorni dal cambio orario, su detti sistemi di vendita sono esclusivamente caricati questi treni: Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca, IC. Nessun treno Regionale, Regionale Veloce e Suburbano è stato ancora caricato.

Ciò oltre ad essere scandaloso e indegno di una nazione civile rappresenta anche una pratica al limite del raggiro commerciale. Come si possono mettere in vendita abbonamenti regionali e sovraregionali se l'acquirente non è messo a conoscenza dell'offerta di treni che dovrà utiizzare?

Noi segnaleremo questo fatto a tutte le sedi istituzionali deputate: magistratura, autorità per la concorrenza e il mercato e autorità dei trasporti e se solo un treno (in Molise, in Valle d'Aosta o in qualunque regione italiana) sarà cancellato rispetto all'offerta attuale o subirà cambiamenti di orario anche di un solo minuto rispetto ad oggi, provvederemo a denunciare le Regioni interessate e l'impresa ferroviaria e chiederemo un risarcimento per tutti i contrattori di abbonamento regionale o sovaregionale italiani pari a 10 abbonamenti per ciascun abbonato.

Come consumatori e come contribuenti ci siamo rotti le scatole di essere trattati da bestie e di essere costretti ad acquistare al buio abbonamenti per treni la cui esistenza è legata alle bizze di qualche assessore regionale ai trasporti o ai cambiamenti di traccia imposti da RFI.

Come difendere i propri interessi di consumatore alla luce del fatto che ad oggi nessun treno Regionale, Regionale Veloce o Suburbano dell'orario che avrà avvio il 15 dicembre è caricato sui sistemi di vendita di Trenitalia, invitiamo tutti i pendolari che hanno acquistato o che stanno per acquistare un abbonamento regionale o sovraregionale per il mese di dicembre ad attuare questa semplice procedura: SUBITO: stampare l'intera offerta di treni REGIONALI, SUBURBANI e REGIONALI VELOCI attualmente in esercizio sulla direttrice per il quale è stato stipulato l'abbonamento di dicembre 2014 (l'abbonamento è un qualsiasi contratto commerciale).

NEI PROSSIMI GIORNI:non appena disponibile sui siti Trenitalia l'offerta commerciale di treni REGIONALI, SUBURBANI e REGIONALI VELOCI dal 15 dicembre in poi sulla direttrice per il quale è stato stipulato l'abbonamento di dicembre 2014, confrontare tale offerta con quella in atto fino al 14 dicembre 2014 e evidenziare tutti i treni cancellati o ai quali è stata cambiata la traccia oraria (anche di un solo minuto).

INVIARE a newsletter@genovamilano.it o a info@assoutenti.liguria.itoppure a segreteria@assoutenti.itle due offerte commerciali (fino al 14 dicembre e dal 15 dicembre) per il quale avete contratto l'abbonamento con evidenziati gli eventuali cambiamenti. Con questa semplice procedura attueremo una imponente richiesta di risarcimento a livello nazionale.


Redazione

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Delitti contro l'ambiente: un DDL fermo in Senato (Fonte ECOREPORT TV)

 

ROMA – Quest’estate per affrontare una delle emergenze più gravi che soffocano il nostro Paese, la Camera dei Deputati ha annunciato l’introduzione di uno strumento in più per le cosiddette “emergenze”. Salute, territorio ed ecomafie, il 10 luglio, è stata istituita la Commissione bicamerale.

DELITTI CONTRO L’AMBIENTE - Con il titolo “Delitti contro l’ambiente”, disastro ambientale e inquinamento, traffico di materiale radioattivo, confisca obbligatoria del profitto del reato, impedimento del controllo, sono solo alcuni dei crimini riconosciuti che aggiornano il codice penale con un pacchetto di misure sugli ecoreati. All’interno di queste misure sono previste anche aggravanti per mafia e sconti di pena per chi si ravvede.

DDL FERMO AL SENATO - Ora c’è da dire che il testo è stato approvato alla Camera il 26 febbraio di quest’anno e da quel momento è fermo al Senato nelle commissioni Ambiente e Giustizia. Un dettaglio non del tutto irrelevante all’indomani della sentenza della Cassazione sul processo Eternit.

Ecco i punti principali del testo:

DISASTRO AMBIENTALE: punisce con il carcere da 5 a 15 anni chi altera gravemente o irreversibilmente l’ecosistema o compromette la pubblica incolumità.

INQUINAMENTO AMBIENTALE: Prevede la reclusione da 2 a 6 anni (e la multa da 10 mila a 100 mila euro) per chi deteriora in modo rilevante la biodiversità (anche agraria) o l’ecosistema o lo stato del suolo, delle acque o dell’aria. Se non vi è dolo ma colpa, le pene sono diminuite da un terzo alla metà. Scattano invece aumenti per i due delitti se commessi in aree vincolate o a danno di specie protette.

TRAFFICO E ABBANDONO DI MATERIALE DI ALTA RADIOATTIVITÀ: Colpisce con la pena del carcere da 2 a 6 anni (e multa da 10 mila a 50 mila euro) chi commercia e trasporta materiale radioattivo o chi se ne disfa abusivamente.

IMPEDIMENTO DEL CONTROLLO: Chi nega o ostacola l’accesso o intralcia i controlli ambientali rischia la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

AGGRAVANTE ECOMAFIA: In presenza di associazioni mafiose finalizzate a commettere i delitti contro l’ambiente o a controllare concessioni e appalti in materia ambientale scattano le aggravanti. Aggravanti sono previste anche in caso di semplice associazione a delinquere e se c’è partecipazione di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio.

SCONTI PENA: La pena è ridotta da metà a due terzi nel caso di ravvedimento operoso: ossia se l’imputato evita conseguenze ulteriori, aiuta i magistrati a individuare colpevoli, provvede alla bonifica e al ripristino.

RADDOPPIO PRESCRIZIONE: Per i delitti ambientali i termini di prescrizione raddoppiano. Se poi si interrompe il processo per dar corso al ravvedimento operoso, la prescrizione è sospesa

OBBLIGO CONFISCA: In caso di condanna o patteggiamento della pena è sempre ordinata la confisca dei beni che costituiscono il prodotto o il profitto del reato e delle cose servite a commetterlo.

CONDANNA AL RIPRISTINO: Il giudice, in caso di condanna o patteggiamento della pena, ordina il recupero e dove tecnicamente possibile il ripristino dello stato dei luoghi a carico del condannato.

GIUSTIZIA RIPARATIVA: In assenza di danno o pericolo, nelle ipotesi contravvenzionali previste dal codice dell’ambiente si ricorre alla ‘giustizia riparativa’ puntando alla regolarizzazione attraverso l’adempimento a specifiche prescrizioni. In caso di adempimento il reato si estingue.

COORDINAMENTO INDAGINI: In presenza dei delitti contro l’ambiente (‘reati spia’), il pm che indaga dovrà darne notizia al procuratore nazionale antimafia.

CASO ETERNIT? TERMINI DI PRESCRIZIONE BLOCCATI - Secondo il nuovo testo, all’indomani della sentenza della Cassazione sul processo Eternit, i reati che si contestano al killer dell’amianto, acquistano una luce diversa. Ad esempio per ciò che concerne il disastro ambientale, i termini di prescrizione sono di 12 anni e mezzo, ma secondo la nuova legge sarebbero potuti raddoppiare; ma anche un arco temporale di 25 anni sarebbe stato troppo breve, laddove il calcolo deve esser fatto dal 1986, data di chiusura degli stabilimenti Eternit.

PRENDERE ATTO DELL’AVVENUTA PRESCRIZIONE DEL REATO - Per la Cassazione, infatti, l’oggetto del processo Eternit, “era esclusivamente l’esistenza o meno del disastro ambientale, la cui sussistenza è stata affermata dalla Corte che ha dovuto, però, prendere atto dell’avvenuta prescrizione del reato“, avvenuta nel 1986 con la chiusura degli stabilimenti, data dalla quale ha iniziato a decorrere il termine di prescrizione.

 

Redazione

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Cinema Letteratura e Diritto

Teatro e Diritto è la grande novità della nona edizione della rassegna

 

Fabrizio Gifuni in “scena” al Suor Orsola conun testo inedito dedicato al “rito” del processo penale

 

Venerdì 21 Novembre ore 18

 

Comunicato Stampa

 

L’incontro tra teatro e diritto è la grande novità della nona edizione di Cinema Letteratura e Diritto, la rassegna culturale-giuridica ideata e organizzata dalla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Suor Orsola Benincasa. Una grande novità con un grande protagonista, Fabrizio Gifuni, uno dei più apprezzati attori della scena cinematografica e teatrale italiana degli ultimi vent’anni: dall’esordio teatrale con l’Elettra del 1993 al Nastro d’Argento 2004 con “La meglio gioventù” fino al David di Donatello 2014 con “Il capitale umano” di Virzì, candidato italiano agli Oscar 2015 come miglior film straniero.

Gifuni sarà il protagonista di una suggestiva lezione-spettacolo: Ordinare o precipitarsi? Divagazioni sul rito, il gioco e il processo penale”,  un monologo dedicato al “rito” del processo penale, per ora presentato soltanto in anteprima all’ultima edizione del Festival del Diritto di Piacenza, che sarà la traccia un futuro lavoro teatrale corale.

Attore particolarmente colto e con studi giuridici alle spalle, Gifuni anticiperà dunque al pubblico degli studenti della Facoltà di Giurisprudenza del Suor Orsola e della comunità giuridica napoletana, che segue abitualmente la rassegna di Cinema e Diritto, le imbastiture e i presupposti teorici di un testo ancora in divenire, denso di riferimenti anche autobiografici, che in scena resteranno invisibili.

“Il tema - anticipa Gennaro Carillo, coordinatore scientifico della rassegna - sarà la sopravvivenza del rito nel processo, la domanda su quanto di arcano, misterioso ed insondabile sia latente in ogni processo penale. Ci s’interrogherà su quanto l’atto di giudicare abbia ancora a che fare con la sfera del sacro e con quella del teatro. E su come la potenza del teatro (il cui fine è il ‘precipitarsi’, nel senso dello scatenamento delle pulsioni) arrivi a mettere in discussione l’autorità (l’‘ordinare’, il mettere in forma), anche quella del giudice”.

Tutto questo, Gifuni lo farà rievocando in particolare tre grandi autori: in ordine di “scena” il Bergman del film Il rito, il Plutarco de La vita di Solone e lo Shakespeare di Amleto. Ma anche contrappuntando il discorso con riferimenti assai puntuali e sorprendenti al pensiero giuridico.

“Si tratta di un testo - evidenzia Carillo – che rappresenta una novità assoluta, segnando una felice ripresa d’interesse del grande teatro italiano per quello che il celebre giurista Salvatore Satta (tra le numerosi fonti giuridiche di Gifuni) chiamava il mistero del processo e, più in generale, per il diritto. Una ripresa d’interesse particolarmente significativa in una città come Napoli che è, nelle sue tradizioni più antiche e durevoli, insieme forense e teatrale”.

 

Il programma della rassegna tra cinema letteratura e teatro

Dopo le grandi novità della lettura del diritto attraverso il fumetto con Raffaele Cantone e attraverso il teatro con Fabrizio Gifuni, la rassegna proseguirà con la tradizionale alternanza tra la sezione cinematografica, con “Il gioiellino” di Andrea Molaioli (Italia, 2011), ispirato alla vicenda del crack della Parmalat, e lo struggente “Promised Land” (USA, 2012) di Gus Van Sant, sul conflitto tra profitto economico e diritto alla salute) e la sezione letteraria che si chiuderà con un grande classico della letteratura: Franz Kafka, la cui figura sarà analizzata partendo dal libro postumo di un grande giurista, Antonio Cassese, che rappresenta una riflessione profonda sulla presenza, e sui riusi, di Kafka tra i giuristi italiani (da Salvatore Satta a Franco Cordero).

 

Gli obiettivi della rassegna: davanti alla legge, immaginare il diritto

La facoltà di Giurisprudenza del Suor Orsola Benincasa ha voluto fortemente anche nell’anno accademico 2014-2015 il ritorno della rassegna “Cinema Letteratura e Diritto” con un duplice obiettivo: rafforzare i percorsi formativi integrativi all’interno dei corsi di laurea ed avere un momento di incontro sui temi del diritto e della giustizia per la comunità dei giuristi ed in particolare per i giovani studiosi della città di Napoli.

Si tratta di un’iniziativa assolutamente originale nel panorama accademico italiano nata nel 2006 proprio all’Università Suor Orsola Benincasa ed ora riproposta anche in altre università italiane, che ,come spiega, il Preside della Facoltà di Giurisprudenza del Suor Orsola, Aldo Sandulli “persegue il fine di integrare la didattica ordinaria con un ampliamento del bagaglio culturale degli studenti, in grado di  aumentarne la sensibilità e il senso critico nello studio del diritto”.

“L’obiettivo della nostra rassegna - spiega Aldo Sandulli - è quello di fornire agli studenti di Giurisprudenza, ma anche alla comunità dei giuristi e non solo, gli strumenti critici per una riflessione più ampia e complessa sul ‘diritto’ e le sue trasformazioni, contribuendo alla formazione di un giurista ‘colto’, capace di problematizzare gli specialismi collocandoli in una campitura culturale decisamente più vasta”. 

La rassegna ha per titolo “Davanti alla legge. Immaginare il diritto” con un chiaro riferimento alla celebre parabola kafkiana sulla necessità della legge (la porta aperta), sulla sua destinazione, sulla sua forma e interpretazione; parabola nella quale Kafka riprende, riscrivendola, una tradizione secolare che risale a Origene.

La rassegna “Cinema Letteratura e Diritto” - evidenzia Sandulli - è sicuramente uno dei tratti distintivi del nostro modo di “fare università” alla Facoltà di Giurisprudenza del Suor Orsola, dove si propone, ormai da anni, anche grazie al numero programmato di studenti, una didattica fortemente innovativa, attenta alla tradizione degli studi giuridici teorici, ma anche fortemente votata alla preparazione alle “pratiche” del diritto, attraverso lo studio dei casi giurisprudenziali, le simulazioni processuali, i tirocini presso le magistrature e le lezioni affidate non solo ai giuristi accademici ma anche ai diversi esponenti delle professioni forensi”.

 

Programma completo: www.unisob.na.it/eventi

 

Imago imperii

 

L'Archivio di Iconologia Politica del CRIE (Centro di Ricerca sulle Istituzioni Europee), è una videoteca di settore sulle rappresentazioni del potere e della giustizia. Mette a disposizione di studenti e studiosi oltre 1600 titoli in formato Blue Ray DVD o Beta, privilegiando il cinema sperimentale europeo e americano, quello dell'area mediterranea (anche africana) e orientale (est Europa, Giappone, Cina, India, Indocina).


Università degli Studi Suor Orsola Benincasa
Ufficio Stampa e Comunicazione
Dott. Roberto Conte

Redazione

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Associazione Diplomatici: forum e premiazione alla

Federico II

Evento - Impatto globale a Scienze Politiche. “UN Global Impact-Trasparenza, diritti e sostenibilità per una classe dirigente”. Venerdì 31 ottobre 2014 alle ore 16.45 avrà luogo l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Associazione Diplomatici. In aula Spinelli, in via L. Rodinò 22, Napoli, la consegna degli attestati di partecipazione del DEMOCRACY e CWMUN 2014. Dopo i saluti istituzionali del Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche – Federico II, esimio prof. Marco Musella, seguiranno gli interventi del dott. Sergio Cuomo, Presidente Associazione Mentoring Usa-Italia, del dott. Alfonso Ruffo, Direttore de “Il Denaro” e della dott.ssa Elisabetta Garzo, Presidente Tribunale Napoli Nord. Le conclusioni affidate al prof. Carlo Amatucci, Ordinario di Diritto Commerciale e al dott. Claudio Corbino, Presidente Associazione Diplomatici. Premierà il Presidente dell’ICE-Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, Riccardo Monti.

Chi Siamo - L’Associazione Diplomatici è una scuola di formazione, costituita da personalità della cultura italiana ed internazionale, da studenti e docenti, universitari e delle scuole, e da giovani professionisti.Sin dal 2000 cura e gestisce la partecipazione degli studenti universitari, liceali e delle scuole di primo grado ai laboratori formativi delle Nazioni Unite, denominati Model United Nations (MUN), nei quali migliaia di studenti, provenienti da ogni parte del mondo, agiscono in qualità di delegati degli Stati Membri, riproducendo il meccanismo e le dinamiche di funzionamento delle principali Commissioni delle Nazioni Unite. L’Associazione Diplomatici è il primo ente italiano ad aver preso parte ad un Model UN, ed è l’unico ente non americano organizzatore di una conferenza MUN a NYC, il Change the World Model United Nations (CWMUN), ormai divenuto tra i più grandi e apprezzati forum studenteschi al mondo. I delegati lavorano nelle singole commissioni sui topics presenti in agenda fino alla votazione finale delle risoluzioni, che avviene in Assemblea Generale., vengono simulati anche il G20, il G8, il Board della Banca Mondiale, il Board del Fondo Monetario Internazionale.

CWMUN - Il CWMUN New York si terrà dal 19 al 25 Marzo 2015. Il tema principale della conferenza sarà “Diritti umani, risorse idriche, energia e sicurezza del cibo” in relazione ai temi trattati nel prossimo Expo 2015. La cerimonia di inaugurazione prevista per il 20 Marzo 2015, si svolge come ogni anno nella sala dell’Assemblea Generale del Segretariato delle Nazioni Unite, e i lavori delle Commissioni si terranno eccezionalmente nelle conference rooms all’interno delle Nazioni Unite. E’ il più prestigioso tra tutti gli eventi legati al CWMUN World Program: vi prendono parte circa 1800 studenti provenienti da oltre 90 paesi differenti che lavoreranno in qualità di ambasciatori alle Nazioni Unite degli stati membri nonché in qualità di ministri e premier nelle simulazioni del G8, G20, World Bank e Fondo Monetario internazionale. L’intervento di ospiti internazionali di primissimo piano della politica e della diplomazia mondiale fanno del CWMUN di NYC il più prestigioso forum internazionale dove gli studenti possono confrontarsi con i leader

di oggi, affermare le proprie idee per uno sviluppo sostenibile del pianeta fondato sui valori della democrazia e della tolleranza, e aspirare a diventare i leader del domani.

Associazione Diplomatici

Alessandro Milone

 

Ufficio Stampa e Comunicazione

Diego Scarpitti

 

La Caporedattrice

Lidia Ianuario

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ENEA organizza IMEKOFOODS, la prima conferenza internazionale dedicata alla metrologia per alimenti e nutrizione

 

Ricercatori provenienti dagli Istituti Metrologici, dal Mondo Accademico, dagli Organismi di controllo e da numerose altre Organizzazioni pubbliche e private di tutto il Mondo si sono incontrati a IMEKOFOODS, la conferenza promossa da IMEKO - la federazione internazionale per la promozione e la diffusione della metrologia - ed organizzata da ENEA per favorire l’armonizzazione e l’integrazione delle misure chimiche e biologiche, ed indirizzare il “mondo della ricerca” verso i bisogni emergenti della società civile e dei settori produttivi.

 

La metrologia rappresenta per il settore agroalimentare un fattore chiave per orientare in maniera efficace le azioni di innovazione tecnologica e per la sostenibilità. Consente infatti di ottenere la comparabilità e l’affidabilità dei risultati delle misure, rendendo sempre più oggettiva e misurabile la qualità e la sicurezza degli alimenti e facilitando  quindi innovazione, qualificazione e certificazione delle produzioni.

 

IMEKOFOODS, che si inserisce tra le iniziative di accompagnamento a EXPO 2015, ha riunito presso il Centro Congressi Eataly di Roma, oltre 120 ricercatori provenienti da 23 Paesi. L’evento si concluderà il 15 ottobre nel Centro Ricerche ENEA di Casaccia, dove verranno affrontati i temi emergenti della metrologia per l’agroalimentare: autenticità dei prodotti, sensori e dispositivi per la qualità e la sicurezza alimentare, problematiche di sicurezza legate all’impiego delle nanotecnologie. 

  

Nel corso degli interventi sono stati evidenziati il ruolo centrale della metrologia per l’innovazione e la sicurezza del sistema agroalimentare  e l’importanza degli strumenti che l’Unione Europea mette a disposizione degli Stati membri al fine di migliorare e rendere sempre più affidabile il sistema delle verifiche e dei controlli sui prodotti agroalimentari e  di combattere le frodi e le contraffazioni. 

 

ENEA, che partecipa alle iniziative di coordinamento nazionali sulla metrologia per alimenti e nutrizione, è impegnata nello sviluppo di metodi e materiali di riferimento e, grazie a diversi progetti nazionali ed internazionali, ha realizzato importanti infrastrutture nell’ambito della metrologia applicata.

 

 

 

ENEA - Ufficio Stampa e Rapporti con i Media

Resp. Elisabetta Pasta



La Redazione

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Concerto in onore di Francesco DE Sanctis in occasione della pubblicazione del volume Filosofia politica diritto. Scritti in onore di Francesco De Sanctis 


Giovedì 2 Ottobre ore 18.30

 

Sala degli Angeli

Università Suor Orsola Benincasa

Via Suor Orsola 10, Napoli



Una moderna rivisitazione del grande repertorio della canzone classica napoletana per celebrare una vita al servizio della filosofia del diritto e della storia del pensiero giuridico e politico. Molto suggestivo lo scenario della Sala degli Angeli dell’antica cittadella di Suor Orsola, allestita nella sua versione di salotto per la musica da camera, che ha  ospitato Giovedì 2 Ottobre  “Il Concerto per Francesco De Sanctis”, un’iniziativa organizzata dall’Università Suor Orsola Benincasa per celebrare i 70 anni (che festeggerà il 4 Ottobre) di uno dei suoi grandi Maestri e l’uscita contestuale del volume collettivo che raccoglie i principali spunti delle sue ricerche: “Filosofia politica diritto. Scritti in onore di Francesco De Sanctis”(Editoriale Scientifica).

Oltre 400 pagine per un volume, curato da Giulia Maria Labriola, docente di Filosofia del Diritto all’Università Suor Orsola Benincasa, che raccoglie i contributi di alcuni dei più autorevoli studiosi internazionali sui temi più cari alle indagini filosofiche di Francesco De Sanctis: l’individualismo moderno e la nascita della sovranità politica, lo scenario europeo nel passaggio dall'assolutismo alla democrazia, la grande stagione hegeliana dello Stato, la prognosi tocquevilleana sulla democrazia dei moderni, la ricostruzione del pensiero liberale, il rapporto tra poteri all’interno dello Stato democratico, i grandi classici del pensiero politico e la crisi contemporanea dei sistemi democratici.

Da Roberto Esposito e Carlo Galli, da Lucien Jaume a Dino Cofrancesco, sono venti le firme prestigiose di un volume che rende omaggio allo studioso, e nel contempo all’intellettuale e all’accademico che, anche nella stagione quasi ventennale del suo Rettorato all’Università Suor Orsola Benincasa, non ha mai smesso di contribuire in modo attivo ed appassionato alla riflessione filosofica, politica e giuridica, non solo accademica ma anche civile, nel segno della profondità e molteplicità dei suoi interessi.

L’apertura del volume, con un saggio sui diritti nelle rappresentazioni sociali, la firma Lucio d’Alessandro, che ne ha ereditato nel 2011 il testimone alla guida del Suor Orsola, dopo un lungo cammino svolto insieme per trasformare un piccolo Ateneo da 2mila studenti nella moderna cittadella universitaria che ne accoglie oltre 13mila, con tre Facoltà e innumerevoli eccellenze nell’alta formazione post laurea.

Ad arricchire il prestigio del volume una suggestiva conversazione tra De Sanctis e lo storico Piero Craveri su “Stato società e mercato”, gli interventi appassionati di alcuni dei suoi allievi più brillanti (da Vincenzo Omaggio a Gennaro Carillo, da Paola Giordano ad Angelo Abignente), e le firme illustri del giudice costituzionale Paolo Grossi e del Presidente della Società Italiana di Filosofia del diritto, Francesco Viola.


Il concerto per De Sanctis

Da “Core ‘ngrato” a “Canzone appassiunata”, da “Santa Lucia luntana” a “Marechiare”, è stato quanto mai suggestivo il repertorio del “MinimoEnsemble”, il duo canto e chitarra composto da Daniela del Monaco ed Antonio Grande, che per celebrare Francesco De Sanctis partirà dal 1782 con “Le figliole che so' de vint’anne” di Domenico Cimarosa per arrivare ai primi trent’anni del Novecento con la “Passione” di Libero Bovio, musicata da Ernesto Tagliaferri e Nicola Valente.

Francesco De Sanctis

Nato a Napoli il 4 Ottobre del 1944 si è laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Ha insegnato Filosofia del Diritto nelle Università di Teramo, Salerno, Campobasso, Napoli “Federico II” e Roma “La Sapienza”.

Ha lavorato nelle Università di Saarbrücken, Vienna, Parigi (Sorbona), Graz. 

È stato presidente del Corso di laurea in Giurisprudenza e direttore dell’Istituto di Teoria e Storia del Diritto dell’Università di Salerno, direttore del dipartimento di Filosofia e Storia del Diritto della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Napoli “Federico II”, direttore dell’Istituto di Filosofia del Diritto dell’Università di Roma “La Sapienza”. 

Dal 1993 al 2011 è stato Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, dove attualmente è professore emerito di Filosofia del Diritto alla Facoltà di Giurisprudenza e dirige il Centro di Ricerca sulle Istituzioni Europee. 

Già presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici, è attualmente socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei e socio ordinario dell’Accademia Pontaniana.

La Redazione

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"Per la Città Metropolitana d Napoli "

 

 

 

Si è tenuto presso la Sala “Nugnes” del Consiglio Comunale di Napoli in via Verdi - il 25 settembre 2014 dalle ore 16,30 - l’incontro pubblico sull’istituenda Città Metropolitana di Napoli, promosso dal Coordinamento Regionale per la Campania dell’associazione nazionale di protezione ambientale Verdi Ambiente e Società.

Nicola Lamonica, Coordinatore di VAS Campania, ha spiegato perché una realtà ambientalista ha avvertito l’esigenza di riaprire il dibattito – finora poco vivace e partecipato - su una questione così ampia ed apparentemente di natura amministrativa. Viceversa, sulle modalità di costituzione e regolamentazione della Città Metropoli si gioca il futuro di Napoli, sia come comunità civile sia come territorio, già fin troppo violentato. VAS ha invitato quindi i rappresentanti delle forze politiche e dei movimenti a confrontarsi su un modello di metropoli che risulta centralistico, scarsamente partecipativo sul piano democratico ed ispirato ad una visione ecologicamente poco sostenibile.

Elena Coccia, Presidente del Consiglio Comunale di Napoli, ha ricordato che le  modalità istitutive della Città Metropolitana, dettate dala legge Del Rio n.56/2014, in nome del risparmio e della semplificazione, ne hanno ridotto il Consiglio ad organo di secondo livello, privando i cittadini del diritto di scegliersi i propri amministratori. Ancor più importante diventa quindi la scrittura dello Statuto della Città Metropolitana, nel quale potranno si potranno stabilire i principi di una realtà sociale ed ambientale migliore e più partecipata.

Un agronomo di Portici ha sottolineato l’esigenza di valorizzare la professionalità di chi può contribuire a realizzare città più vivibili e rispettose dell’ambiente. Secondo un lavoratore dell’A.B.C. (Azienda Beni Comuni- ex ARIN), l’attenzione di chi amministrerà la C.M. non dovrà trascurare le risorse ed i beni comuni di questo territorio, proprio per contrastare la preoccupante tendenza a privatizzarli.

 Roberto Braibanti (responsabile ambiente di Sinistra Ecologia e Libertà) ha sostenuto che non bisogna trascurare l’occasione della regolamentazione della nuova città metropolitana per fare scelte chiare e coerenti, in ambito energetico ed ecologico, in direzione di quelle “smart cities” di cui molto di parla, ma finora poco si è realizzato.

Antonio Frattasi , della Federazione della Sinistra, ha ricordato che la città di Napoli – la cui suddivisione viene esorcizzata come un troppo pesante prezzo da pagare per l’ipotesi di elezione diretta dei consiglieri metropolitani – è comunque il frutto di scelte poco progressiste e spesso speculative, causa di un’invivibilità e d’un centralismo che andrebbero invece superati.

Francesco de Notaris – ex senatore della Rete e direttore responsabile del Bollettino delle Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia – dopo aver evocato il rischio di nuove speculazioni edilizie su Napoli , perfino in zone a rischio geo-sismico come i comuni ed i quartieri dell’area flegrea, ha invitato a rimodellare la città metropolitana in base a criteri sociali ed educativi che possano ricostruire una rete di solidarietà e di welfare, sempre più precaria e meno efficiente.

 

Dopo altri interventi, fra cui quello di Ermete Ferraro (portavoce del Circolo Metropolitano VAS di Napoli), le conclusioni del confronto sono state affidate ad Antonio D’Acunto (Presid. onorario VAS Campania). Egli ha contrapposto a quello attuale di città metropolitana, poco democratico ed ecologico, il modello alternativo di una “Ecopolis” policentrica, che elimini le periferie degradate e valorizzi le comunità preesistenti, circondandole di ’cinture verdi’ che ne preservino i valori ambientali,  migliorandone la vivibilità. La proposta emersa è quindi quella di dar vita ad un Comitato Costituente per la Città metropolitana di Napoli, aprendo un dibattito che contribuisca a scrivere uno Statuto dotato di valori fondanti ed aperto alla partecipazione popolare.

A tal fine, VAS promuoverà un ampio confronto sia con gli interlocutori istituzionali (ad es. i candidati consiglieri metropolitani), sia con qualificati esperti (urbanisti, costituzionalisti, ambientalisti), sia anche con le varie articolazioni della società civile (comitati, organizzazioni di base, coordinamenti territoriali).

 

 

 

La Redazione

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All'assassino di mia figlia Stella non deve esser concesso il patteggiamento -  Giannina Calissano

 

Petizione su Change.org lanciata da  Giannina Calissano

 

L'uomo drogato, alcolizzato e senza patente che con una macchina rubata uccise mia figlia sta patteggiando per quattro anni di pena detentiva. Dopo appena sei mesi di carcere, costui è agli arresti domiciliari a Desio, libero di muoversi.  Il 26 dicembre dello scorso anno, io e la mia famiglia fummo vittime di un terribile incidente sulla via Nettunense, nel tratto che attraversa il comune di Aprilia. Con un sorpasso azzardato un uomo invadeva la corsia opposta centrando in pieno la Fiat Panda dove ci trovavamo. Stella Manzi, la mia bambina, è morta pochi giorni dopo e aveva otto anni. Probabilmente il suo carnefice se la caverà con pochi mesi di detenzione e questa è un'ingiustizia troppo grande da dover sopportare.

 

Una giurisprudenza più completa è necessaria: nel caso di incidenti mortali, con i colpevoli poi risultati ubriachi o drogati per i parametri dei test, non esiste un solo caso in Italia in cui l'accusa di omicidio volontario sia rimasta in piedi. Nel caso di omicidio colposo le pene sono lievissime.

 

L'allora Ministro Cancellieri mi promise che avrebbe portato in Consiglio dei Ministri un pacchetto di norme sulla giustizia contenente anche l'introduzione del reato di omicidio stradale, al fine di colpire gli autori di questi gravi reati. All’introduzione della norma per il reato di omicidio stradale è stato dato anche il primo sì in Commissione alla Camera nel mese di luglio.

 

Eppure il 17 settembre 2014, il giudice si pronuncerà in merito alla richiesta di patteggiamento da parte dell'assassino. Il mio dolore potrebbe venire notevolmente amplificato.

 

Faccio questo appello pubblico affinchè l'assassino di mia figlia non possa patteggiare e affinchè venga al più presto introdotto il reato di omicidio stradale. Non si devono più verificare morti assurde come quella di mia figlia Stella.


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Stop al vitalizio agli ex parlamentari condannati per mafia e corruzione

 

 

Basta una semplice modifica dei Regolamenti del Senato e della Camera per cancellare una vergogna: il pagamento dei vitalizi a senatori e deputati condannati in via definitiva per gravi reati, come mafia, corruzione, truffe con fondi pubblici e frodi fiscali.

 

Riparte il futuro e più di mezzo milione di cittadini chiedono da tempo a gran voce che tutti i dipendenti pubblici e i rappresentanti politici siano chiamati a rispettare codici etici più efficaci e concretamente applicati.

 

Deputati e senatori sono chiamati a dare l’esempio, stabilendo la cessazione immediata di qualsiasi erogazione di denaro pubblico nei confronti di chi si è reso responsabile di questa vera e propria violazione dell’articolo 54 della Costituzione, secondo il quale il mandato istituzionale va assolto “con disciplina e onore”.

 

Firma ora per chiedere la sospensione di qualsiasi vitalizio ai politici condannati.

 

Riparte il futuro è una campagna promossa da Libera e Gruppo Abele.

 

www.riparteilfuturo.it

 

Redazione

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Riforma Terzo settore, presentato il disegno di legge. Federsolidarietà Campania: “Adesso la Regione tuteli il sociale”

 

Il no profit soddisfatto per la presentazione del disegno di legge sulla riforma del Terzo settore. Federsolidarietà Campania chiede più tutele per il settore e sollecita l’approvazione della legge regionale per la cooperazione sociale.

 

 

“Esprimiamo soddisfazione per il lavoro che il Governo sta compiendo sul Terzo settore. Il disegno di legge va verso l’innovazione e lo sviluppo del mondo sociale. Ci auguriamo che questo riconoscimento verso il no profit induca anche la Regione Campania a svoltare, a investire con determinazione nel settore e a promulgare definitivamente la legge a tutela della cooperazione sociale, che seppure rischia di essere anacronistica (recepisce una normativa del 1991), delinea un quadro normativo necessario per lo sviluppo della cooperazione sociale nella nostra regione”.

 

Così Giovanpaolo Gaudino, presidente di Federsolidarietà Campania, la Federazione che aggrega le cooperative sociali aderenti a Confcooperative, a proposito della presentazione ufficiale del disegno di legge per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale.

 

E continua: “Siamo contenti perché il disegno normativo raccoglie molte delle proposte avanzate dalla nostra Federazione su tutto il territorio nazionale, al momento della consultazione sulle Linee guida. Il 30% delle risposte pervenute al ministero del Lavoro sono della cooperazione sociale. E’ stata anche recepita la possibilità di riconoscere quali imprese sociali di diritto le cooperative sociali e i loro consorzi”.

 

Le novità in arrivo sono importanti e diverse. C’è in ballo la riforma del libro I titolo II del Codice Civile, della disciplina dell’impresa sociale, del servizio civile, più l’introduzione di strumenti innovativi: la possibilità di affidare beni pubblici in disuso alle imprese sociali, misure per promuovere la raccolta di capitali privati, il fondo rotativo per le imprese sociali, la stabilizzazione del 5 per mille etc.

 

A settembre sarà avviato l’iter parlamentare, a termine del quale il Governo avrà un anno per la redazione dei decreti legislativi delegati.

 

Redazione

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Camere Arbitrali e di sistemi ADR

 

 

Pubblicato l'elenco delle camere arbitrali dell'ANPAR con due new entry - GENOVA e SALERNO al seguente link: http://www.anpar.it/2010/cartelle/albo-arbitri/921

Le "CAMERE ARBITRALI o TRIBUNALI EXTRAGIUDIZIALI" sono i luoghi dove materialmente ci si incontra per la risoluzione delle liti civili e commerciali, alternativi agli ordinari Tribunali o uffici dei Giudici di Pace. Le caratteristiche dei Tribunali extragiudiziali sono fondamentali, perchè offrono alle parti la possibilità di scegliere gli arbitri - soggetti che decideranno la lite - tra tecnici ed esperti della materia, iscritti alla Camera Arbitrale ANPAR. La Camera Arbitrale dell'A.N.P.A.R. esercita maggiormente - fin dal 1995 - "arbitrati amministrati". Le procedure presso i Tribunali Extragiudiziali si concludono in massimo 180 giorni (la media degli arbitrati conclusi da ANPAR e di 30 giorni). La procedura, affidata ad un arbitro unico o ad un collegio arbitrale, termina con un provvedimento finale che ha lo stesso valore di una sentenza emessa dal giudice civile ed è inappellabile.

Inoltre, l'arbitrato amministrato dalla Camera Arbitrale offre diversi vantaggi:

speditezza;

regole semplici e chiare;

riservatezza;

costi predeterminati da un Tariffario.

 

Ufficio stampa ANPAR

 

 

Redazione

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In foto, Daniele Fortini
In foto, Daniele Fortini

Rifiuti, la strategia per uscire dall'emergenza a Roma

 

L’assessore comunale e il presidente di Ama ascoltati dalla Commissione

 

Aumentare la raccolta differenziata per avere meno rifiuti da trattare, utilizzo di più impianti in caso di situazione di emergenza, proseguire il recupero ambientale della Valle Galeria. Questa in sintesi la strada per uscire dall’emergenza delle scorse settimane indicata da Estella Marino, assessore all’Ambiente del Comune di Roma e da Daniele Fortini, presidente e amministratore delegato di Ama, nel corso dell’audizione che si è svolta oggi nella commissione Ambiente del Consiglio regionale del Lazio.

 

L’audizione, come ha ricordato il vicepresidente della commissione, Enrico Forte (Pd), era stata chiesta da Pietro Di Paolo (Ncd) per “capire quali sono le misure che Ama e il Campidoglio stanno prendendo per uscire dall’emergenza”.

 

“Non bisogna strumentalizzare le difficoltà che stiamo incontrando, perché il tema è già complesso di suo”, ha esordito Estella Marino, assessore all’Ambiente del Comune di Roma, che ha poi fatto un rapido riassunto di quanto successo nell’ultimo anno: dall’obbligo di trattare i rifiuti prima di portarli in discarica, alla chiusura di Malagrotta, all’aumento della raccolta differenziata, con l’avvio in cinque nuovi municipi. “L’equilibro fra rifiuti raccolti e capacità di trattamento negli impianti è troppo fragile – ha spiegato Marinobasta un guasto per ritrovarsi in piena emergenza. Dobbiamo spingere sulla raccolta differenziata, in questa maniera, a fine anno, avremo un equilibrio più stabile.".

COMUNICATO STAMPA

 

Legge regionale sui distretti rurali. Accolto l’emendamento di Fedagri Campania

 

 

Fedagri Campania esprime soddisfazione per l’approvazione della proposta di legge sui distretti rurali, così come emendata. Anche la cooperazione sarà promotrice di un distretto.

 

“Esprimiamo viva soddisfazione per l’approvazione da parte del Consiglio regionale della legge sui distretti rurali. Essa prevede all’art. 6 comma 2 lett. b che anche le organizzazioni della cooperazione possano promuovere il riconoscimento di un distretto. Una grande attestazione per la cooperazione campana. Ringraziamo per la solerzia il presidente del Consiglio regionale Pietro Foglia e il vice presidente vicario della VIII Commissione Fernando Zara”.

 

Così Alfonso Di Massa, presidente della Fedagri Campania, la Federazione che aggrega le cooperative agricole aderenti a Confcooperative Campania, all’indomani dell’approvazione della proposta di legge “Riconoscimento e costituzione dei distretti rurali, dei distretti agroalimentari di qualità e dei distretti di filiera” da parte del Consiglio della Regione Campania. La Federazione era stata convocata lo scorso 09 luglio 2014 per un’audizione. All’indomani della consultazione, aveva fatto pervenire in Commissione Agricoltura le sue osservazioni, ritenendo fondamentale che le organizzazioni della cooperazione figurassero come promotrici dei distretti.

 

Il testo normativo promuove lo sviluppo rurale, valorizza le risorse naturali e quindi anche sociali ed economiche del territorio, definendo i requisiti per i distretti.

 

“L’attenzione delle istituzioni alle istanze della cooperazione è significativa: si procede sempre più nel segno del dialogo e della collaborazione interistituzionale, l’unica direzione possibile per la tutela degli interessi dei cooperatori e dei produttori che rappresentiamo” conclude Di Massa.

 

Redazione 

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Su questo tema Daniele Fortini, presidente e amministratore di Ama, è entrato più nel dettaglio: “La situazione è tornata sotto controllo, la raccolta funziona regolarmente, con il mese di agosto metteremo in campo un progetto di pulizia straordinaria e igienizzazione delle strade. Bisogna prevenire le criticità, aumentando la differenziata, ma anche la capacità degli impianti di trattamento. Per quanto riguarda la differenziata dobbiamo arrivare al 50 per cento entro dicembre. Lo faremo con i due nuovi municipi partiti a giugno e i tre che partiranno in autunno. Dobbiamo far lavorare gli impianti della Colari a pieno regime, anche il sabato e la domenica. Chiediamo alla Regione di autorizzarci a usare, in caso di emergenza i nostri Tmb con modalità di tritovagliatura. In più speriamo di avere presto il via libera all’utilizzo di un tritovagliatore mobile a Rocca Cencia. In questa maniera potremo trattare mille tonnellate in più al giorno”.

 

“Per il futuro - ha proseguito Fortini - bisogna cambiare il sistema nel suo complesso. Attualmente tutta l’azienda è progettata “per alimentare una buca”. Tutto ciò che raccogliamo è destinato a discarica o inceneritori. Un sistema arcaico, con macchine obsolete. Dobbiamo cambiare ottica: alla fine del ciclo i rifiuti devono tornare a essere “prodotti”. La nuova direttiva europea porrà l’obiettivo del 70 per cento nel 2030”.

 

Numerosi gli interventi dei consiglieri regionali. Per Fabrizio Santori (Gruppo misto) “ancora si naviga a vista. Servivano risposte più forti. Mi aspettavo documenti ufficiali dell’amministrazione. Sono arrivate solo chiacchiere”. Anche Antonello Aurigemma (Pdl-Fi) si è chiesto “quali sono le intenzioni di Regione e Comune?”, Pietro Di Paolo (Ncd) ha dichiarato di essere “sconcertato da quanto ascoltato. Fatico a capire quali sono gli interventi che pensate di mettere in campo per evitare una situazione che rischia di diventare più grave”.

 

Secondo Fabio Bellini (Pd): "l’amministrazione ha deciso di chiudere una fase, quella che Fortini definiva “arcaica”, dobbiamo recuperare i ritardi. Ora serve chiarezza. No a nnuovi impianti a Ponte Malnome, chiudere anche l’inceneritore rifiuti ospedalieri”. Per Gianluca Quadrana (Lista Zingaretti) è positiva “l’idea degli ecodistretti, nostro dovere immaginare un ciclo che si apre e si chiude in maniera razionale”.

In foto, David Porrello e Beppe Grillo, del Movimento Cinque Stelle
In foto, David Porrello e Beppe Grillo, del Movimento Cinque Stelle

Critico Devid Porrello (M5S): “Non ho compreso quale sia la “vision” del Comune e dell’Ama, qual è il piano che avete in mente? Serve un nuovo piano rifiuti in cui termovalorizzatori si spengono, non si aumentano”. Luca Gramazio (Pdl-Fi) ha chiesto chiarimenti “sia sulla proposta degli Ecodistretti che sulla programmazione per risolvere il dopo Malagrotta”, mentre Valentina Corrado (M5S) ha chiesto informazioni su un eventuale utilizzo dell’impianto Tmb di Aprilia per il trattamento dei rifiuti di Roma. Per Cristiana Avenali (Per il Lazio) “la chiusura di Malagrotta è stata scelta fondamentale, il piano illustrato indica direzione diversa rispetto al passato. Bisogna puntare decisamente sulla raccolta differenziata porta a porta”. Infine Fabio De Lillo (Ncd), secondo il quale “fare una discarica di servizio dentro i confini di Roma è una cosa fuori dal tempo, serve la dimensione metropolitana”.

 

Una prima serie di risposte l’ha data Michele Civita, assessore regionale con delega ai Rifiuti: “Chiudere la più grande discarica d’Europa ha determinato un lavoro straordinario da parte di Ama e del Comune. Ci state sono ovviamente difficoltà, il piano presentato oggi servirà ad evitare che questi problemi si ripetano: bisogna organizzare meglio la filiera della raccolta e l’utilizzo degli impianti esistenti. Stiamo verificando possibilità di usare l’impianto di Tmb di Aprilia, in situazioni di emergenza per il solo trattamento dei rifiuti. Serve unità di intenti vera fra le istituzioni. I prossimi due anni devono essere impegnati per innovare la gestione dei rifiuti: rispettare le normative europee, riciclare il 50 per cento dei rifiuti. Tutto questo si fa con la raccolta differenziata porta a porta. Bisogna ovviamente utilizzare le risorse per realizzare la necessaria impiantistica, legata alla raccolta differenziata. In particolare penso a impianti di compostaggio. Nella Valle Galeria, infine, lo diciamo chiaramente, nessun nuovo impianto che produca inquinamento, compreso Ponte Malnome”.

 

Fortini nella sua replica ha spiegato più nel dettaglio cosa sono gli ecodistretti a cui pensa Ama: “Non è un macchinario, ma un impianto che riceve rifiuti e ne fa uscire prodotti, materie che possono avere un mercato. Vogliamo farlo noi, una società pubblica. Perché non è possibile che le risorse vadano ai privati e ai cittadini restino solo i costi. Sono impianti che già esistono in altre regioni e che permetteranno, una volta realizzati di dimezzare i costi attuali”.

 

Estella Marino, dal canto suo, ha parlato di “collaborazione necessaria fra le istituzioni. Chiusura e pianificazione del ciclo dei rifiuti è un compito della Regione. Roma Capitale, come è ovvio, pesa molto anche in quest’ambito”.

 

Per quanto riguarda invece la “discarica di servizio”, l’assessore comunale ha spiegato di aver “dato mandato agli uffici di fare la mappatura dei siti utilizzabili per l’eventuale discarica o per nuovi impianti. Se riusciremo in due anni ad azzerare la quantità dei rifiuti che portiamo in discarica non avremo bisogno dei risultati di questo lavoro”.

 

Infine Marino ha negato che ci sia la volontà del Comune di realizzare uno degli Ecodistretti a Ponte Malnome, nella Valle Galeria: “La nostra priorità – ha spiegato è la riqualificazione ambientale di questa zona”.

 

[m.ca.]

 

Ufficio Stampa

Consiglio regionale del Lazio

 

Redazione

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Legge cooperazione sociale: ok in Commissione. Federsolidarietà Campania: “Siamo soddisfatti”

 

 

Finito l’iter in Commissione Politiche sociali la legge regionale per la cooperazione sociale va in Consiglio. In dotazione un milione di euro

 

La VI Commissione della Regione Campania ha approvato la bozza di legge a tutela della cooperazione sociale. Il testo, ora in attesa della deliberazione finale da parte del Consiglio, prevede una dotazione di un milione di euro già per il 2014. Esprime massima soddisfazione Federsolidarietà Campania (un sistema di 4.000 persone, di cui il 52% sono donne, con un fatturato aggregato che supera i 90 milioni di euro), che per un anno e mezzo si è battuta strenuamente per recuperare il testo insabbiato da anni.

“Oggi si è fatto un passo per dare alla cooperazione sociale campana la dignità che merita. È un segno importante, in concomitanza alla riforma del Terzo settore. In questo modo anche in Campania il nostro settore guadagna attenzione. Una legislazione di riferimento, con la definizione della cooperazione sociale e la creazione di un albo regionale, ci permetterà di costruire meglio e con più serenità le politiche di coesione sociale delle nostre comunità” commenta Giovanpaolo Gaudino, presidente di Federsolidarietà Campania.

Con il via libera della Commissione Politiche Sociali, grazie anche all’impegno del vicepresidente on. Luciano Schifone, la Campania recupera il gap in tema di legislazione sociale: la Regione Campania non ha mai recepito la legge nazionale n 381 del 1991, unica regione in Italia.

 

Marina Bisogno

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Stati Generali dell’Efficienza Energetica. Consultazione pubblica fino al 25 luglio

 

Con l’iniziativa Stati Generali dell’Efficienza Energetica, promossa dall’ENEA, e presieduta dall’Ing. Ortis (già Presidente dell’Autorità per l’energia), è stata lanciata una consultazione pubblica tesa a mobilitare tutti i soggetti interessati (istituzioni, operatori pubblici o privati, associazioni, imprese, professionisti, istituti di ricerca e cittadini) al fine di promuovere un utilizzo sempre più efficiente delle risorse energetiche del nostro Paese.

 

“Un progresso continuo in materia di efficienza energetica – ricorda Ortis - promuove lo sviluppo sostenibile: fa bene alle tasche dei consumatori; favorisce la competitività delle aziende; migliora la sicurezza energetica nazionale, assieme al bilancio energetico ed economico-finanziario del Paese; consente di tutelare sempre meglio l’ambiente.”

 

“L’efficienza energetica mostra di essere un efficace strumento per contribuire all’uscita dalla crisi economica. - ha dichiarato l’Ing. Lelli, Commissario dell’ENEA - Si assiste ad uno sviluppo sostenibile di questo settore grazie al naturale incontro tra domanda e offerta di tecnologie e di servizi.”

 

Obiettivo dell’iniziativa Stati Generali dell’Efficienza Energetica è quello di mettere a disposizione di tutti una piattaforma di consultazione pubblica via web per contribuire al conseguimento degli obiettivi individuati dalle strategie energetiche nazionali ed europee in materia di efficienza energetica (Piano Nazionale per l’Efficienza Energetica e dalla Direttiva europea 2012/27/UE). Compilando un apposito questionario online, presente sul sito www.statigeneraliefficienzaenergetica.it, tutti i soggetti interessati (istituzioni, operatori pubblici o privati, associazioni, imprese, professionisti, istituti di ricerca e cittadini) possono prender parte alla consultazione pubblica che resterà aperta fino al 25 luglio 2014.

 

Cinque sono le tematiche identificate come principali aspetti da considerare per contribuire ad una migliore diffusione dell’efficienza energetica: semplificazioni normative, finanziabilità dei progetti, comunicazione, formazione e capacità tecnico industriali mobilitabili.

 

L’ENEA, con il supporto tecnico - scientifico di EfficiencyKNow, raccoglierà i contributi ricevuti attraverso la consultazione via web, al fine di elaborare un rapporto finale contenente proposte concrete; ciò anche in vista dell’imminente semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea.

 

Tale rapporto finale sarà presentato durante il convegno “Stati Generali dell’Efficienza Energetica” che si terrà a Smart Energy Expo, la fiera internazionale sull’efficienza energetica che si svolgerà a Verona dall’8 al 10 ottobre 2014.

 

 

ENEA - Ufficio Stampa e Rapporti con i Media

Resp. Elisabetta Pasta

 

 Redazione

 

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"Elevare lo statuto dei diritti del contribuente a legge di rango costituzionale"

 

Roma, 16 giugno 2014 – “E’ necessario elevare lo Statuto dei diritti del contribuente a legge di rango costituzionale”. Lo ha dichiarato in una nota Riccardo Alemanno, Vice Presidente Vicario di CONFASSOCIAZIONI.

“La necessità di elevare a rango costituzionale la Legge 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente) è stata segnalata - ha dichiarato Alemanno - a vari membri del Governo e del Parlamento tra cui il Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi, il Ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, i Presidenti di Camera e Senato, i Presidenti delle Commissioni parlamentari Affari costituzionali e Finanze.

 

“La 212/2000, salutata con grande favore alla sua promulgazione, è stata in varie occasioni non considerata ed i suoi principi derogati con buona pace dei diritti dei contribuenti italiani. In questo momento storico, di grande importanza per il Paese, in cui si affrontano profonde riforme, dalla Pubblica Amministrazione al Sistema Fiscale, lo Statuto dei diritti del contribuente non può rimanere solo una enunciazione di principi, ma deve essere un fermo ed imprescindibile punto di riferimento per il legislatore nell’interesse e nel rispetto dei contribuenti, degli operatori del settore tributario e della certezza normativa di cui il Paese ha necessità”.

 

 

 

“Dobbiamo dirlo in maniera inequivocabile: i diritti del contribuente devono essere imprescindibili e non derogabili. Ad esempio, molte delle complicazioni derivanti dalla retroattività delle norme tributarie sarebbero superate se il divieto di retroattività, indicato nello Statuto del contribuente, non fosse puntualmente derogato. Mi auguro - ha continuato Riccardo Alemanno che è anche Presidente dell’INT, Istituto Nazionale Tributaristi - che questo nostro appello sia fatto proprio da molte altre organizzazioni di rappresentanza di professionisti, ma anche da quelle delle imprese e dei consumatori, nonché dai media, perché questa è una richiesta di equità e di giustizia di tutti e per tutti e nell'interesse dell'intero Paese”.

“E’ per questo che abbiamo aperto la petizione on-line al link http://firmiamo.it/no-alla-derogabilita-dello-statuto-del-contribuente e stiamo usando tutti i social network per promuovere questa iniziativa.

 

“Un’iniziativa dell’Istituto Nazionale Tributaristi che CONFASSOCIAZIONI ha fatto propria e che speriamo - ha concluso Alemanno - di diffondere in modo virale in tutte le organizzazioni della Confederazione. Ne parleremo anche nella grande Conferenza Nazionale “Il futuro possibile: andare insieme oltre la crisi - Scenari 2014-2015” (http://www.confassociazioni.eu) che vedrà CONFASSOCIAZIONI il 9 luglio prossimo sul palcoscenico del Tempio di Adriano a Roma insieme a molti importanti protagonisti dell’’economia, della finanza, della politica, del Governo e della società. Un futuro possibile ma soprattutto un futuro che potrebbe essere migliore anche per tutti i contribuenti”.

 

 Redazione

 

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14 giugno 2014 a Palazzo dei Capitani - Sala dei Savi convegno Ona "Amianto: dalla protesta alla proposta. Come trasformare un problema in una risorsa"

 

Obiettivo del Convegno: presentare ed evidenziare le importanti azioni che l’Osservatorio sta portando avanti nella lotta a questo pericolosissimo materiale ancora troppo presente negli ambienti di vita e di lavoro.

 

Il tema verrà affrontato sotto l'aspetto giuridico – normativo - sanitario e verranno illustrate le proposte presentate da ONA a livello nazionale presso la Camera dei Deputati e presso il Senato della Repubblica lo scorso maggio ovvero il Dipartimento Nazionale per la Bonifica e la Decontaminazione dei siti ambientali e lavorativi, la figura della “Guardia Nazionale Amianto” ed il nuovo sito www.onaguardianazionaleamianto.it attraverso cui ogni cittadino potrà effettuare segnalazioni sulla presunta presenza di amianto sul territorio.

 

Lidia Ianuario

Resp. Comunicazione ONA Onlus Campania

338.31.963.57 - 346.51.07.357

e-mail: redazionenewage@gmail.com

 

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Non è un paese per car sharing

Sembra il titolo di un thriller americano ed è invece un atto amaro di una sceneggiata nostrana.

Con rammarico, vi comunichiamo che il Comune di Napoli non ha prorogato il permesso agli utenti di Bee di accedere alle ZTL ed alle corsie preferenziali.

“[...] si comunica  - questo lo stralcio di una mail pervenutaci dal Delegato del Sindaco  - che non è possibile prorogare l'autorizzazione richiesta in quanto a tutto oggi non vi è un atto formale che indichi chiaramente che i veicoli elettrici utilizzati per il car sharing debbano essere autorizzati gratuitamente o quantomeno indichi un costo per tale rilascio. Pertanto si invitano i destinatari di questa e-mail a non far circolare detti veicoli in Zone a Traffico Limitato (ZTL ). Si porgono distinti saluti".

Noi di Bee - il primo car sharing elettrico d'Italia, realizzato da un'azienda napoletana ed esportato nel resto del Paese -abbiamo atteso fino all’ultimo giorno utile il rinnovo del permesso (scaduto il 31.05.14) e la possibilità di avere la sosta libera sulle strisce blu, decidendo addirittura di sostenere il costo delle eventuali contravvenzioni che saranno elevate in questi primi giorni di giugno perché fiduciosi che prevalesse il buon senso nel Comune di Napoli.

I fatti dicono altro: dopo due anni di proposte di ogni genere fatte con l’unico scopo di fornire un servizio all’avanguardia, tutte rifiutate dal Comune, non solo non abbiamo ottenuto per voi di sostare a titolo gratuito sulle strisce blu, come avviene in tutte le città italiane ed europee in cui esista un car sharing elettrico, ma vi è stato revocato l'unico vantaggio che in qualche modo mostrasse l’interesse del Comune per la mobilità sostenibile.
Bee-Green Mobility Sharing sta lavorando da mesi per inserire nel servizio le centinaia di migliorie che ci avete indicato in questi anni, ma comincia ad essere difficilissimo fare battaglie in una città che stenta a stare al passo coi tempi, che respinge le aziende o, meglio, che spinge le aziende locali che fanno innovazione ad andare altrove: molte città chiedono i nostri servizi e, ad oggi, Bee gestisce un servizio simile a Milano e presto sarà presente anche a Roma.

Continueremo però a lavorare ed a investire e ritagliare ore preziose per fare in modo che un utente napoletano sia trattato come un utente milanese o romano. Vogliamo un car sharing serio, diffuso, a zero emissioni, che renda i cittadini liberi di muoversi e che permetta loro di risparmiare tempo e denaro.

Redazione

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“Fare di più consumando meno per conservare la vocazione manifatturiera dell’Italia”

 

L’intervento del Commissario dell’ENEA al convegno degli Amici della Terra sull’efficienza energetica

 

Il recepimento della direttiva europea sull’efficienza energetica, l’emanazione del Piano nazionale di efficienza energetica 2014-2020 e i nuovi obiettivi al 2030 della politica climatica europea sono stati i temi principali di un dibattito organizzato dagli Amici della Terra a Roma.

 

Nel corso del suo intervento, Giovanni Lelli, Commissario dell’ENEA, ha sottolineato il valore dei meccanismi di incentivazione, come i Certificati Bianchi, che hanno fatto scuola in Europa e l’importanza del ruolo assegnato all’ENEA nel supportare le misure governative in materia di efficienza energetica, così come previsto nello schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva europea.

 

“L’efficienza energetica e il risparmio energetico sono le uniche opzioni politiche che allo stesso tempo possono aumentare la nostra sicurezza dell’approvvigionamento energetico, aumentare la nostra competitività e consentirci di rispettare i nostri impegni ambientali”, ha dichiarato Lelli.

 

“Dobbiamo imparare a fare di più consumando di meno, sia in termini di risparmio di energia che di materie prime. Il nostro Paese si sta rapidamente terziarizzando, ma dobbiamo conservare una forte vocazione manifatturiera, per evitare che la nostra economia diventi più facilmente aggredibile”, ha aggiunto Lelli.

 

“Dobbiamo puntare al mercato di adattamento ai cambiamenti climatici e finanziare attività di ricerca e sviluppo sia nel campo del recupero energetico da rifiuti che del recupero di materie prime”, ha concluso Lelli.

 

Roma, 28 maggio 2014

 

 

ENEA - Ufficio Stampa e Rapporti con i Media

Resp. Elisabetta Pasta

 

 

Redazione

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Nuove strategie del Patto dei Sindaci e Premio A+CoM

 

Assegnati i riconoscimenti ai Comuni energeticamente più sostenibili

 

Si è svolta oggi all’ENEA la 3a edizione del Premio A+CoM, assegnato da Alleanza per il Clima Italia e Kyoto Club ai Comuni italiani che hanno presentato nel 2013 i migliori Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile (PAES). La cerimonia di premiazione si è svolta nel corso di un workshop in cui sono state illustrate le strategie della nuova fase del Patto dei Sindaci nel periodo 2014-2020.

 

Tra gli oltre gli 70 comuni candidati, i quattro premi assegnati sono andati a Fiavè (Trento) e Sardara (Medio Campidano, Sardegna), ex-aequo nella categoria fino a 5.000 abitanti, a Castrolibero (Cosenza), agli 8 comuni dell’Isola d’Elba (Livorno) e a Novara.

 

Il Patto dei Sindaci è un’iniziativa lanciata dalla Commissione europea nel 2008 con l’obiettivo di coinvolgere le amministrazioni delle città, senza l’intermediazione delle istituzioni centrali, in politiche energetiche e ambientali volte alla riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera. Con l’adesione al Patto i Sindaci le amministrazioni comunali s’impegnano a redigere un PAES (o SEAP, secondo l’acronimo inglese), un documento programmatico che parte da un inventario delle emissioni per arrivare a un vero e proprio programma di interventi correttivi e costituisce il principale strumento a disposizione delle amministrazioni pubbliche per ridurre il consumo di energia, aumentare la produzione da fonti rinnovabili e promuovere la mobilità sostenibile.

 

La Commissione europea, Direzione Generale dell’Energia, ha assegnato all’ENEA il ruolo di coordinatore italiano del Patto dei Sindaci, con il compito di promuoverne l’adesione tra i Comuni, aiutarli nell’implementazione dei PAES e promuovere interventi di efficienza energetica, in particolare nel settore dell’illuminazione pubblica, che rappresenta uno dei servizi indispensabili per i cittadini e presenta ampie potenzialità per una significativa riduzione dei consumi elettrici. Con l’obiettivo di mettere le proprie competenze tecnico-scientifiche a disposizione degli Enti Locali, recentemente l’ENEA ha siglato con l’ANCI e con l’ANCE un accordo che si propone di favorire la riqualificazione di edifici e di intere aree urbane attraverso interventi di innovazione tecnologica. L’ENEA svolge attività di ricerca multidisciplinare, sviluppa metodologie e conoscenze per la gestione sostenibile del territorio e mette a servizio della Pubbliche Amministrazioni le competenze maturate nei settori delle smart city, dell’antisismica e della messa in sicurezza idrogeologica.

 

ENEA - Ufficio Stampa e Rapporti con i Media

Resp. Elisabetta Pasta

 

Ufficio stampa Alleanza per il Clima Italia

Filippo Costantini

Mg2 comunicazione studio associato

 

 

Redazione

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Ai nastri di partenza la consultazione online degli Stati Generali dell’Efficienza Energetica

 

 

Prende oggi il via la consultazione pubblica online degli Stati Generali dell’Efficienza Energetica, promossa dall’ENEA con il supporto tecnico di EfficiencyKNow, partner di Smart Energy Expo, la fiera internazionale dell’efficienza energetica organizzata da Veronafiere. Obiettivo dell’iniziativa è quello di mettere a disposizione di tutti una piattaforma di consultazione via web a supporto del conseguimento degli obiettivi individuati dalla Strategia Energetica Nazionale relativamente all’Efficienza Energetica, dal Piano Nazionale per l’Efficienza Energetica e dalla Direttiva 2012/27/UE. La consultazione pubblica è sulla piattaforma web www.statigeneraliefficienzaenergetica.it, attiva da oggi fino al 25 luglio 2014.

 

Attraverso la compilazione di un apposito questionario, tutti i soggetti interessati (istituzioni, operatori pubblici e privati, associazioni, imprese, professionisti, istituti di ricerca e cittadini) possono partecipare alla discussione, articolata su cinque tematiche: semplificazione, finanziabilità, dinamiche domanda/offerta, comunicazione e formazione. Inoltre, all’interno del portale è presente uno spazio per la diffusione e la promozione delle buone pratiche di efficienza energetica, riservato agli utenti che hanno compilato il questionario.

 

A partire dal prossimo 25 luglio, l’ENEA sarà impegnata nella valutazione dei contributi ricevuti, che potranno essere presi in considerazione per elaborare proposte concrete per l’attuazione della strategia nazionale ed europea sull’efficienza energetica, anche in vista dell’imminente semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea.

 

I risultati di questo progetto partecipativo saranno presentati il 9 ottobre 2014, in occasione della giornata dedicata agli Stati Generali dell'Efficienza Energetica che si terrà nell'ambito della seconda edizione di Smart Energy Expo, in programma a Verona dall’8 al 10 ottobre 2014.

 

Ilaria Bertini, Direttore Aggiunto dell’Unità Tecnica per l’Efficienza Energetica dell’ENEA, ha evidenziato: “Il nostro Paese ha a disposizione gli strumenti per conseguire ottimi risultati nel settore dell’efficienza energetica, ma le misure di politica nazionale, la tecnologia, la ricerca e la disponibilità di capitali da sole non sono sufficienti. Le sfide che ci attendono, in particolare quelle per eliminare le barriere che ostacolano il raggiungimento degli obiettivi 20-20-20, richiedono una forte sinergia da parte di tutti. Da questa consultazione ci aspettiamo risultati importanti, nella convinzione che la costruzione di un Paese efficiente, competitivo e sostenibile passi esclusivamente attraverso la collaborazione di tutti gli stakeholder”.

 

 

Redazione

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Nomine: È Giovanpaolo Gaudino il nuovo presidente di Federsolidarietà Campania

 

Giovanpaolo Gaudino, cooperatore napoletano di lungo corso, è il nuovo presidente di Federsolidarietà Campania. L’hanno eletto le cooperative sociali aderenti a Confcooperative alla presenza di esponenti della politica e del mondo socio-economico

 

È Giovanpaolo Gaudino il nuovo presidente di Federsolidarietà Campania. La Federazione delle cooperative sociali (un sistema di 4.000 persone, di cui il 52% sono donne, con un fatturato aggregato che supera i 90 milioni di euro) aderenti a Confcooperative Campania l’ha eletto durante l’Assemblea “Il valore della cooperazione sociale in Campania” presso il Centro di Spiritualità Sant’Ignazio di Napoli. Giovanpaolo Gaudino subentra a Carlo Mitra, commissario della Federazione negli ultimi due anni, ed ancora commissario dell’Unione regionale. “Federsolidarietà Campania ha un nuovo presidente. Un cooperatore genuino, espressione di una nuova generazione della cooperazione campana. Sono certo che Gaudino sia il dirigente giusto per affrancare definitivamente la nostra cooperazione da criticità e fragilità storiche ed aprire una nuova stagione di sviluppo di Federsolidarietà. A Giovanpaolo e al nuovo Consiglio gli auguri sinceri di buon lavoro” ha commentato Mitra subito dopo la nomina. Da parte sua, Gaudino ha ringraziato il commissario ed il coordinamento regionale per il lavoro di questi anni. “Lavorerò in squadra per il bene della cooperazione sociale campana” ha commentato.

Il presidente di Federsolidarietà nazionale, Giuseppe Guerini ha preso la parola rimarcando non solo il lavoro della Federazione a livello nazionale ed europeo, un livello, quest’ultimo, in cui il dirigente confida molto, ma pure per sottolineare il contributo che la cooperazione campana potrebbe apportare a livello nazionale. “In questi anni di commissariamento, la Campania ci è mancata. Abbiamo bisogno della Campania in casa Confcooperative” ha detto.

La Federazione ha illustrato i temi che ritiene prioritari per il settore. In primis urge la pubblicazione di una legge regionale a tutela della cooperazione sociale, visto che la Campania non ha mai recepito la legge 381/91 che sancisce, tra le altre cose, la creazione di un albo, riferimento per la partecipazione alle gare pubbliche. Tuttavia, la normativa non è l’unico obiettivo. La Federazione intende concentrarsi, nei prossimi quattro anni, su:

 

• La Spending review e la riorganizzazione dei servizi

 

• La politica dei pagamenti

 

• L’occupazione, i bisogni e le risorse territoriali

 

• La confisca dei beni, la criminalità organizzata e la rivalutazione dello spazio pubblico

 

• L’intersettorialità (agricoltura sociale, housing sociale,turismo sostenibile) come modello di sviluppo

 

Tra gli invitati, sono intervenuti Luciano Schifone, vicepresidente della Commissione Politiche sociali della Regione Campania. “La bozza di legge per la cooperazione sociale campana è all’esame della Commissione Bilancio per l’approvazione in Consiglio regionale. Il lavoro riprenderà celermente subito dopo le elezioni europee” ha dichiarato. Di impegno delle parti sociali, soprattutto sul versante dell’inclusione di soggetti svantaggiati (rom, in primis, secondo le linee europee) ha parlato Rosanna Romano, direttore generale Politiche sociali Regione Campania. Per la dirigente l’attenzione delle parti sociali e dell’assessorato deve e dovrà condensarsi sulla programmazione 2015 – 2020.

 

Redazione

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“Il valore della cooperazione sociale in Campania”

 

05 maggio 2014, ore 14.00

Centro di Spiritualità Sant’Ignazio (Cappella Cangiani)

Viale Sant’Ignazio di Loyola n 51

80131, Napoli

 

Celebrerà la sua Assemblea elettiva Federsolidarietà Campania, la Federazione che associa le cooperative sociali aderenti a Confcooperative. L’evento, dal titolo “Il valore della cooperazione sociale in Campania” si terrà il 5 maggio 2014, ore 14.00, presso il Centro di Spiritualità Sant’Ignazio di Napoli. Dopo un commissariamento di due anni, i dirigenti ed i soci delle imprese (un sistema di 4.000 persone, di cui il 52% sono donne, con un fatturato aggregato che supera i 90 milioni di euro) eleggono i loro rappresentanti.

 

 

 

Carlo Mitra, commissario della Federazione e di tutta Confcooperative Campania, si dice soddisfatto del lavoro compiuto. “Abbiamo cercato anzitutto di creare una rete consapevole di imprese. Il sociale in Campania è una forza, una certezza. Lo dicono i numeri e i fatti. Di contro, resta l’inspiegabile disattenzione delle istituzioni. Le cooperative soffrono ancora della mancanza di una legge ad hoc, perché la Campania è l’unica Regione a non aver recepito la 381/91, normativa di garanzia che sancisce la creazione di un albo regionale. La buona notizia, però, - e ne parleremo in Assemblea – è che siamo vicinissimi ad una svolta. La bozza di legge è stata licenziata dalla Commissione Politiche sociali ed è ora al vaglio di quella Bilancio. Il pressing di anni, anche insieme ad Agci Campania e Legacoop Campania, potrebbe mostrare i suoi frutti” spiega Mitra.

 

 

 

L’Assemblea metterà in risalto le forti contraddizioni che la cooperazione sociale vive in Campania: da una parte essa presta i suoi servizi alle persone e alle comunità (accoglienza di donne e minori, educazione e intrattenimento, inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati). Dall’altra combatte. Combatte contro la sconsideratezza, contro i ritardi nei pagamenti, contro i tagli nei servizi.

 

 

 

La Tavola rotonda “Cooperazione sociale in Campania: politiche, strategie, risorse” farà luce su tutto questo e su quanto ancora c’è da fare. Interverranno, stuzzicati dalle domande dei dirigenti delle cooperative:

 

l’assessore alle Politiche sociali Regione Campania, Ermanno Russo

l’assessore al Lavoro Regione Campania, Severino Nappi

il vicepresidente della Commissione Politiche sociali Regione Campania, Luciano Schifone

il direttore generale Politiche sociali Regione Campania, Rosanna Romano

 

Seguiranno le testimonianze delle buone pratiche della cooperazione sociale campana.

 

Concluderà il presidente di Federsolidarietà nazionale, Giuseppe Guerini.

 

 

  

Redazione

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Ampliamento DL Terra dei Fuochi

 

 

La Rete dei Comitati vesuviani/Zero Waste Italy esprime grande soddisfazione per la decisone del Governo di ampliare il novero dei Comuni che rientrano del DL Terra dei Fuochi ad altri 5 comuni dell’area vesuviana.

La Rete per prima aveva denunciato l’esclusione di diversi comuni vesuviani, alcuni firmatari del Patto antiroghi del Prefetto Donato Cafagna, e si era appellata a Prefetto e Ministri che hanno deciso così di accogliere le istanze dei territori che ne erano stati esclusi in prima battuta e ha deciso di inserire Boscoreale,San Gennaro Vesuviano, Poggiomarino, Ottaviano, Massa di Somma per l’area vesuviana ed altri 17 della provincia napoletana Arzano, Brusciano, Camposano, Carbonara di Nola, Cardito, Cicciano, Cimitile, Comiziano, Grumo Nevano, Liveri, Pozzuoli, Quarto, San Paolo Belsito, San Vitaliano, Tufino, Visciano, Volla, più 9 dell’area casertana, Capodrise, Capua, Recale, San Felice a Cancello, San Marco Evangelista, San Nicola la Strada, San Tammaro, Santa Maria Capua Vetere e Santa Maria la Fossa.

In totale altri 31 comuni che possono rientrare a pieno titolo nell’azione di controllo e repressione dei roghi tossici.

Altri 200 mila abitanti che potranno altresì usufruire dell’azione di monitoraggio delle matrici ambientali e soprattutto entrare di diritto nel piano in itinere della caratterizzazione e messa in sicurezza delle aree contaminate.

Nei prossimi giorni chiederemo, in uno con i Sindaci della Terra dei Fuochi, un incontro col Prefetto Cafagna per fare il punto dello stato degli incendi dolosi che ammorbano l’intera area delle pendici nord del Vesuvio e della piana acerrana.

Ora anche per l’area di Boscoreale inizia l’impegno forte per garantire ai cittadini la necessaria prevenzione, il controllo delle produzioni e il monitoraggio dei rischi per la salute previsti dal DL e ancora in fase di definizione .

Azioni che dovranno essere concretizzate e finanziate a partire dal prossimo incontro previsto tra i Sindaci delle aree interessate, i comitati e le associazioni e i responsabili dei dicasteri Ambiente, Agricoltura e Sanità della regione Campania d’intesa col Commissario regionale per le Bonifiche on. Antonio Amato.

 

Redazione

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Il Consorzio Agorà e il riscatto delle auto blu

 

 

A Marzo il premier Renzi ha messo all’asta su Ebay circa 150 auto blu. Una di queste vetture la vorrebbe acquistare il Consorzio Agorà, un’associazione di Genova. Agorà è una società cooperativa sociale onlus che opera sul territorio genovese e ligure nei servizi della persona e soprattutto lavora per progetti e iniziative per l’accoglienza degli immigrati. Le auto blu che Agorà ha intenzione di comprare serviranno, infatti, per scopi sociali. Le auto diventerebbero auto di servizio per le strutture di accoglienza di Genova e provincia e sarebbero messe a disposizione di migranti forzati che le utilizzerebbero come mezzo di trasporto quotidiano. Il Consorzio Agorà vorrebbe comprare una delle auto blu usate dai politici Fini o Bossi, che hanno redatto la vigente legge sull’immigrazione, nota proprio come Legge Bossi-Fini (legge n.189 del 30 luglio 2002). Lo scopo di Agorà è riscattare le auto blu utilizzate dai firmatari delle legge sull’immigrazione cambiandone la destinazione d’uso. Un gesto questo che ha un alto valore simbolico dal momento che la legge Bossi-Fini è conosciuta per l’inasprimento delle procedure restrittive riguardo l’immigrazione. Per sostenere questo progetto promosso dal Consorzio Agorà è possibile fare una donazione sul sito http://www.eppela.com/ita/projects/714/il-riscatto-delle-auto-blu.

 

 

 

Giovanna D’Urso

 

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L’Europa fissa i nuovi limiti per l'esposizione al Radon 

 

A disposizione di pubbliche amministrazioni e imprese il Servizio di valutazione della concentrazione di radon dell’ENEA

 

Bologna, 3 aprile 2014 - L’esposizione al radon è una delle principali cause di tumore al polmone ed è una fonte di rischio insidiosa perché si accumula all'interno di abitazioni.

Nella Direttiva Europea promulgata a dicembre 2013, che stabilisce le nuove norme fondamentali di sicurezza per la radioprotezione che gli stati membri dovranno applicare, per la prima volta il problema del radon viene definito nella sua interezza, in particolare indicando la necessità di adottare strumenti efficaci di prevenzione e mitigazione dei rischi sanitari sia per i lavoratori che per la popolazione. Questo nuovo approccio raccoglie e fa sue le indicazioni acquisite sul rischio dell'esposizione al radon, gas radioattivo incolore, inodore e insapore che può provocare danni alla salute perché se respirato emette radiazioni dannose per l’organismo umano.

 

L’ENEA, che è attiva in questo settore da oltre 30 anni, a seguito della Direttiva UE ha deciso di rafforzare ulteriormente la sua azione nel campo della radioprotezione lanciando il progetto “Sportello Radon”, che permetterà prevalentemente a Pubbliche Amministrazioni e ad organizzazioni di categoria di attivare direttamente presso la propria realtà territoriale (Comune, provincia, luoghi industriali, ecc..) i servizi di informazione, misurazione e valutazione del rischio radon. L’ENEA infatti, oltre al Servizio di misurazione, potrà garantire l’azione informativa e formativa sul territorio e attraverso i propri esperti fornire la valutazione del rischio associato ai risultati del monitoraggio, e, ove necessario, valutazioni dosimetriche specifiche nonché indicazione dei criteri per interventi di bonifica degli edifici e di verifica dell’ efficacia.

 

Il Servizio Radon dell'Istituto di Radioprotezione dell’ENEA attivo dal 2000 ha sede a Bologna ed è costituito da un gruppo di ricercatori che ha sviluppato sistemi innovativi ed un brevetto per la misurazione passiva della concentrazione di radon, uno strumento di misurazione affidabile, prontamente fruibile e a basso costo che è in grado di fornire all'utente, in qualunque parte dell'Italia e anche all'estero. In pratica viene messo a disposizione di chi ne fa richiesta un misuratore di piccole dimensioni da installare nel luogo da monitorare per uno o più periodi consecutivi della durata complessiva di almeno 12 mesi. Al termine dei periodi di misurazione l’elemento sensibile del misuratore viene restituito al Servizio che elaborerà i risultati. Il Servizio Radon, che ad oggi ha eseguito oltre 20.000 valutazioni, dispone di oltre 5.000 di questi dispositivi ed è in grado di effettuare oltre 500 valutazioni a settimana. Inoltre, per assicurare e mantenere una alta qualità tecnica della misurazione, svolge anche un’intensa attività di studio e ricerca.

 

Massimo Calamosca, responsabile del Servizio di valutazione della concentrazione di Radon dell’ENEA evidenzia che : “L’Italia, per la sua conformazione geomorfologica, è uno degli Stati ad alto rischio radon con concentrazione più elevate in alcune regioni, come il Lazio, la Lombardia, la Campania e il Friuli Venezia-Giulia. In atmosfera il radon si disperde velocemente ma nei luoghi chiusi, come case, uffici, negozi, interrati o a diretto contatto con il terreno, può raggiungere alti livelli di concentrazione. Predirne la concentrazione nelle singole abitazioni è praticamente impossibile, mentre è prontamente e facilmente eseguibile una sua misurazione”

 

Questi servizi di radioprotezione dell’ENEA sono e, alla luce della recente Direttiva, saranno sempre più funzionali al Piano Nazionale Radon, promosso nel 2002 dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, allo scopo di realizzare, a livello nazionale, il complesso di azioni necessarie per ridurre il rischio di tumore polmonare associato all’esposizione al radon. L’ENEA infatti progetta di condividere le proprie banche dati con l’Istituto Superiore della Sanità e le ARPA regionali.

 

Redazione

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Mobilitazione dell'ONA per il pre-pensionamento dei lavoratori dell'amianto

 

Vengono confermati dalla Sentenza del Consiglio di Stato n. 1409/2014 del 24 marzo 2014 i profili di illegittimità del decreto Damiano, in merito al riconoscimento dei benefici contributivi per esposizione ad amianto.

Il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), ha deciso che “ogni singolo lavoratore, anche a chi non impugnò il Decreto Damiano del marzo 2008, di agire innanzi al Giudice ordinario per ottenere la disapplicazione dell’atto impugnato nella parte in cui limitava l’applicazione delle norme sul diritto al prolungamento del riconoscimento dei benefici contributivi fino al 02.10.03”.

“È una decisione molto importante - dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, che aveva redatto il ricorso e ottenuto il suo accoglimento in primo grado e che ha sostenuto le ragioni dei lavoratori in secondo grado - poiché apre le porte a tutti gli altri lavoratori che avevano prestato attività lavorativa in siti oggetto di atti di indirizzo e che non avevano ricorso al TAR di agire davanti al Giudice del lavoro, il quale potrà disapplicare il decreto Damiano, e conseguentemente estendere il riconoscimento dei benefici contributivi fino al 02.10.2003, senza la prova dell’esposizione alle 100 fibre/litro nella media delle otto ore lavorative”.

L’Osservatorio Nazionale Amianto invita quindi tutti i lavoratori a rivolgersi “al Giudice ordinario” per ottenere la “disapplicazione regolamentare” e avere quella “piena tutela della propria posizione di diritto soggettivo – spiega Bonanni, presidente dell’ONA -, a prescindere dall’annullamento del regolamento” e quindi con tutela anche delle “posizioni di eventuali terzi estranei al giudizio”.

 

Redazione

 

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Foto di gruppo
Foto di gruppo

Pane Fresco Napoletano, è già un successo: parte il bollino per certificare l’origine dell’alimento

 

Un marchio per identificare e riconoscere il pane di eccellenza. Un disciplinare per garantire produttori e consumatori e combattere il fenomeno degli abusivi. 

Queste le linee guida del progetto “Pane Fresco Napoletano” presentato nel cuore della città, nella suggestiva cornice dell’Antisala dei Baroni del Maschio Angioino.

Uno dopo l’altro sono stati illustrati i temi che devono ridare visibilità e dignità a una categoria continuamente attaccata a causa di regole incerte e abusivi ad ogni angolo di strada.

Gli ideatori del marchio, coordinati da Giuseppe Petrella, con la partecipazione del presidente dell’Associazione Provinciale Libera Panificatori Napoletani Giuseppe Baino hanno sottolineato l’importanza di avere un prodotto riconosciuto e certificato.

Il presidente dell'associazione, Giuseppe Baino, rimarca l'importanza di un progetto partito due fa e della registrazione di un marchio che: “Adotta criteri ancora più stringenti rispetto la legge regionale”.

Un decalogo di regole su prodotti, igiene, controlli e soprattutto qualità garantirà il consumatore finale. Una serie di rigidi controlli certificherà in maniera inequivocabile che chi vende o produce con il marchio “Pane Fresco Napoletano” lo fa rispettando tutte le norme. Alcuni aderenti all’Associazione Provinciale Libera Panificatori Napoletani in collaborazione con il professor Vincenzo Peretti dell’Università Federico II ha studiato un apposito bollino che verrà poi apposto sul prodotto.

Per ottenerlo basterà seguire semplici regole di produzione, oltre che ad essere ovviamente iscritti all’APLPN: “Con questo marchio garantiamo innanzitutto che il processo di lavorazione non sia stato interrotto e che non si tratti di prodotti semilavorati, preparati magari all’estero e surgelati. Non vogliamo tutelare un prodotto tipico in particolare - sottolinea Peretti - ma l'intera filiera, provando anche a riattivare un'economia in forte contrazione”.

I panificatori già conoscono la gran parte delle regole che per ottenere il bollino devono poi essere applicate effettivamente. Si parte dalle linee guida essenziali come la preparazione e la tracciabilità. Elementi indispensabili alla luce del recente provvedimento adottato dal Consiglio Regionale della Campania. Il coordinatore Giuseppe Petrella sottolinea: “Dobbiamo garantire i nostri consumatori affinché riescano a portare a tavola un pane fresco, di qualità e soprattutto controllato”.

Basta al pane ad ogni angolo di strada perché il Pane Fresco Napoletano potrà essere commercializzato al banco oppure confezionato con tanto di etichetta e busta forata per alimenti. L’importante è che una volta conseguito il bollino che lo certifica, ogni panificio lo esponga in maniera evidente. Chiaramente non potranno produrre Pane Fresco Napoletano tutti quei forni che lavorano in nero senza avere partita Iva, registri contabili e lavoratori non in regola. Questo per contrastare gli abusivi del pane. Non necessariamente fiancheggiatori della camorra, ma anche semplici ditte non in regola con le più elementari norme.

 

Redazione

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Confassociazioni-logo
Confassociazioni-logo

DEIANA E VIOLETTI, PRESIDENTE E VICE PRESIDENTE CONFASSOCIAZIONI

 

“Continua la straordinaria crescita quantitativa e qualitativa delle nostre Associazioni e dei nostri professionisti: già 114 organizzazioni aderenti, attestati di qualificazione sempre più diffusi, prime certificazioni UNI”. Lo hanno dichiarato in una nota congiunta Angelo Deiana ed Andrea Violetti, rispettivamente Presidente e Vice Presidente con delega ad Attestazione, Certificazione ed Agenda Digitale di CONFASSOCIAZIONI, la più importante Confederazione di Associazioni Professionali dei servizi all’impresa e delle professioni innovative.

“Siamo orgogliosi di questo sviluppo da record - ha affermato Deiana – perché siamo arrivati a 114 organizzazioni e ad una crescita percentuale del 180% in soli 8 mesi. Un risultato straordinario, conseguito nonostante una fortissima selezione reputazionale prevista dal nostro Statuto. Stanno arrivando associazioni ed organizzazioni sempre più importanti, e per noi è un onore ma anche una grande responsabilità perché abbiamo raggiunto dimensioni tali che comportano una cura ed un’attenzione sempre più significativa nei confronti delle nostre associazioni”.

“D’altra parte - ha continuato Andrea Violetti - lo scenario delle professioni associative sta subendo una rapidissima evoluzione: la Legge 4 e il Decreto Legislativo 13 del 2013 stanno influendo in maniera rapida e positiva sia nel sistema dell’attestazione e certificazione professionale, sia nei sistemi formativi, a tutti i livelli. Senza poi dimenticare gli standard internazionali: la norma UNI CEN ISO/IEC 17024:2004 sulla certificazione delle persone, la linea guida CEN 14:2010 per la qualificazione delle professioni, l’EQF (European Qualification Framework) ed i repertori nazionali di ATECO, ISTAT e MIUR”.

“E’ per questo che l’obiettivo di CONFASSOCIAZIONI è quello di contribuire ad elevare ulteriormente la già alta qualificazione dei nostri professionisti. Ed è per questo stesso motivo che stiamo spingendo con forza l’acceleratore sia sull’attestazione di qualificazione sia sulle certificazioni di parte terza per le professioni che hanno già ottenuto la norma tecnica UNI. Le nostre esperienze – ha aggiunto Violetti, che è anche Presidente dell’AIP, Associazione Informatici Professionisti - si stanno sempre più ampliando. Ad esempio, proprio in AIP, sulla base della norma UNI 11506 e della Legge 4/2013, sono stati certificati i primi specialisti informatici della sicurezza: l’ICT Security Specialist e l’ICT Security Manager”. 

“In CONFASSOCIAZIONI siamo tutti profondamente convinti – ha concluso Violetti - di quanto sia necessario continuare a spingere nell'attestazione di qualificazione e di competenza. L’incrocio fra crescita delle organizzazioni associative, attestazione di competenza e certificazione di parte terza, che tutte le nostre organizzazioni ed associazioni stanno perseguendo in modo quasi ossessivo, rappresenta un obiettivo che deve essere considerato pragmaticamente raggiungibile. Certo, non sempre fila tutto liscio e, in qualche caso, i tempi si allungano, Ma l’importante è andare avanti per mettere a disposizione di clienti, consumatori e utenti i nostri professionisti e le nostre capacità di attestarne competenze, skills e abilità.”

 

Dott.ssa Adriana Apicella

Resp. Ufficio Stampa CONFASSOCIAZIONI

Foto articolo storia e geologia del 14 marzo 2014
Foto articolo storia e geologia del 14 marzo 2014

Storia e geologia, Ferdinando IV di Borbone precursore della sostenibilità ambientale

 

Storia e geologia, passato e presente, principio e fine.Questi i binomi della ricerca condotta da Filippo Bernardini, della sezione di Bologna dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e Carlo Meletti della sezione di Pisa dell'Ingv. Uno studio che, partendo dai Borboni, e dal terremoto delle Calabrie del 5 febbraio 1573, ricostruisce le città sotto la spinta di un nuovo modello e piano urbanistico: case non più alte di due piani, la rimozione di balconi e altri elementi sporgenti, incatenamento delle travi e dei solai alle mura, l'utilizzo di una rete di legno all'interno della parete in muratura sono solo alcuni degli elementi ipotizzati.

Dati allarmanti, quelli del sisma indicato - si ricordano trentamila vittime nell'arco di tre anni - ma che non spaventano il Governo Borbonico. Da tali basi viene eretto, costruito, edificato, quello che è il primo regolamento antisismico d'Europa.Precursori di ben 200 anni, mentre si assiste a continui smottamenti e assestamenti della penisola italiana che provocano grandi disastri (basti pensare alla tragedia aquilana).

Così oggi, a cavallo delle due date storiche, il 5 febbraio e il 28 marzo, il CNR si interroga su tali principi. Scosse di magnitudo 7, tsunami, la storia si ripete. Già allora il Re Ferdinando IV di Borbone si interessa affinché degli esperti possano condurre le opportune ricerche ed indagini del caso: tra di loro, va menzionato Déodat de Dolomieu, geologo francese da cui traggono il nome le famose Dolomiti.

È il 20 marzo 1784, data storica perché simboleggia la nascita delle Istruzioni Reali, ossia delle norme giuridiche emanate dal regno borbonico per la ricostruzione urbana. Scelte ben precise, dalla forma delle città al tipo di dislocazione degli edifici, dalla larghezza delle strade alle regole antisismiche adottate per i fabbricati.

Chi non avrà mai sentito almeno una volta nella vita parlare di "sistema delle case baraccate"? Solo due piani, rimossi quelli eccedenti, no a tetti spingenti, sì all'incatenamento delle travi e dei solai.

Regole "green", potremmo definirle, oltre che d'oro, in quanto già allora rispondenti al territorio, non dimenticando che è lo stesso a dover accogliere l'uomo e le sue strutture e non viceversa. Un principio, questo, che ha la meglio durante il terremoto di Messina del 1908, con l'edificio viscovile di Mileto, in provincia di Vibo Valentia, ancora oggi oggetto di studio del CNR e dell'Università della Calabria.

 

Lidia Ianuario

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MEZZOGIORNO - Incentivi per risparmio energetico

 

Il Ministero dello Sviluppo Economico concede finanziamenti agevolati – a tasso zero – per incentivare gli investimenti funzionali alla riduzione dei consumi energetici nelle imprese localizzate nelle regioni dell’Obiettivo Convergenza: Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. 

Possono beneficiare delle agevolazioni le imprese in regime di contabilità ordinaria, costituite da almeno due anni ed iscritte nel Registro delle imprese. 

Sono finanziabili i programmi d’investimento che prevedono il cambiamento fondamentale del processo di produzione, tale da ottenere una riduzione nominale dei consumi di energia primaria in misura almeno pari 10%, ed avere ad oggetto una o più delle seguenti tipologie di interventi: 

- Isolamento termico degli edifici al cui interno sono svolte le attività economiche (es. rivestimenti, pavimentazioni, infissi, isolanti, materiali per l’eco-edilizia, coibentazioni compatibili con i processi produttivi); 

- Razionalizzazione, efficientamento e/o sostituzione dei sistemi di riscaldamento, condizionamento, alimentazione elettrica ed illuminazione, anche se impiegati nei cicli di lavorazione funzionali alla riduzione dei consumi energetici (es. building automation, motori a basso consumo, rifasamento elettrico dei motori, installazione di inverter, sistemi per la gestione ed il monitoraggio dei consumi energetici); 

- Installazione di impianti ed attrezzature funzionali al contenimento dei consumi energetici nei cicli di lavorazione e/o di erogazione dei servizi; 

- Installazione, per sola finalità di autoconsumo, di impianti per la produzione e la distribuzione dell’energia termica ed elettrica all’interno dell’unità produttiva, ovvero per il recupero del calore di processo da forni e/o impianti che producono calore, o che prevedano il riutilizzo di altre forme di energia recuperabile in processi ed impianti che utilizzano fonti fossili. 

Ai fini dell’ammissibilità alle agevolazioni i programmi di investimento devono essere avviati successivamente alla presentazione della relativa domanda e riguardare un’unità produttiva localizzata nei territori delle Regioni: Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. 

Sono ammissibili al regime di aiuto le spese sostenute successivamente alla presentazione della domanda di agevolazione, relative all’acquisto di nuove immobilizzazioni materiali e immateriali, rientranti nelle seguenti categorie: 

- Opere murarie e assimilate, di valore non superiore, per gli investimenti diversi da quelli relativi all’ isolamento termico degli edifici, al 40% dell’investimento; 

- Macchinari, impianti e attrezzature

- Programmi informatici commisurati alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa, funzionali al monitoraggio dei consumi energetici. 

Per la quantificazione degli aiuti i programmi d’investimento devono prevedere spese ammissibili per importi non inferiori a 30.000 euro e non superiori a 3.000.000 euro

A sostegno degli investimenti è concesso un finanziamento agevolato – a tasso zero – per una percentuale nominale delle spese ammissibili complessive pari al 75%, da rimborsare in 10 anni, tramite ammortamento – senza interessi – a rate semestrali costanti. 

Il finanziamento non è assistito da particolari forme di garanzia, salvo che privilegio sulle agevolazioni erogate. 

Il termine di apertura e le modalità per la presentazione delle domande di agevolazioni saranno definite, entro i primi di giugno, con decreto del Ministero dello Sviluppo Economico. 

 

Guido Micci

Consulente Aziendale

Moratoria Europea sulla realizzazione di nuovi inceneritori 

 

La comunità Europea non chiede la realizzazione di nuovi INCENERITORI : infatti, facendo propria la Strategia Europea per la difesa della biodiversità, il Parlamento Europeo ha stabilito a più riprese che, nell’ambito di un’economia di scala e di ottimizzazione delle risorse, deve essere bruciato solo ciò che non è riciclabile e che l'incenerimento per la produzione di energia rappresenta comunque un metodo di gestione dei rifiuti più dispendioso rispetto alla riduzione, al riciclaggio e al riutilizzo e, riprendendo le direttive della Carta di Napoli del Movimento internazionale Zero Waste, indica la data del 2020 per la loro moratoria e la definitiva chiusura di discariche. Sarebbe ridicolo ed antieconomico costruire impianti che presto si dovrebbero dismettere per indicazione della stessa UE; e quindi non so di cosa parli il consigliere Lettieri nel dichiarare che si faranno le barricate per un impianto di compostaggio Anaerobico, che è a un bilancio ambientale positivo, grazie anche alla riduzione di movimentazione di mezzi pesanti che trasportano rifiuti in giro per l'italia , piuttosto da buon imprenditore ci desse una mano nella realizzazione di un impianto.

 

Francesco Vernetti 

Delegato del Sindaco sul ciclo dei rifiuti e raccolta differenziata

“La confisca dei beni illeciti in Italia”: presentazione del report di Transparency International Italia

 

Giovedì 27 Febbraio alle ore 11, presso la Camera di Commercio di Napoli, Transparency International Italia presenterà il report “La confisca dei beni illeciti in Italia”.

 

Il report è frutto della ricerca condotta nell’ambito del progetto europeo “Enhancing Integrity and Effectiveness of Illegal Asset Confiscation - European Approaches”, commissionato e cofinanziato dalla Commissione Europea, a cui Transparency International Italia partecipa insieme ad altri due capitoli nazionali dell’organizzazione, Transparency International Romania e Transparency International Bulgaria. Congiuntamente al lancio del report italiano a Napoli, gli altri capitoli presentano i loro rispettivi report nazionali a Sofia e Bucarest. Il report analizza il sistema italiano di confisca dei beni illeciti attraverso una dettagliata indagine normativa, testimonianze dirette e dati statistici e indaga i punti di criticità del sistema avanzando contemporaneamente raccomandazioni pratiche.

 

 

La tavola rotonda per analizzare i dati del report

Seguirà una tavola rotonda promossa su iniziativa di Transparency International Italia e del dott. Luigi Maria Rocca a cui prenderanno parte importanti esponenti del mondo universitario, della magistratura, delle istituzioni e delle professioni che si occupano del tema dei beni confiscati. Saranno presenti, tra gli altri, Maurizio Maddaloni, Presidente della CCIAA di Napoli, Luigi Maria Rocca, Presidente della Commissione 231 dell’ ODCEC di Napoli, Maria Teresa Brassiolo, Past President di Transparency International Italia, Mariavaleria del Tufo, Pro Rettore dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, Costanzo Jannotti Pecci, Presidente di Federterme e Rappresentante del Mezzogiorno nel Consiglio Direttivo di Confindustria, Marco Zigon, Presidente della Fondazione Matching Energies, Lorenzo Diana, Coordinatore Nazionale di Sos Impresa - Rete per la legalità e Achille Coppola, Segretario del Centro Studi di Diritto Commerciale. 

 

Nasce a Napoli il Tavolo di lavoro sulla riforma della normativa in tema di misure di prevenzione 

Al termine della discussione verrà presentato alla stampa il “Tavolo di lavoro sulla riforma della normativa in tema di misure di prevenzione”, un’ idea di Luigi Maria Rocca che ha già raccolto l'adesione di Trasparency international, dell’Università Suor Orsola Benincasa, della Fondazione Machting Energies e della Associazione Sos Impresa - Rete per la legalità ma anche quella di numerosi professionisti, professori universitari e magistrati. 

 

Università degli Studi Suor Orsola Benincasa

Ufficio Stampa e Comunicazione

Dott. Roberto Conte

 

 

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Sospensione della mediazione

 

Grazie all'intervento tempestivo del presidente Pecoraro dell'ANPARla notizia (sospensione della mediazione obbligatoria su un ricorso al D.M 180/2010) fatta pubblicare sui maggiori organi di informazione dall'O.U.A. (organismo politico dell'avvocatura) si è rivelata come una "bufala" colossale.

La cosa più grave - afferma Pecoraro - è che a qualcuno gli si è

spento il cervello. Com'è possibile che a questi professoroni esperti

dei diversi rami del diritto è sfuggito che la mediazione obbligatoria è stata introdotta da una legge approvata dal Parlamento (D. Lgs. 28/2010 e Legge 98/2013) mentre al Consiglio di Stato hanno proposto un ricorso al D.M. 180/2010 (regolamento), il quale pur se accolto nel merito dal Tar non sospende l'efficacia del comma 1/bis del D.Lgs. 28/2010 recepito come detto in una legge approvata dal Parlamento? Non è un caso che il Consiglio di Stato non ha blocccato l’effettività delle norme contestate di un regolamento perchè sa bene che tra due norme derivanti da fonti di grado diverso prevale sempre la norma di grado più elevato, quindi il D.M. 180/2010 che si trova nei gradi inferiori non può modificare nè abrogare quelle di grado superiore quali ad esempio le Direttive Europee in materia di mediazione, il D. Lgs 28/2010 e la Legge 98/2013).

Una gran brutta figura per tutti quelli che hanno proposto ricorso ma

anche per quei media che non hanno verificato la bontà della sentenza del Consiglio di Stato.

 

Redazione

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Via libera da Montecitorio. Decreto legge “Terra dei fuochi” convertito in legge

 

ROMA - Il testo sulle emergenze ambientali e industriali ha avuto l’approvazione dell'Aula del Senato. Il decreto sulla Terra dei fuochi è legge. Con tale provvedimento - passato con 174 voti favorevoli, 58 contrari e 12 astenuti – si intende intervenire sia per la Terra dei fuochi sia per l'Ilva. Hanno votato contro “Movimento 5 Stelle” e “Lega Nord”. Si sono astenuti i rappresentanti di Sel. Soddisfatto il presidente del Consiglio, Enrico Letta: "Decreto legge Terra dei fuochi è stato convertito in legge. Dopo decenni è la prima risposta a quel dramma. Impegno ora ad applicarlo bene". Per il ministro dell'Ambiente Andrea Orlando "è stato migliorato dal Parlamento un provvedimento che per la prima volta interviene in una zona martoriata da sversamenti abusivi. Si tratta di una risposta non solo di repressione ma anche di rigenerazione di un territorio per la riscossa di un territorio che ha già pagato tanto, troppo". Il presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci rileva che con questo provvedimento "le istituzioni danno una risposta forte contro illegalità e ecomafia, a tutela del diritto alla salute dei cittadini e a difesa dell'ambiente".

Ha festeggiato anche don Maurizio Patriciello, il prete che da anni si batte per l'emergenza ambientale dell'area: "La terra dei Fuochi finalmente è diventata un problema nazionale e questo è avvenuto grazie al lavoro dei volontari. Ma è un punto di inizio, non certo di arrivo". Il decreto, composto da 9 articoli, prevede una pena da due a cinque anni per chi brucia i rifiuti abbandonati o depositati in aree non autorizzate. La pena può essere aumentata se a bruciare i rifiuti è un’impresa o un’attività organizzata. Inoltre, è previsto lo stanziamento di 50 milioni di euro l’anno per il 2014 e il 2015 dedicati allo screening sanitario delle popolazioni residenti nelle zone della Terra dei Fuochi e nei comuni dove si trova l’Ilva e il potenziamento degli studi epidemiologici. La legge prevede inoltre la mappatura dei siti inquinati anche mediante strumenti di telerilevamento, della regione Campania destinati all’agricoltura. Previsto inoltre, l’uso dei proventi illeciti che traggono origine dai delitti ambientali per bonificare i terreni e l’uso dell’esercito per contrastare le ecomafie. Per la parte Ilva, viene disposta la possibilità di un aumento di capitale per reperire le risorse per l'attuazione dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia). In questo modo, l'aumento del capitale sociale servirà per pagare l'attuazione dell'Aia (in cambio vengono offerte azioni). Viene configurata anche la possibilità di richiedere le risorse necessarie per il risanamento ambientale direttamente alla famiglia Riva. Altra possibilità per l'Ilva, nel caso in cui non si riescano a reperire le risorse entro il 2014 il commissario potrà chiedere le somme sottoposte a sequestro penale.

 

 

Rossella Velotto

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Web, approvata la bozza del primo Codice anti bullismo

 

ROMA-La bozza del primo Codice di Autoregolamentazione per il contrasto del cyber-bullismo è stata approvata. Un obiettivo ambizioso quello del viceministro dello Sviluppo economico, Antonio Catricalà, che ha presieduto il tavolo che ha visto partecipare Agcom, polizia postale e delle comunicazioni, Autorità per la privacy e Garante per l’infanzia, e rappresentanti di associazioni come Confindustria digitale e Assoprovider insieme a operatori del settore del calibro di Google e Microsoft. Si tratta, si legge in una nota, di un «intervento ritenuto necessario anche a seguito dei gravi fatti di cronaca che hanno visto alcuni giovanissimi arrivare a gesti estremi dopo essere stati oggetto di insulti e diffamazioni su Internet». Prevede che gli operatori della rete, in particolare chi opera nei social network, si impegnino ad attivare meccanismi di segnalazione, ben visibili e cliccabili all'interno della pagina visualizzata, in modo da consentire anche a bambini e adolescenti l'immediata indicazione di situazioni a rischio e di pericolo. Il fine è quello di prevenire e contrastare il proliferare del fenomeno. È prevista anche l’istituzione di un Comitato di monitoraggio «senza oneri per lo Stato». Tra gli articoli della bozza, vi è il numero 3 in cui si legge che «gli aderenti si impegnano a rendere efficienti i meccanismi di risposta alle segnalazioni (effettuati da personale opportunamente qualificato) azionati in termini di tempi di rimozione dei contenuti lesivi per la vittima del cyberbullismo, non superiori alle 2 ore dall’avvenuta segnalazione, al fine di evitare che le azioni si ripetano e/o si protraggano nel tempo, amplificando gli effetti che la condotta del cyberbullo ha in Rete sulla vittima, per la quale l’efficacia della segnalazione costituisce l’unico strumento possibile di controllo». Nella bozza, inoltre, viene poi sottolineata in premessa «la crescente tendenza dei giovani a sviluppare, attraverso l’uso dei nuovi media, una forma di socialità aggressiva e violenta che può indurre all’adozione di quei comportamenti discriminatori e denigratori verso i propri coetanei che spesso sfociano in episodi di cyberbullismo, attraverso la diffusione di post ed immagini o la creazione di gruppi «contro». Catricalà ha aggiunto: «Voglio esprimere la mia soddisfazione per la collaborazione ricevuta non solo dalle Istituzioni ma anche dagli operatori della Rete su un tema così delicato e rilevante per la vita dei nostri giovani e giovanissimi». Il codice sarà consultabile per 45 giorni sul sito http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php?.

 

Rossella Velotto

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Abolizione tribunali? Una bocciatura per crescere

La bocciatura del referendum su abolizione Tribunali, dovrebbe dare

più impulso a ricorrere ai sistemi extragiudiziali per la risoluzione

delle controversie. Fra questi sistemi il più avvantaggiato è quello

della mediazione civile e commerciale "obbligatoria". L'adozione di

sistemi extragiudiziali contribuiscono anche se in minima parte a

rendere l'Italia più competitiva, ragion per cui non si è capito il

perchè dell'interessamento di alcuni politici regionali che si sono

adoperati così tanto affinchè il settore giustizia dovesse restare

fuori dalla stabilizzazione finanziaria e dallo sviluppo. Perchè solo

9 Regioni, tra l'altro "molto chiacchierate", hanno chiesto il

referendum sulla nuova geografia giudiziaria, mentre i restanti 11

Consigli Regionali (che rappresentano più di un terzo della

popolazione) come la Lombardia, il Lazio, la Sicilia, la Sardegna,

l'Emilia Romagna, la Toscana, il Veneto, l'Umbria, la Valle D'aosta,

il Molise, il Trentino Alto Adige, hanno preferito restarne fuori?

 

Con la loro mancata partecipazione referendaria hanno già dato una

risposta adeguata e semplice: invogliare forse i cittadini ad accedere

alla giustizia extragiudiziale che non costa nulla ed abbrevia il

percorso di risoluzione della controversia (max 3 mesi). E' necessaria

una divulgazione culturale su tutte le forme alternative alla

risoluzione dei conflitti - afferma Pecoraro, presidente

dell'organismo internazionale di conciliazione e arbitrato - se si

vuole rispondere in modo concreto alle reali esigenze dei cittadini

che attraverso questi nuovi istituti ben possono fare a meno di

Tribunali, procure e uffici dei giudici di pace, questi avranno più

tempo per dedicarsi alle cause in corso, per smaltire gli arretrati,

essere destinati a giudicare fatti penali e/o ad incarichi più

prestigiosi. Per ora sono già tanti i giovani che attraverso i

tribunali extragiudiziari stanno intraprendendo un nuovo percorso

professionale remunerativo e che potrebbe per il futuro rivelarsi

pieno di soddisfazioni. Che piaccia o no, questa bocciatura da parte

della Consulta ha posto fine al mantenimento di posizioni specfiiche

privilegiate "di quartiere" a discapito dei cittadini e dei giovani.

 

Redazione

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Arriva l'ok per la bozza del primo codice antibullismo

 

La bozza del primo Codice di Autoregolamentazione per il contrasto del cyber-bullismo è stata approvata al tavolo presieduto dal viceministro Catricalà con rappresentanti di istituzioni e associazioni. Prevede che gli operatori della rete, in particolare chi opera nei social network, si impegnino ad attivare meccanismi di segnalazione, ben visibili e cliccabili. Il codice sarà a consultazione pubblica per 45 giorni.

 

Notizia del 8/01/2014 ripresa dall'agenzia Ansa

 

 

 Redazione

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Una “Piattaforma Italiana” per l’idrogeno e le celle a combustibile

 

La proposta degli esperti per cogliere le opportunità di Horizon 2020

 

“Horizon 2020”, il nuovo programma dell’Unione Europea per la ricerca e l’innovazione, riconosce un ruolo rilevante alle tecnologie dell’idrogeno e delle celle a combustibile per conseguire gli obiettivi energetici ed ambientali della Strategia europea 20-20-20, e assegna maggiori fondi alla nuova “Piattaforma Europea Idrogeno e celle a combustibile”.

 

Per approfondire le opportunità per l’Italia di Horizon 2020 per lo sviluppo delle tecnologie dell'idrogeno e delle celle a combustibile, l’ENEA, insieme all’Associazione Italiana idrogeno e celle a combustibile (H2It), la Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche (FAST) e l’Università degli Studi di Perugia, ha organizzato oggi una giornata di studio “Idrogeno e celle a combustibile nell’ambito di Horizon 2020. Quali opportunità per il sistema Italia ”, a cui ha partecipato, fra gli altri, l’onorevoleVittorio Prodi del Parlamento Europeo.

 

Gli organizzatori hanno colto l’occasione per portare all'attenzione dei decisori politici l’esigenza di definire una “Piattaforma Italiana Idrogeno e celle a combustibile”, che corrisponda ad una strategia e una politica nazionale in linea con l’Europa e con i maggiori stati membri, a partire dalla posizione espressa dalla Germania.

E’ emersa una realtà italiana fatta di imprese, investitori, centri di ricerca, università, regioni ed Enti Locali, che, nonostante la mancanza di un quadro nazionale definito, crede ed investe nello sviluppo delle tecnologie dell’idrogeno e delle celle a combustibile, raggiungendo in alcuni casi punte di eccellenze con prodotti competitivi anche a livello europeo e mondiale.

 

Angelo Moreno dell’ENEA, che ricopre anche la carica di Presidente dell’Associazione italiana idrogeno e celle a combustibile, ha dichiarato: “La tecnologia delle celle a combustibile è ormai matura e può contribuire all’evoluzione dell’economia italiana verso un sistema low carbon, tenendo anche presente che l’evoluzione delle fonti rinnovabili e la generazione distribuita stanno determinando l’urgenza di una trasformazione radicale del sistema energetico. E’ quindi necessario che l’'Italia si impegni per cogliere le opportunità offerte da Horizon 2020, anche mediante il trasferimento tecnologico all’industria nazionale delle attività di ricerca, come già fa l’ENEA, in modo da sviluppare un sistema industriale delle tecnologie dell’idrogeno e delle celle a combustibile capace di competere sui mercati internazionali, di incidere sullo sviluppo dell’economia del Paese e di creare nuovi posti di lavoro".

A livello internazionale Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Germania sono le nazioni che stanno investendo di più e dove gli sforzi di ricerca e sviluppo hanno dato risultati concreti, sia in termini di creazione di nuovi business e posti di lavoro che di prodotti già disponibili sui mercati mondiali.

 

 Redazione

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Barrano, Vice Presidente CONFASSOCIAZIONI:

“Un altro passo verso il riconoscimento delle professioni dei beni culturali”

 

Trovato l’accordo tra le forze politiche sul riconoscimento dei professionisti dei beni culturali. Si tratta di un emendamento al Codice dei Beni Culturali (ddl. 362), che riconosce il ruolo e la qualificazione dei professionisti che quotidianamente contribuiscono alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

La notizia sull'accordo è stata annunciata dalla relatrice del testo On. Manuela Ghizzoni, Vicepresidente della Commissione Cultura alla Camera. Salvo Barrano, Vice Presidente con delega ai Beni Culturali di CONFASSOCIAZIONI e Presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi - ANA, commenta così: “Diamo atto alla Commissione e al Governo dell'impegno profuso nelle ultime settimane nel portare avanti il disegno di legge, per favorire la buona occupazione nel settore dei beni culturali.

Valutiamo positivamente anche la nuova formulazione del testo, che sancisce definitivamente il ruolo dello Stato, scongiurando il rischio di interpretazioni ambigue sulle funzioni del Ministero”.

Essendo già stati acquisiti i pareri di merito delle commissioni competenti - conclude Barrano - facciamo appello al Parlamento e al Governo perchè assicurino un iter rapido. Se la cultura è davvero al centro dell’azione politica di questo governo, offrire riconoscibilità istituzionale i professionisti dei beni culturali è un passo decisivo e concreto per invertire la rotta degli ultimi anni“.

 

 

Redazione

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Una società dell’informazione senza barriere

 

Ilaria Cino, progettista europea, sostiene il principio “design for all”

 

ROMA- In data 25 novembre 2013, che ha coinciso con la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, è stato presentato alla Camera dei Deputati il convegno “Napoli News Magazine e NeWage: un progetto editoriale innovativo nel e per il sociale". Tale convegno è voluto essere momento di riflessione e di condivisone del primo mass media pensato esclusivamente per i non vedenti e anche un confronto sul rapporto tra disabilità e mezzi di comunicazione. “NeWage” di Lidia Ianuario, organizzatrice e moderatrice dell’evento, è il primo portale in Italia accessibile a ciechi, ipovedenti e sordomuti tradotto in inglese, russo e prossimamente anche in cinese e giapponese. Esso è divenuto supplemento cartaceo in Braille della rivista mensile, di promozione turistica, edita da Sergio Angrisano. Nell’ambito della Conferenza si è voluto dare spazio a varie start up aziendali che si sono occupate e si occupano di diversamente abili e che condividono fini sociali affini. Al tavolo dei relatori la dott.ssa Ilaria Cino, che ha aderito a questa iniziativa in qualità di membro di Europe Project Forum, che è un’organizzazione internazionale indipendente tesa a promuovere la partecipazione della società al raggiungimento degli obiettivi di Europa 2020, che è una strategia di crescita del decennio 2010-2020. L’intervento ha riguardato le normative e gli orientamenti europei sul tema della disabilità, con particolare attenzione agli aspetti che interessano il rapporto con i media. Da esso si è evinto che l’obiettivo principale della strategia 2020 è la rimozione degli ostacoli e delle barriere, che impediscono alle persone con disabilità di partecipare a pieno titolo alla società dell’informazione, rendendola loro accessibile. Come strumento principale per la sua attuazione viene individuato il principio “design for all”, ossia della progettazione per tutti. Esso si attua per sensibilizzare la società tutta sull’accoglimento di questa consapevolezza per progettare in maniera partecipata una società inclusiva con lo sviluppo di ausili tecnologici, la diffusione di programmi e servizi informativi utilizzabili da nella misura più estesa possibile. La tecnologia, infatti, non deve essere esclusiva. Dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006 si è avuto un approccio nuovo nel concepire l’handicap, non più strettamente medico-assistenziale, ma volto al riconoscimento di bisogni culturali e informativi. Inoltre si crede che la disabilità risieda nella società e non nella persona, essendo essa il risultato dell’interazione tra persona con minori azioni e barriere comportamentali e ambientali.

Vengono quindi individuate nelle condizioni sociali, culturali e ambientali quelle carenze che non ne consentono l’effettiva partecipazione ed integrazione. Da un rapporto della Commissione si evince che l’industria mediatica è lontana dal progettare un’informazione per tutti, ovvero nel cercare di adattare e sviluppare tecnologie che possono raggiungere un pubblico molto più vasto ed eterogeneo. In media solo il 5% dei siti web pubblici è pienamente fruibile da parte delle persone diversamente abili, mentre molti emittenti televisive offrono ancora pochi programmi con sottotitoli e audiodescrizioni. Da alcuni studi infatti emerge la tendenza di una rappresentazione mediatica delle persone con disabilità distante dalla realtà, legata il più delle volte o a notizie di cronaca nera o ad eventi di eccezionalità. Così come dimostra una recente indagine “comunicare la disabilità”, condotta dall’Osservatorio Nazionale permanente dell’Università Iulm. Dalla ricerca, realizzata su un campione di 26.000 messaggi pubblicitari emerge che negli spot sociali, cioè quelli che hanno come protagonisti solo disabili all’estero raggiungono quota 47% contro il 27% degli spot in Italia, di cui solo la metà preferisce affiancare persone normodotate a soggetti con disabilità. Negli spot commerciali invece solo il 3% è presente una persona con disabilità contro il 26% degli spot stranieri. A confermare il dato vi è anche l’analisi di un questionario, sottoposto a 70 disabili e famiglie su come il tema della disabilità viene trattato dai mass media. Dai risultati delle interviste si evince che per il 65% degli intervistati i giornali e tv scadono troppo nel sensazionalismo, mentre per l’80% non sono capaci di raccontare la vita dei disabili secondo un approccio più lieve, ossia meno drammatico. La Carta dell’ONU costituisce l’unico documento vincolante per tutti gli Stati membri che l’hanno ratificata. Alla luce di quanto esaminato dai dati riportati, la progettista europea ha concluso l’intervento, affermando quanto sia opportuno sensibilizzare l’industria mediatica nel trattare la dimensione della disabilità e favorire il passaggio dalla cultura dell’handicap alla cultura della normalità come riconoscimento, come quella cultura che afferma la diversità di ogni essere umano come patrimonio pluralistico, multiforme di culture, capacità e stili di vita. Occorre progettare una società senza barriere.

 

 Rossella Velotto

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L’Emilia Romagna prende sul serio la tutela ambientale

 

Ancora una volta l’Emilia Romagna risulta essere la prima tra le regioni italiane per quanto riguarda l’impegno nella tutela ambientale. I numeri, infatti, parlano da soli e sono quelli elaborati da E.R.V.E.T., Agenzia di sviluppo territoriale a supporto della regione Emilia Romagna che contribuisce alle scelte di programmazione regionali, allo sviluppo delle relazioni tra regione province e comuni, alla promozione dello sviluppo sostenibile e alla corretta qualificazione ambientale del territorio regionale.

Prima in Italia per le Registrazioni E.M.A.S. con 181 imprese registrate, pari al 16% nazionale.

L’ E.M.A.S. = Eco-Management and Audit Scheme è il Sistema comunitario di ecogestione e audit ovvero una procedura di certificazione ambientale volontaria con il quale aziende private e pubbliche si impegnano a migliorare il proprio impatto ambientale garantendo al contempo una adeguata informazione dei cittadini circa i provvedimenti adottati in tal senso. In Emilia Romagna il comparto che conta il maggior numero di registrazioni è quello Alimentare con 60, mentre tra le province la prima è quella di Parma con 46.

Seconda in Italia per le Certificazioni ambientali ISO 14001 con 1871 riconoscimenti, pari all’11% nazionale.

In questo caso a primeggiare a livello regionale è la provincia di Bologna con 379 registrazioni, pari al 20% del totale ed il settore con il maggior numero di registrazioni è il Metalmeccanico con 375, pari al 17%. Le Certificazioni ISO 14001 sono dirette a garantire il monitoraggio dell’impatto sull’ambiente dell’azione aziendale. Attraverso una corretta pianificazione, gestione e controllo dell’attività delle singole imprese si riesce infatti a ridurre il suo impatto sul territorio e a migliorarne la efficienza produttiva.

Terza per le Licenze Ecolabel con 17 licenze contro le 27 della Toscana e 24 della Lombardia.

Ecolabel è il marchio europeo che certifica il ridotto impatto ambientale del ciclo produttivo delle imprese che si fregiano dello stesso. Ottenere una licenza di questo tipo garantisce che il prodotto ha durante il suo ciclo di vita un impatto ambientale minimo e un suo più facile riutilizzo.

Prima, infine, per le Dichiarazioni Ambientali di prodotto con 48 prodotti/sevizi certificati.

La Dichiarazione Ambientale di prodotto è una procedura che certifica la quantificazione delle prestazioni ambientali di un prodotto attraverso l’analisi del suo ciclo di vita permettendo in questo modo non solo di avere delle informazioni sulle caratteristiche dei materiali che lo compongono ma anche di capire come smaltire nel modo più opportuno lo stesso.

 

Per maggiori informazioni

http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/istituzioni/2013/11/14/Emilia-Romagna-vertici-certificazioni-ambientali_9617747.html

http://www.environdec.com/it/Cose-un-EPD/#.Uo4uJvlyHMU

http://ec.europa.eu/environment/ecolabel/index_en.htm

 

Ferdinando Manfredonia

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Un’Agenda Verde per un’Italia più green

 

Oggi il Consiglio dei Ministri ha approvato, su proposta del Ministro dell’Ambiente e tutela del Territorio e del Mare, Andrea Orlando, un disegno di legge collegato alla legge di Stabilità contenete tutta una serie di disposizioni in materia di tutela ambientale. Questo è il primo passo che il nostro paese compie per cercare di realizzare un progetto di sviluppo che fonda politiche ambientali e industriali, per questo quella approvata oggi è un’agenda Verde. Traccia il percorso da seguire per intraprendere scelte ambientali virtuose, semplificando il quadro normativo e creando così le condizioni per investimenti e crescita economica nel campo della green economy. Il provvedimento prende in esame diverse materie, la protezione della natura, la difesa del suolo, la valutazione di impatto ambientale, gli acquisti ed appalti 'verdi', la gestione dei rifiuti e il servizio idrico.

È soprattutto quest’ultimo l’argomento di cui ci occuperemo. L’intervento in materia di risorse idriche, infatti, era il più atteso, non solo per rispondere agli esiti referendari del 2011 ma anche per occuparsi di un settore troppo spesso lasciato in disparte.

 

Tre sono le novità introdotte:

1. Un Fondo di garanzia per il servizio idrico nazionale: dal 2014 sarà istituito un Fondo per rispondere alle esigenze e emergenze idriche su tutto il territorio nazionale, finanziando progetti per migliorare e potenziare la rete. In particolare il Fondo dovrà finanziare la realizzazione di reti fognarie e di impianti di depurazione in modo da evitare anche eventuali sanzioni da parte dell’Europa e sarà costituito da una specifica componente della tariffa del servizio idrico.

2. Tariffa sociale del servizio idrico integrato: come ha affermato il ministro Orlando questa è una "prima risposta al messaggio politico venuto dal referendum". La disposizione infatti serve a garantire la natura “pubblica” dell’acqua, perché l’Autorità per l’energia elettrica e il gas assicurerà agli utenti a basso reddito del servizio idrico integrato l’accesso a condizioni agevolate alla quantità d’acqua necessaria a soddisfare i bisogni fondamentali. Anche in questo caso la copertura finanziaria sarò garantita da un’apposita componente tariffaria a carico degli utenti esenti da agevolazioni.

3. Morosità nel servizio idrico integrato: riprendendo sempre le parole del ministro Orlando "non si può lasciare all'azienda la facoltà di decidere del distacco dell'acqua. Bisogna garantire procedure adeguate, vista la specificità del bene acqua, che è un bene fondamentale per la vita umana". Di conseguenza il provvedimento tenta di regolamentare meglio la procedura di morosità per ridurne l’insorgenza in modo da far si che i suoi costi non ricadano sugli utenti non morosi e allo stesso tempo cerca di garantire l’erogazione del quantitativo di acqua sufficiente anche a chi non è in regola con i pagamenti.

 

Questi dunque i punti fondamentali oggetto di intervento del Governo. Naturalmente questo provvedimento attende ora di essere messo alla prova per constatarne l’efficacia.

 

Per maggiori informazioni

http://www.governo.it/Governo/ConsiglioMinistri/dettaglio.asp?d=73694

 

 

Ferdinando Manfredonia

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Certificazione dei prodotti agricoli campani: Fedagri presenta la Convenzione con la Bureau Veritas

 

All’indomani dell’allarme “terra dei fuochi” e dello scetticismo che il mercato ha manifestato nei confronti dei produttori agricoli, Fedagri Campania, la Federazione agricola di Confcooperative, punta alla tutela delle eccellenze e si concentra sulla certificazione di qualità dei prodotti agricoli cooperativi.

 

La Federazione, in collaborazione con Fedagri nazionale, ha firmato presso la sede legale di Confcooperative la Convenzione con la Bureau Veritas, società francese con diverse sedi in Italia. La società si occuperà di monitorare i terreni, i prodotti e di rilasciare un bollino di qualità a prezzi convenienti per le associate. La presentazione è pubblica ed è aperta alla stampa.

Ai lavori parteciperà anche l’on. Pietro Foglia, presidente della commissione Agricoltura della Regione Campania.

“Dobbiamo agire per salvaguardare i produttori virtuosi. La cooperazione è per sua natura presidio della zona in cui opera e all’indomani dell’allarme generalizzato e indiscriminato intendiamo lavorare per salvaguardare quanto di sano ancora esiste. A rischiare è l’economia di un Paese. Per quanto di nostra competenza, abbiamo già chiesto alle istituzioni locali, nella sede adeguata, uno sforzo per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica. La Federazione, dal canto suo, lavorerà per preservare la filiera cooperativa” spiegano Carlo Mitra, commissario Confcooperative Campania e ideatore del progetto e Luigia Adiletta, presidente Fedagri Campania.

 

La sede di Confcooperative Campania è al Centro Direzionale di Napoli, isola E 1, quarto piano

 

Dott.ssa Marina Bisogno

Comunicazione Confcooperative Campania

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Ritardo treni per "causa di forza maggiore"

 

Quante volte ti sarà capitato di subire i ritardi di un treno per "causa di forza maggiore" - come una forte pioggia o una nevicata - senza ricevere alcun rimborso del biglietto? Da quest'anno non può più accadere: lo ha stabilito la Corte di Giustizia Europea. E noi abbiamo diffidato Trenitalia, Trenord e NTV-Italo.

 

Abbiamo diffidato le tre compagnie di trasporto italiane affinché tolgano dai loro contratti le clausole che gli permettono di non rimborsarti parzialmente il biglietto, quando il ritardo è dovuto alle cosiddette cause di forza maggiore (cioè problemi che non dipendono direttamente da inefficienze del sistema, come ad esempio il maltempo o gli scioperi). Queste clausole - di cui più volte le società di trasporti si sono avvalse per evitare l'indennizzo dei passeggeri - sono ora diventate vessatorie, visto che la Corte di Giustizia Europea, con la sentenza n. 509/11 del 26 settembre 2013, ha stabilito che il rimborso è obbligatorio anche in questi casi (si tratta di un valore pari al 25% del prezzo pagato se il ritardo è compreso tra i 60 e 119 minuti, pari al 50% se è superiore a 120 minuti). A restare fuori dalla responsabilità delle società è il risarcimento del danno che può, eventualmente, derivare dal ritardo: ad esempio, il non essere arrivati in tempo ad un appuntamento e quindi subire per questo una perdita economica.

 

Una novità non da poco

Si tratta di una svolta che avrà un certo impatto per i viaggiatori e i pendolari italiani, visto i disagi che ogni inverno arrivano puntuali (quelli sì) alla prima neve. Da quest'anno, se ti dovesse succedere, per legge, dovrai avere il tuo rimborso. E così, si spera, le società avranno uno stimolo in più a migliorare i loro sistemi affinché non vi siano troppi intoppi, ad esempio, a causa del maltempo.

 

I prossimi passi

Se entro 15 giorni non riceveremo risposta alla nostra diffida, oppure se le nostre richieste non verranno accolte, il passo successivo sarà un'azione inibitoria in giudizio, cioè una richiesta al Tribunale di imporre la cancellazione o la modifica delle clausole vessatorie dai contratti. Ti terremo aggiornato.

 

Redazione

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Verdi: nuova governance e strategie per la “terra dei fuochi” 

Bonelli: urge un decreto legge per la “Terra dei Fuochi”. Tra proposte la creazione di area no tax per favorire sviluppo.

 

Un decreto legge del Governo con cui mettere in atto le misure necessarie per bonificare la Terra dei Fuochi, la zona ad alto degrado ambientale tra Caserta e Napoli nella quale vengono bruciati rifiuti tossici: lo chiede il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, da Napoli dove è intervenuto per presentare il nuovo commissario regionale Vincenzo Peretti e la neo consigliera verde nel consiglio comunale di Napoli Teresa Caiazzo che già da lunedì scorso ha affiancato il consigliere comunale Carmine Attanasio nei banchi di via Verdi.

Due le iniziative che, secondo Bonelli, l'atto urgente dell'esecutivo dovrebbe contenere: l'utilizzo dei beni confiscati alla camorra per effettuare la caratterizzazione dei territori e le bonifiche e l'istituzione di un'area 'No tax' nel triangolo della Terra dei Fuochi per consentire l'avvio di un'industria ad alto contenuto tecnologico ''per coniugare - ha spiegato - risanamento ambientale e occupazione''. Nell'area interessata dal fenomeno, secondo il leader dei Verdi, i primi passi da fare sono l'individuazione dei pozzi inquinati, la loro conseguente chiusura e la caratterizzazione dei territorio, cioè la verifica di quali terreni possono ancora essere impiegati per la coltivazione. ''I terreni che non possono più essere coltivati - ha detto - potrebbero essere impiegati per la canapa con la creazione, nell'area stessa, di tutta la filiera della trasformazione , ma anche per florovivaistica e fotovoltaico''. Accanto alle misure per il risanamento e il recupero delle aree, Bonelli ha posto l'accento sulla necessità di ''potenziare il controllo aereo'' con un maggiore coordinamento tra tutte le forze dell'ordine e il corpo forestale e ''di avviare indagini epidemiologiche'' per verificare a che punto è la contaminazione della catena alimentare. ''Il Governo - ha concluso - deve assumersi una forte responsabilità economica per realizzare questi interventi per porre fine a quello che è stato un disastro annunciato, di cui la politica era a conoscenza da tanti anni''.

 

Redazione

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Concorrenza o monopolio per gestire la “nostra” acqua, elettricità o gas?

 

Oggi ci occuperemo di un argomento abbastanza complesso, analizzeremo le differenze tra un monopolio e un mercato di tipo concorrenziale con particolare riferimento alla gestione delle forniture di acqua, elettricità e gas.

Partiamo dal realizzare una  introduzione in via generale su questi due tipi di  mercati.

Il monopolio si caratterizza per il fatto che in tali condizioni non esiste concorrenza e perciò il monopolista può determinare il prezzo di mercato del bene che produce. C’è così  la presenza di una cosiddetta  barriera all’entrata che impedisce alle altre imprese di entrare nel mercato.

Barriera o barriere all’entrata che possono essere determinate da diverse cause:

 

  • una  risorsa chiave per la produzione di un determinato bene o servizio è detenuta da un’unica impresa

  • lo Stato concede la produzione  di un determinato bene o la gestione di un servizio ad un’unica impresa

  • il monopolista riesce a produrre un determinato bene  in maniera più efficiente e con minori costi di produzione rispetto ad una molteplicità di produttori

  • il monopolista ha acquisito il controllo delle altre imprese che agivano nel medesimo mercato, crescendo in dimensioni.

 

Naturalmente il monopolio comporta dei costi in termini di benessere sociale derivanti dal fatto che il monopolista sceglie di produrre una quantità di bene inferiore a quella socialmente efficiente. Inefficienza che è connessa con il prezzo praticato dal monopolio: i consumatori acquistano in quantità inferiore perché l’impresa pratica un prezzo superiore.

Poiché i monopoli non riescono ad allocare le risorse in maniera efficiente, il legislatore può rispondere a questo problema con una tra queste scelte di politica economica:

 

  • cercare di sviluppare la concorrenza nei settori  monopolistici

  • regolamentando con apposite normative antitrust il comportamento delle imprese monopolistiche

  • trasformando alcuni monopoli privati in imprese pubbliche

 

Il mercato di tipo concorrenziale , invece, è totalmente diverso. Una situazione di concorrenza è quella in cui la presenza di due o più produttori mette i consumatori nella posizione di poter scegliere sulla base della qualità, della convenienza, del  prezzo e così via.

Un mercato concorrenziale, quindi, ha queste caratteristiche:

 

  • Presenta una moltitudine di venditori e compratori

  • I beni che vengono offerti dai  diversi venditori sono perfetti  sostituti, beni  rispetto ai quali per i consumatori è facile sostituirli con altri beni che soddisfino il medesimo bisogno.

  • Compratori e venditori sono price taker nel senso che devono accettare il prezzo che il mercato determina

  • Le imprese possono entrare e uscire liberamente dal mercato

  • Compratori e venditori sono perfettamente informati, grazie soprattutto ai moderni mezzi di comunicazione che mettono entrambi i soggetti nella condizione di poter  conoscere meglio l’attività delle imprese e le abitudini dei consumatori

 

Di conseguenza in termini di benessere sociale i mercati concorrenziali garantiscono una migliore allocazione delle risorse e un maggior benessere rispetto al monopolio, perché sono la domanda e l’offerta che determinano il suo andamento.

 

Adesso passiamo ad analizzare come in Italia sia gestita la fornitura di elettricità, gas ed acqua.

Partiamo dal mercato dell’elettricità. La liberalizzazione del  mercato dell’elettricità è iniziata con il decreto legislativo 16 marzo 1999, n° 79, cosiddetto decreto Bersani, che ha recepito le indicazioni contenute nella direttiva europea n° 92 del 1996 sulla creazione del Mercato Unico dell'energia. Il decreto ha istituito un mercato elettrico organizzato (Borsa dell’energia elettrica) all’interno del quale si può contrattare acquisto e vendita di energia elettrica, la sua gestione è stata affidata al Gestore del Mercato Elettrico (G.M.E.) che si fa garante del rispetto dei principi di trasparenza e obiettività propri di questo tipo di mercato, promuovendo così:

  • la concorrenza permettendo  facilità di ingresso nel mercato di nuovi operatori

  • fa si che il prezzo orario dell’energia elettrica rispecchi quello determinato dalla domanda e offerta

  • incentiva l’efficienza del mercato e una migliore gestione delle situazioni di carenza di energia

  • consente agli operatori di meglio programmare la gestione e erogazione dell’energia

In questo modo ciascun consumatore può liberamente decidere da quale venditore e a quali condizioni può acquistare l’energia elettrica e quando eventualmente cambiarli scegliendo un’offerta che ritenga più conveniente.

Anche il mercato del gas è stato oggetto di liberalizzazione e quindi anche qui i consumatori possono scegliere da quale venditore e a quali condizioni acquistare il gas. Per quanto riguarda il gas c’è però una precisazione da fare e cioè che la gestione, la distribuzione e il trasporto di gas naturale attraverso la rete dei gasdotti locali rimane affidata alla società di distribuzione. Mentre la fase di vendita ai clienti finali è svolta da società che operano in regime di concorrenza.

Per cui la liberalizzazione in questo caso ha riguardato la fase finale della attività, quella della vendita ma non quella della distribuzione.

E come nel mercato dell’elettricità anche in quello del gas è stato possibile far si che si realizzassero quelle condizioni di libera concorrenza di cui abbiamo parlato più sopra che fanno si che ciascuna società venditrice sia libera di pensare e offrire sempre nuovi prodotti che possano meglio rispondere alle esigenze dei consumatori.

Infine siamo arrivati al mercato della fornitura di acqua, dove, abbiamo una situazione che è  in divenire a seguito dell’esito referendario del 2011 che ha visto vincere il movimento dell’acqua pubblica. Infatti  nel 2011 con il decreto legislativo 201/2011 sono state attribuite all’Autorità per l’energia elettrica e il gas "le funzioni attinenti alla regolazione e al controllo dei servizi idrici".

Funzioni che riguardano la gestione del servizio idrico integrato e che consistono:

  • nella definizione dei costi

  • nella determinazione delle tariffe in maniera da poter coprire i costi

  • nello stabilire quali siano le competenze in tema di gestione del servizio

  • nella predisposizione degli strumenti più adeguati per l’affidamento del servizio

Riconoscendo la natura dell’acqua come bene pubblico l’Autorità si impegna a far si che la fornitura della stessa avvenga si attraverso enti gestori locali ma sia garantita a tutti gli utenti e che la qualità sia il più elevata possibile e al minor costo possibile. Per fare tutto ciò però occorrono ingenti investimenti infrastrutturali e non solo ma occorre anche far si che il sistema di tariffazione sia il più trasparente possibile e soprattutto e equo, garantendo così un servizio efficiente e di qualità a tutte le utenze.

Le nuove tariffe sull’acqua andranno così a garantire che:

  • sugli utenti non ricadano oneri impropri

  • ci sia una maggiore tutela di quegli utenti più disagiati

  • le tariffe saranno direttamente collegate alla qualità del servizio in modo da impedire che i gestori possano realizzare profitti ma a scapito della sicurezze e qualità

  • garantire che i costi rispecchino soltanto gli investimenti effettivamente realizzati

Infine cosa molto importante è che i metodi di determinazione delle tariffe saranno oggetto di consultazione pubblica ovvero sia le tariffe costituiranno delle proposte che l’Autorità renderà oggetto di consultazione pubblica.

 

Per maggiori informazioni

http://www.autorita.energia.it/it/index.htm

http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php


Ferdinando Manfredonia

 

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Un’ etichetta per una intolleranza: Regolamento U.E. 1169/2011

 

Oggi ci occuperemo del  Regolamento (U.E.) N. 1169/2011 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori. Il testo di legge ha non solo modificato la disciplina precedente,  nello specifico i regolamenti (CE) n. 1924/2006 e (CE) n. 1925/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, ma anche abrogato la direttiva 87/250/CEE della Commissione, la direttiva 90/496/CEE del Consiglio, la direttiva 1999/10/CE della Commissione, la direttiva 2000/13/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, le direttive 2002/67/CE e 2008/5/CE della Commissione e il regolamento (CE) n. 608/2004 della Commissione.

In primis va detto che il regolamento troverà applicazione soltanto dal 13 dicembre 2014, unica eccezione riguarda la disciplina della dichiarazione nutrizionale che avrà decorrenza dal 13 dicembre 2016. La finalità del regolamento è quella di garantire una maggiore tutela ai consumatori in materia di informazione sugli alimenti attraverso la definizione dei requisiti e delle responsabilità relative all’informazione stessa, prestando particolare attenzione alla etichettatura. Quest’ultima diventerà così il principale strumento di garanzia per il consumatore, che potrà prendere piena conoscenza delle caratteristiche e del processo produttivo dei prodotti. Di conseguenza, come ci ricorda il testo legislativo all’art.1 “ il regolamento si applica agli operatori del settore alimentare in tutte le fasi della catena alimentare quando le loro attività riguardano la fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori. Si applica a tutti gli alimenti destinati al consumatore finale, compresi quelli forniti dalle collettività, e a quelli destinati alla fornitura delle collettività”.

Scendiamo adesso più nello specifico prendendo in considerazione le novità più importanti e rilevanti del regolamento, quelle relative all’etichettatura nutrizionale. Sarà prevista una tabella nutrizionale obbligatoria, dove i valori medi di ciascun prodotto dovranno essere riportati in 100 gr o 100 ml. Le informazioni dovranno contenere le indicazioni relative al valore energetico, grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale.Il sodio scompare e verrà sostituito dal sale, in modo da facilitare la  comprensione della tabella; l’indicazione delle fibre, invece, diviene facoltativa, mentre quella del contenuto di colesterolo non è riportata nella lista delle indicazioni facoltative.

Infine particolare attenzione merita l’art. 21 relativo all’ “Etichettatura di alcune sostanze o prodotti che provocano allergie o intolleranze”. La norma prevede che qualsiasi allergene o suo derivato, definiti dall’Allegato II del regolamento come “sostanze o prodotti che provocano allergie o intolleranze”, usato nella produzione, preparazione di ciascun prodotto dovrà essere obbligatoriamente riportato nell’etichetta. La presenza dovrà essere segnalata “attraverso un tipo di carattere chiaramente distinto dagli altri ingredienti elencati, per esempio per dimensioni, stile o colore di sfondo”. Nell’ipotesi in cui più ingredienti o “coadiuvanti tecnologici” presenti all’interno di un alimento siano derivati da uno dei prodotti di quelli segnalati come allergeni o loro derivati, ciò dovrà essere precisato dalla etichettatura. Infine per garantire maggiori informazioni e quindi tenere sempre aggiornati i consumatori sui i prodotti da loro acquistati è previsto che la Commissione riesamini e se il caso aggiorni l’elenco contenuto nell’Allegato II.

Il legislatore europeo, quindi, ha posto le basi per garantire il diritto dei consumatori ad una adeguata informazione circa i prodotti alimentari, garantendo così la salute di tutti i cittadini e allo stesso tempo permettendo di compiere scelte consapevoli in relazione ai prodotti che consumano, prevenendo qualsiasi tipo di frode si possa realizzare nei loro confronti.

Maggiori informazioni

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2011:304:0018:0063:IT:PDF

 

Ferdinando Manfredonia

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Eliminiamo le barriere e superiamo i nostri limiti

 

Oggi parliamo della L. 9 gennaio 1989, n. 13 contenente “Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati”.

Questa norma è diretta a garantire alle persone affette da disabilità più o meno gravi la possibilità di un più facile accesso alle proprie abitazioni. Afferma, infatti,  il 1°comma dell’art 1 che “I progetti relativi alla costruzione di nuovi edifici, ovvero alla ristrutturazione di interi edifici, ivi compresi quelli di edilizia residenziale pubblica, sovvenzionata ed agevolata” devono rispettare le prescrizioni tecniche, fissate con  D.M. 14 giugno 1989, n. 236. Prescrizioni che come precisa il 2°comma sono “necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica, sovvenzionata ed agevolata”.

Naturalmente la normativa prosegue negli articoli successivi seguendo le finalità dettate dalla prima disposizione. Sono previste diverse deroghe alle norme del codice civile  in materia di condominio (art. 2) e in materia di distanze tra gli edifici (art.3). L’art. 4 si occupa, invece, degli interventi di adeguamento che abbiano ad oggetto un immobile che “sia soggetto al vincolo di cui all'articolo 1 della legge 29 giugno 1939, n. 1497” (Protezione delle bellezze naturali). In questo caso la competenza al rilascio delle dovute autorizzazioni è delle  “regioni, o le autorità da esse subdelegate”. Eventuale diniego “deve essere motivato con la specificazione della natura e della serietà del pregiudizio, della sua rilevanza in rapporto al complesso in cui l'opera si colloca…”. Naturalmente i lavori di adeguamento degli edifici dovranno essere realizzati nel rispetto delle norme antisismiche e di prevenzione degli incendi e degli infortuni (art.6). Importanti sono anche le disposizioni contenute nell’art.9 dove “per la realizzazione di opere direttamente finalizzate al superamento e all'eliminazione di barriere architettoniche in edifici… sono concessi contributi a fondo perduto” che saranno destinati  ai “portatori di menomazioni o limitazioni funzionali permanenti, ivi compresa la cecità, ovvero quelle relative alla deambulazione e alla mobilità, coloro i quali abbiano a carico i citati soggetti ai sensi dell'articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, nonché i condomini ove risiedano le suddette categorie di beneficiari”. 

Infine fondamentale è l’art. 10 che prevede l’istituzione presso il Ministero dei lavori pubblici di un “Fondo speciale per l'eliminazione e il superamento delle barriere architettoniche negli edifici privati”. Il fondo viene ogni anno rifinanziato e viene ripartito tra le regioni richiedenti con Decreto del Ministero dei lavori pubblici.

La Legge n 13 del 1989 per quanto scarna, conta appena 12 articoli, si pone a tutela di un’ampia categoria di cittadini che vede così la possibilità di  superare le proprie disabilità e vivere pienamente la propria vita e  mobilità senza limiti di sorta.

Per maggiori informazioni o per esporre dubbi e domande di seguito il link della Redazione di NeWage, dove potrete trovare risposte alle vostre domande.

 

redazionenewage@gmail.com

http://www.pianetanewage.it/

http://www.mit.gov.it/mit/site.php

 

Ferdinando Manfredonia

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 Maggiore sicurezza con un'adeguata conoscenza delle normative sulla Sicurezza Stradale

 

Oggi ci occuperemo di Sicurezza Stradale partendo da uno studio delle norme che disciplinano questa materia e prestando attenzione alle ultime modifiche accorse.

La normativa legata alla sicurezza stradale è da sempre diretta a garantire un elevato livello di sicurezza per tutti gli utenti della strada dagli automobilisti e motociclisti ai pedoni passando per i ciclisti. Tutti soggetti che una volta immessisi in strada sono potenzialmente esposti ai pericoli derivanti dalla circolazione.

Dal punto di vista legislativo la norma di riferimento è rappresentata dal Decreto Legislativo N. 285 del 30/04/1992 istitutivo del “Codice della Strada”, entrato in vigore il 1 gennaio del 1993 e aggiornato con successive modifiche. Il testo si compone di 245 articoli che prendono a disciplinare ogni aspetto della circolazione stradale, le modalità di costruzione e gestione delle strade, le diverse tipologie di veicoli e le norme di comportamento alla guida degli stessi, il tutto come ci ricorda l’art 1 comma 2 “ perseguendo gli obiettivi: di ridurre i costi economici, sociali ed ambientali derivanti dal traffico veicolare; di migliorare il livello di qualità della vita dei cittadini anche attraverso una razionale utilizzazione del territorio; di migliorare la fluidità della circolazione”.

Naturalmente nonostante una normativa così vasta ed esaustiva in materia il legislatore è dovuto spesso intervenire per rivedere le disposizioni del codice e rispondere alle esigenze di sicurezza che sono emerse da una realtà fatta spesso di incidenti che nella maggior parte dei casi ricadono nella fattispecie dell’omicidio colposo oppure sono dovuti a cattiva manutenzione delle infrastrutture stradali o dei mezzi di trasporto pubblici o privati e non ultimo all’inesperienza dei “piloti”.

Visto il poco tempo e spazio a nostra disposizione ci limiteremo a prendere in considerazioni le principali proposte di cambiamento del codice della strada ,tuttora in atto, considerando la proposta di Legge Delega presentata ed esaminata dal Governo lo scorso 26 luglio.

L’iter legislativo sarà ancora lungo, l’esecutivo dovrà prima raggiungere un accordo sulla legge delega che solo allora verrà esaminata da Camera e Senato. Quello che traspare da una prima lettura della proposta è che saranno previsti sospensioni, ritiri e revoche della patente anche per i minorenni, ricorsi più semplici e rapidi contro le multe, riordino della normativa su infrazioni, veicoli e segnaletica. La proposta si presenta nel complesso ancora vaga ad eccezione della parte relativa ai minorenni nei confronti dei quali si vorrebbe derogare al principio contenuto nella legge 698/1981 secondo cui non si può essere colpiti da sanzioni amministrative al di sotto dei 18 anni. In modo da far si che anche nei loro confronti si possa procedere con sospensioni ritiri e revoche. Attualmente, invece, è prevista solo la revisione della patente, obbligo che consiste nel ripetere gli esami, quando commettono un'infrazione normalmente punita con la sospensione della patente.

Abbiamo già detto che i tempi della revisione saranno lunghi e non c’è la certezza assoluta che essa giunga in porto, vista la fragilità del nostro esecutivo.

Quello che è certo da questa nostra breve analisi è che in materia di sicurezza stradale e codice della strada abbiamo avuto una tale nomorrea legislativa che ha fatto si che la disciplina abbia perso di vista il suo principale obiettivo, la chiarezza. Soltanto una legislazione chiara, agile ed esaustiva può svolgere una funzione di prevenzione e deterrenza quale quella che si richiede alle norme disciplinanti la sicurezza stradale.

 

Per maggiori informazioni

http://www.mit.gov.it/mit/site.php?o=vh&id_cat=76

http://www.aci.it/i-servizi/normative.html

 

Ferdinando Manfredonia

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Normativa nazionale acque

 

La norma principale per le acque è il D.Lgs. 152/06 "Norme in materia ambientale parte terza" che negli hanno ha subito modifiche sia per la parte relativa al monitoraggio di qualità delle acque sia per la parte di tutela dall'inquinamento.

Si riporta di seguito l'elenco delle norme che hanno modifica o integrato il D.Lgs. 152/06:

 

• D.Lgs. 4/08

• D.M. 131/08

• D.M. 56/09

• D.Lgs. 30/09

• D.M. 17 luglio 2009

• L. 36/10

• D.M. 260/10

• D.Lgs. 219/10

 

Per la regolamentazione a livello regionale e per i testi delle norme si rimanda ai Servizi on-line di www.ambienteinliguria.it - Acque\Normativa del settore.

 

 

NORMATIVA NAZIONALE ACQUE MINERALI NATURALI

 

• D.Lgs. 25 gennaio 1992, n.105 Attuazione della Direttiva 80/777/CEE relativa alla utilizzazione e alla commercializzazione delle acque minerali naturali

• D.M. 12 novembre 1992, n.542 Regolamento recante i criteri di valutazione delle caratteristiche delle acque minerali naturali

• Decreto Min. San. 13 gennaio 1993 Metodi di analisi per la valutazione delle caratteristiche microbiologiche e di composizione delle acque minerali naturali e modalità per i relativi prelevamenti dei campioni

• D.Lgs. 4 agosto 1999, n.339 Disciplina delle acque di sorgente e modificazioni al D.Lgs. 25 gennaio 1992, n.105, concernente le acque minerali naturali, in attuazione della direttiva 96/70/CE

• D.M. 31 maggio 2001 Modificazioni al D.M. 12 novembre 1992 n.542, concernente il regolamento recante i criteri di valutazione delle caratteristiche delle acque minerali naturali

• D.M. 11 settembre 2003 Attuazione della Direttiva 2003/40/CE della Commissione nella parte relativa all’etichettatura delle acque minerali e delle acque di sorgente

• Decreto 29 dicembre 2003 Attuazione della Direttiva 2003/40/CE della Commissione nella parte relativa ai criteri di valutazione delle caratteristiche delle acque minerali naturali di cui al D.M. 12 novembre 1992, n.542 e successive modificazioni, nonché alle condizioni di utilizzazione dei trattamenti delle acque minerali naturali e delle acque di sorgente

• Circolare Ministero Sanità 13 settembre 1991, n.17 Analisi microbiologiche di acque minerali naturali

• Circolare Ministero Sanità 12 maggio 1993, n.19 Analisi chimiche e chimico fisiche di acque minerali naturali

 

Il progetto europeo per eliminare gli odori degli scarichi industriali della lavorazione cuoio.

 

Eliminare gli odori degli scarichi industriali della lavorazione del cuoio. E' questo l'obiettivo del progetto triennale europeo Life "Biosur" (Rotating bioreactors for sustainable hydrogen sulphide removal) per la rimozione biologica dell'idrogeno solforato. Il progetto "Biosur", che durerà sino al 2015, coinvolge come partner il Consorzio Cuoiodepur, il Dipartimento di Biologia dell'Università di Pisa, il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell'Università di Firenze e Italprogetti Engineering Spa.

La nuova tecnologia studiata nell'ambito di "Biosur" sarà sperimentata nell'impianto di depurazione gestito dal Consorzio Cuoiodepur Spa, nel Comune di San Miniato (Pisa), dove vengono trattati gli effluenti delle circa 100 concerie del distretto di Ponte a Egola, che operano prevalentemente la concia al vegetale. L'idea è quella di dimostrare a livello locale e di promuovere a livello europeo, l'applicabilità di una soluzione tecnologica innovativa per la mitigazione dell'impatto ambientale.

Nell'ambito del progetto, il Dipartimento di Biologia dell'Università di Pisa si occuperà, in particolare, della caratterizzazione e del monitoraggio dei microrganismi responsabili del processo di depurazione.

Il SBBGR (Sequencing Batch Biofilter Granular Reactor – potenziato ad ozono) è il nuovo processo sviluppato dall’Istituto di ricerca sulle acque del Consiglio nazionale delle ricerche di Bari (Irsa-Cnr), in grado di depurare gli scarichi industriali contenenti anche composti scarsamente biodegradabili con la minima produzione di residui e abbattendo i costi.

Il progetto ha ricevuto dalla Commissione Europea il “BestLife Environment Projects” ed è un deciso passo avanti, sia in termini economico-industriali che ambientali a supporto dell’industria conciaria, tessile, olearia, della carta, del petrolio noti per la produzione di rifiuti liquidi poco biodegradabili, il cui trattamento e smaltimento risulta problematico per la difficoltà di raggiungere, con costi ragionevoli, i limiti di qualità allo scarico imposti dalle normative vigenti.

I processi di trattamento attualmente impiegati (basati sull’abbinamento di trattamenti chimico-fisici e biologici) si limitano a trasferire l’inquinante dal refluo alla fase solida, dando luogo alla formazione di consistenti volumi di fanghi tossici difficili da trattare e/o smaltire.

Il processo sviluppato dall’Irsa-Cnr, invece, è basato sull’integrazione della degradazione biologica con un trattamento ossidativo ad ozono, usato al solo fine di rendere biodegradabili i composti recalcitranti.

Il funzionamento del sistema biologico (basato su cicli di trattamento) consente inoltre di utilizzare il trattamento ossidativo con ozono in maniera specifica e controllata, dopo una prima fase di degradazione biologica per la rimozione dei composti biodegradabili e ossidando parzialmente i composti biorefrattari in modo da rendere anch’essi biodegradabili.

Il processo ha ricevuto il Premio Impresa Ambiente, ovvero la selezione italianadell’European Business Awards for the Environment, istituito dalla Direzione generale Ambiente della Commissione europea.

Sempre dall’Unione Europea, il finanziamento di un progetto Life coordinato dall’Irsa-Cnr, (“A new technology for treating municipal and/or industrial wastewater with low environmental impact”), avente come obiettivo il trasferimento tecnologico del processo su scala industriale per la depurazione dei reflui di conceria.

 

 

Pablo Arturo Di Lorenzo

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In Italia, difficile interpretazione per le concessioni demaniali

 

L’ Italia non è in grado di decidere, è ferma ai tempi di quando c’ era il sogno di creare l’ Italia. Anche in tema di concessioni del demanio marittimo con finalità turistico – ricreative, l’ Italia da prova di non saper legiferare e di non entrare in contrasto con la Direttiva della Commissione Europea. Neanche il Governo Monti è riuscito a disciplinare tale materia. Del resto lo slogan della politica Italiana è: “meglio rimandare a tempi più certi”.

 

Gli stabilimenti balneari sono gestiti da imprese, enti, o associazioni pubbliche che attrezzano il tratto di spiaggia in concessione con diversi servizi, come l'utilizzo di ombrellone, sdraio e lettino. L'utilizzo di questo servizio avviene in genere dietro corrispettivo monetario. Vi sono casi in cui l'utilizzo è gratuito, , tipico quello di utilizzo da parte associazioni rivolte ai militari o familiari di essi.

 

L'Unione Europea ha aperto una procedura di infrazione (n. 2008/4908) nei confronti dell'Italia,sollevando la questione di compatibilità con il diritto comunitario della normativa italiana in materia di concessioni del demanio marittimo con finalità turistico- ricreative. A parere dell'Unione le normative che favorivano i vecchi gestori impedivano alle imprese europee di vedere assegnate concessioni. In via transitoria si è ancora concesso proroghe delle precedenti concessioni. In un primo tempo si era parlato di portare la durata delle concessioni a 90 anni, poi sono passate norme profondamente diverse: Entro il 2015 anche in Italia si applicherà la regola europea della concessione a seguito di un'asta pubblica,normativa confermata dal decreto liberalizzazioni.

Difficile interpretazione demaniale?

In alcune Regioni si è introdotta una diversa figura di concessione: la spiaggia libera attrezzata dove l'ingresso è gratuito e si pagano solo i servizi come avviene nel versante adriatico. Negli altri stabilimenti del versante tirrenico invece il libero accesso è limitato solo nella fascia dei 5 metri dalla battigia e ad alcune condizioni, la possibilità di raggiungerla. In particolar modo è necessario e doveroso la comprensione dell’ articolo 1, comma 251, lettera e) della legge 2006 (legge finanziaria dello Stato) dove si evince che: “ I titolari delle concessioni dell’ area marittima demaniale hanno l’obbligo di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l’ area ricompresa nella concessione, anche al fine di balneazione”. La battigia, in genere è di 5 metri, ma a seconda dell’ arenile può essere maggiore o minore. Qualunque bagnante, ed è consuetudine, può raggiungere la battigia passando attraverso un lido privato per andarsi a fare un bagno; l’ incertezza si trova nelle ordinanze Comunali che dovrebbero attuare la legge e regolamentare la sosta sull’ arenile. L’ unica regola dovrebbe essere quella di non ostacolare in alcun modo le operazioni di salvataggio in mare, e dunque vietare sdraio o ombrelloni che oggettivamente possono creare ostacoli per l’ ipotetico salvataggio. La cosa più assurda, invece, è che i regolamenti Comunali, arrivano a vietare anche l’ uso di teli e perfino l’ utilizzo di palette e secchielli. Allora, ci si pone una domanda… Il bagnante che non ha soldi per poter accedere al lido, e che non ha la possibilità di andare in una spiaggia libera molto lontana, cosa deve fare? Non si deve portare neppure l’ asciugamano per potersi asciugare? E per giunta non deve appoggiare le ciabatte per il mare sulla battigia? Tale conflitto di interpretazione della pseudo normativa demaniale la si deve alla mancanza di armonizzazione legislativa tra Comuni, Regioni, Stato, ed Unione Europea. Non mi riferisco soltanto al fatto del bagnante, ma in una visione complessiva ed unitaria, tenendo in considerazione una normativa che deve essere attuata e armonizzata con il sistema giuridico Europeo. E’ opportuno a questo punto delineare le manovre legislative fatte dal Governo in precedenza, non per ultimo il Governo Monti che invece di legiferare in modo efficace ha rinviato la date di attuazione ( e questo per tenere ed elogiare un Governo tecnico); e disaminare la Direttiva Europea in materia di concessioni demaniali.

Resoconto Stato Italiano.

Il Senato sostiene che gli stabilimenti balneari e le aziende ad uso turistico- ricreativo costituiscono una realtà fondamentale per il sistema turistico nazionale, una vera e propria eccellenza dell’offerta turistico- ricettiva italiana. risultano censite nel nostro Paese 28.000 concessioni rilasciate per finalità turistico- ricreative con strutture «amovibili» e circa 1.000 pertinenze demaniali marittime con manufatti «inamovibili» di proprietà dello Stato. L 'Italia, con i suoi 7.458 chilometri di costa, si distingue per la sua specificità in ambito europeo. Gli stabilimenti balneari sono diffusi in tutto il territorio costiero del Paese ed in alcune particolari aree, come la Versilia e le coste romagnola, abruzzese e marchigiana, hanno raggiunto livelli di significatività economica paragonabile a quella di veri e propri distretti produttivi. Sono, inoltre, fortemente integrati con l'offerta alberghiera contribuendo al “ prodotto interno lordo turistico”.

Consuetudine concessioni demaniali.

Il punto focale e la cosa più grave è che la normativa in tema di concessioni ha dato progressivamente sempre più stabilità alla concessione demaniale, al punto che si è passati da una durata annuale ad una durata quadriennale, per poi arrivare ad una durata di sei anni, rinnovabile in modo automatico di sei anni in sei anni e così ad ogni successiva scadenza, salvo la revoca per motivi legati ad un pubblico interesse;

al rinnovo automatico della concessione demaniale marittima ad uso turistico- ricreativo si legava anche il cosiddetto "diritto di insistenza" che dava la preferenza alle precedenti concessioni, già rilasciate, in sede di rinnovo rispetto alle nuove istanze. Il quadro normativo più certo ha dato la possibilità di investire diversi milioni di euro nelle strutture turistiche ricettive, soprattutto a partire dal 2006, anno in cui si è assistito a un forte rinnovamento delle strutture balneari che, grazie al rinnovo automatico, hanno permesso agli istituti bancari di iscrivere ipoteca sulle strutture (previo nulla osta degli uffici demaniali) per mutui di durata anche ventennale.

Commissione Europea apre una procedura d’ infrazione ai danni dell’ Italia, in materia delle concessioni demaniali.

Nel 2008 la Commissione Europea ha aperto una procedura di infrazione (n. 2008/4908) nei confronti dell'Italia, sollevando la questione di compatibilità con il diritto comunitario della normativa italiana in materia di concessioni del demanio marittimo con finalità turistico- ricreative, nonché delle conseguenti iniziative legislative assunte dalle regioni. In particolare, l’articolo 37, comma 2, del Codice della navigazione, nell’ambito delle procedure di affidamento in concessione di beni del demanio marittimo (con finalità turistico- alberghiere), attribuisce preferenza – il cosiddetto diritto d’insistenza – al concessionario uscente;

al fine di superare le censure sollevate dalla Commissione, è stato approvato il decreto legge 20 dicembre 2009, n. 194 - recante "Proroga di termini previsti da disposizioni legislative" - che, all’art. 1, comma 18, abroga l’articolo 37, comma 2, del Codice della navigazione e, nel contempo, dispone una proroga estensibile, per la specificità del territorio italiano, alle concessioni in atto sino al 2015. La Commissione europea, in sede di esame delle disposizioni notificate dall’Italia, ha rilevato alcune discrepanze tra il testo del decreto-legge n. 194/2009 e quello della rispettiva legge di conversione la quale, in particolare, all’articolo 1, comma 18, reca un rinvio - non previsto nel decreto legge n. 194/2009 - all’articolo 1, comma 2, del decreto legge 5 ottobre, 1993, n. 400 e ha osservato che il combinato disposto delle norme citate, oltre a rimettere in discussione l'abrogazione del diritto di insistenza - intesa ad adeguare la normativa italiana a quella dell’UE - crea un quadro giuridico ambiguo per gli operatori economici. Pertanto, alla luce delle suddette considerazioni, la Commissione ha deciso, il 5 maggio 2010, di inviare all’Italia una lettera di messa in mora complementare. La Commissione Europea, per accompagnare gli Stati membri nella fase di recepimento della direttiva servizi, ha predisposto un apposito manuale in cui sono presentate e commentate le disposizioni della direttiva anche con riferimento agli orientamenti della Corte di giustizia. In Italia, il Dipartimento delle politiche comunitarie ha istituito la Guida per il monitoraggio della direttiva servizi allo scopo di assistere le singole amministrazioni nell'attività di recepimento della direttiva servizi.

Implosione sistema bancario.

A questo punto c’ è stata un’ implosione del sistema bancario,perchè l’incertezza normativa ha generato un blocco degli investimenti in quanto il sistema bancario. In assenza di norme certe, non c’ è un finanziamento per le strutture che insistono sulle concessioni demaniali, generando una drastica diminuzione del valore commerciale delle aziende. Le concessioni demaniali marittime diverse da quelle turistiche ricettive sono state escluse dalla proroga al 31 dicembre 2015, mettendo così a rischio l'esistenza di migliaia di aziende che insistono nelle aree portuali come i porti turistici, i cantieri navali e altre attività aventi finalità diverse da quelle turistico- ricettive.

Difficoltà interpretativa.

L’incertezza normativa rispetto al rinnovo delle concessioni è aggravata dalle difficoltà legate all'interpretazione giuridica del concetto di facile o difficile rimozione che rischia di vanificare gli sforzi del Ministro per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale per far ottenere un congruo risarcimento del valore dell’azienda in caso di mancata assegnazione della concessione al concessionario uscente. Le circolari amministrative, che in alcune parti sono contraddittorie, pongono il serio problema di ridefinire la materia per dare certezza alla qualificazione delle opere che insistono sul demanio marittimo, tenuto conto che i Comuni costieri hanno applicato in modo differente le circolari.

Disposizioni per l’ adempimento di obblighi derivanti dall’ appartenenza dell’ Italia alle Comunità Europee – Legge Comunitaria 2010.

Il Governo mediante un decreto legislativo avente ad oggetto la revisione ed il riordino della legislazione relativa alle concessioni demaniali marittime secondo i seguenti principi e criteri direttivi:

1) Stabilire limiti minimi e massimi di durata delle concessioni, entro i quali le Regioni fissano la durata delle stesse in modo da assicurare un suo rispondente all’ interesse pubblico nonché proporzionato all’ entità degli investimenti,

2) Prevedere criteri e modalità di affidamento nel rispetto dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento, di garanzia dell’ esercizio, dello sviluppo, della valorizzazione delle attività imprenditoriali e di tutela degli investimenti,

3) Individuare modalità per la riscossione e per la suddivisione dei proventi derivanti dai canoni tra Comuni, Province, Regioni,

4) Diritto libero e gratuito per l’ accesso e fruizione della battigia, anche ai fini di balneazione, disciplinando le ipotesi di costituzione del titolo di uso o di utilizzo delle aree del demanio marittimo,

5) Individuare i casi in cui le concessioni nuove, decadute o revocate sono assegnate nell’ ambito dei piani di utilizzazione delle aree del demanio marittimo predisposti dalle Regioni,

6) Prevedere criteri per l’ equo indennizzo del concessionario nei casi di revoca della concessione demaniale, nei casi previsti dall’ articolo 42 del codice della navigazione,

7) Stabilire criteri per l’ eventuale dichiarazione di decadenza delle concessioni, nonché i criteri e modalità per il sub ingresso in caso di vendita o di affitto delle aziende.

La confusione nel demanio marittimo ed il Decreto Sviluppo, durante il Governo Monti.

L’ anticipata fine del Governo Monti ha solamente accelerato gli interventi in materia di concessioni demaniali marittime. Tuttavia l’ intervento legislativo, ha in realtà posticipato il problema di fare una riforma seria ed organica in materia di concessioni. La legge di conversione del Decreto Legge 18 Ottobre 2012, n.179 ( cosidetto Decreto Sviluppo), proroga al 31/12/2020 la scadenza delle concessioni turistico ricreative, andando a modificare il testo dell’ articolo 1, comma 18, del Decreto Legge 30 Dicembre 2009, n. 194 (c.d. “ Decreto Milleproroghe” convertito con modificazioni dalla L. 26 Febbraio 2010, n. 25). E’ stato introdotto un emendamento che ha esteso la portata della proroga al 2020 anche alle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali, aventi finalità sportive e di nautica da diporto.

Circolo vizioso per la normativa concessioni demaniali.

Pertanto si va a riaprire nuovamente la vertenza con l’ Unione Europea, già oggetto di una procedura di infrazione chiusasi con il varo della Legge Comunitaria 2010, nella quale era prevista una delega al Governo per il riordino dell’ intero comparto. La norma di stabilità del 2013 inserisce nella proroga nuove tipologie concessorie, che all’ epoca risultavano escluse. Ci si imbatte quindi nel caso di concessioni per la nautica da diporto e sportive scadute prima del 2015 e rinnovate con scadenza inferiore al 2020, che oggi potrebbero invocare la proroga anche se, a tutti gli effetti, ne sarebbero escluse in quanto l’ atto concessorio rinnovato, non scadendo prima del 31/12/2015, ne risulterebbe escluso.

 

 

Pablo Arturo Di Lorenzo

 

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L’abbandono di animali domestici, da problema normativo a questione di Civiltà

 

Ogni anno con l’avvicinarsi delle vacanze estive  il problema dell’abbandono di animali domestici si ripresenta nonostante il susseguirsi negli ultimi vent’anni di diverse normative dirette a contrastare tale fenomeno.

Il 14 Agosto del 1991 è stata approvata la Legge n. 281“Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo”. Il principio generale enunciato all’interno dell’art. 1 della stessa e il seguente  “Lo Stato promuove  e  disciplina  la  tutela  degli  animali  di affezione,  condanna  gli  atti  di  crudelta'  contro  di  essi,  i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la  corretta convivenza tra uomo e animale e di  tutelare  la  salute  pubblica  e l'ambiente”.

La normativa  prevede nelle sue disposizioni  più importanti e maggiormente innovative che

proprio decreto, tra le regioni, le province e i comuni le disponibilità economiche.

Successivamente, il 6 febbraio 2003 il Ministero della Sanità di concerto con le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano ha stipulato un “Accordo in materia di benessere degli animali da compagnia e pet-therapy" con la finalità di contrastare il fenomeno del randagismo canino e ha previsto l’introduzione di ulteriori misure di prevenzione del fenomeno come:

  1. L’introduzione dal 1 gennaio 2005 dell’obbligo del microchip come unico sistema di identificazione degli animali

Nel 2004 la Legge 189 "Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate", ha fatto si che all’interno del nostro Codice Penale venisse introdotto un nuovo Titolo, il IX-bis dei “Delitti contro il Sentimento per gli animali”. Al suo interno il legislatore ha dato riconoscimento alla tutela degli animali in quanto oggetto di affezione da parte degli uomini e oltre alla introduzione di reati quali l’uccisione di animali, maltrattamento di animali, combattimenti tra animali ha previsto una norma apposita destinata a contrastare l’abbandono di animali, l’art.727 “Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze".

Una norma però non può garantire efficace tutela se non trova una precisa e puntuale applicazione. E consapevole di questo e  per garantire un attento monitoraggio del fenomeno dell’abbandono e maltrattamento di animali il Ministero della Sanità in collaborazione con i Carabinieri per la Tutela della Salute – N.A.S.  ha intrapreso una costante attività di ispezione e controllo delle strutture presenti sul territorio nazionale. Nel  2010 è stata poi creata una Task Force per la "Tutela degli animali d’affezione, la lotta al randagismo e ai maltrattamenti e ai canili-lager". I compiti di quest’ultima non si limitano a monitoraggio e ispezione ma vanno ben oltre perché la Task Force può intervenire in situazione di crisi, emergenza e su segnalazione dei cittadini,  può collaborare con gli enti locali in attività di informazione, formazione e comunicazione, può quindi stringere un rapporto diretto con i cittadini.   

Naturalmente anche i cittadini devono fare la loro parte collaborando con le istituzioni ma soprattutto rispettare le norme vigenti non soltanto quelle civili o penali ma anche quelle di civile convivenza che non si sostanziano solo nel rispetto degli altri esseri umani ma di tutti i viventi.

 

Per maggiori informazioni

 

http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_5.jsp?lingua=italiano&area=cani&menu=abbandono

http://www.trovanorme.salute.gov.it/dettaglioAtto?completo=si&id=21731

http://www.trovanorme.salute.gov.it/dettaglioAtto?completo=si&id=21760

http://www.trovanorme.salute.gov.it/dettaglioAtto?completo=si&id=21726

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_6_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=campagne&p=dacampagne&id=2

 

Ferdinando Manfredonia

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Progetto M.I.A.P.I.: uno strumento per contrastare il degrado ambientale

 

M.I.A.P.I. è il progetto di “Monitoraggio e Individuazione delle Aree Potenzialmente Inquinate nelle Regioni Obiettivo Convergenza” e diventerà un indispensabile strumento per contrastare le ecomafie e quei fenomeni di criminalità legati allo sfruttamento ambientale.

Il  M.I.A.P.I.  è stato presentato al Ministero dell’Ambiente il 10 luglio scorso e sarà finanziato con i fondi messi a disposizione dal Programma Operativo Nazionale “Sicurezza per lo sviluppo – obiettivo convergenza 2007 - 2013”.  Questo programma, attuato da parte del Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza, si propone come obiettivo specifico la diffusione di condizioni di legalità e giustizia nelle regioni meridionali in modo da migliorare non soltanto la vita dei cittadini ma anche da garantire una maggiore sicurezza economica e sviluppo imprenditoriale. I settori di intervento sono molteplici da un adeguamento dei sistemi di sicurezza che possano contrastare efficacemente le aggressioni alle strutture produttive da parte della criminalità organizzata ad una migliore integrazione sociale degli immigrati regolari, con azioni di contrasto allo sfruttamento della manodopera clandestina,  passando per un adeguamento tecnologico dei sistemi di prevenzione dei reati ambientali riguardanti i rifiuti, l’abusivismo edilizio e l’inquinamento.

Ed è proprio in questa prospettiva di intervento diretta a “Tutelare il contesto ambientale” che si colloca il progetto M.I.A.P.I.. Esso sviluppa un avanzato sistema di studio e indagine di quei territori e siti a rischio inquinamento attraverso l’utilizzo di rilievi aerei e indagini geofisiche, che verranno svolti con il coordinamento del Comando Carabinieri Tutela Ambiente e delle Agenzie Regionali Per l’Ambiente. I risultati e i dati raccolti verranno inseriti in una banca dati condivisa con gli enti locali permettendo così di avere  una più approfondita conoscenza della conformazione geofisica del territorio e dei rischi ambientali ad essa connessi.

Attraverso il coordinamento di strumenti tecnologicamente avanzati e la condivisione dei dati sarà possibile avere un  più incisivo controllo sul territorio e contrastare più efficacemente la criminalità organizzata.

 

Per maggiori informazioni

http://www.minambiente.it/home_it/showitem.html?item=/documenti/notizie/notizia_0560.html&lang=it

http://www.sicurezzasud.it/

 

Ferdinando Manfredonia

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Rifiuti Zero – Zero Waste: “per una società sostenibile”

 

Le risorse del pianeta sono sempre più esigue, quindi, si pone la necessità di riequilibrare il rapporto tra produzione di beni, consumo di materie prime e gestione oculata dei rifiuti. Fine che può essere perseguito soltanto attraverso una adeguata regolamentazione legislativa della materia. Ed è proprio questo ciò che intende fare il Comitato Promotore della Legge “Rifiuti Zero” attraverso la sua proposta di legge di iniziativa popolare.

 

Il sistema di gestione dei rifiuti “Rifiuti Zero” o “Zero Waste” è stato elaborato da Paul Connett.

 

Il suo obiettivo è una corretta separazione, raccolta, riuso, riciclaggio fino  al totale azzeramento dei rifiuti. In Italia il comune toscano di Capannori (LU) è stato il primo ad adottare tale sistema, che di lì si è diffuso su tutto il territorio nazionale ed oggi arriva a contare l’adesione di ben 135 comuni.

 

Il Comitato Promotore della legge Rifiuti Zero con il suo disegno di legge di iniziativa popolare vuole far si che il modello Rifiuti Zero possa trovare applicazione su tutto il territorio nazionale e  che lo stesso trovi adeguato riconoscimento e tutela dal punto di vista legislativo. Andiamo a vedere più da vicino qual è la strada che il Comitato intende seguire esaminando le linee guida della proposta di legge:

 

 

 

  1. Riduzione degli sprechi di risorse connessi al ciclo di produzione e consumo attraverso la reimmissione nel ciclo dei beni giunti a fine vita. Massimizzando riduzione, riuso e riciclaggio dei rifiuti.
  2. Dare attuazione alla Carta di Ottawa per la promozione della Salute del 1986: in cui è stato messo in evidenza come la salute sia un bene primario che per essere pienamente tutelato necessita di  una  politica pubblica attenta ad ogni singolo settore in cui essa possa estrinsecarsi. La gestione dei rifiuti è uno di essi.
  3. Prevenire l’insorgenza di malattie connesse ad una errata gestione dei rifiuti, predisponendo una modifica dei mezzi di produzione delle risorse e “puntando a strategie incentrate sul risparmio dei materiali, sulla riduzione dei rifiuti, sul riuso dei beni a fine vita e sul riciclo,  minimizzando sino ad annullarlo il ricorso allo smaltimento”.
  4. Garantire ai cittadini una costante informazione sullo stato dell’ ambiente e sulla gestione dei rifiuti per far si che “siano messi in grado di controllare i determinanti di salute per la promozione della salute stessa e di partecipare alla formazione delle decisioni istituzionali per la gestione dei rischi ambientali e sanitari in tutte le fasi connesse al ciclo dei rifiuti”.
  5. Dare attuazione al Sesto Programma di Azione per l’ambiente della CE che ha fissato le priorità e le politiche ambientali da seguire nel contesto comunitario “ in materia di riduzione dei rifiuti, che prevedeva la riduzione della produzione dei rifiuti del 20% al 2020 e del 50% al 2050 rispetto alla produzione del 2000”
  6. Recepire la Direttiva quadro 2008/98/CE relativa ai rifiuti e che fissa le direttive da seguire nella Comunità Europea per la loro gestione. Nello specifico sostenendo la necessità che “ la preparazione per il riutilizzo, il riciclo o ogni altra operazione di recupero di materia sono adottate con priorità rispetto all'uso dei rifiuti come fonte di energia”.
  7. Riconoscere il risultato del Referendum del 2011 sull’affidamento della gestione dei servizi pubblici locali come anche sostenuto dalla sentenza n. 199/2012 della Corte Costituzionale, “che esclude l’obbligo dell’assegnazione del servizio tramite gara, ma permette l’affidamento diretto a proprie società interamente pubbliche, così come previsto dalla legislazione europea”.”
  8. Tenere in considerazione quanto affermato nel testo della risoluzione del Parlamento europeo del 24 maggio 2012 “un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse”, “documento di indirizzo generale preparatorio sia per il settimo Programma europeo d’azione per l’ambiente, sia per la nuova direttiva quadro sui rifiuti prevista per il 2014”.

 

 

 

Queste le finalità ma per quanto riguarda gli strumenti che il Comitato promotore intende utilizzare per perseguirle ancora una volta il disegno di legge ci farà da guida. Nel testo, infatti, si mette in evidenza come i passi da seguire siano i seguenti:

 

 

  1. 1.Instaurare una “corretta filiera di trattamento dei materiali post-utilizzo” che preveda una riduzione della produzione dei rifiuti, una corretta differenziazione degli stessi da parte dei cittadini e la loro raccolta domiciliare. Naturalmente ci dovrà essere anche una responsabilizzazione degli utenti che faccia si che siano in grado di arrivare ad un tale grado di riutilizzo dei materiali a fine vita che sia garantita la loro totale recuperabilità.
  2.  Ridurre le risorse investite nello smaltimento e incenerimento dei rifiuti per reinvestile nel riuso e nel riciclo.
  3. Contrastare quelle pratiche di smaltimento dei rifiuti che prevedano una distruzione dei materiali e che possono portare al rilascio di sostanze inquinanti per l’ambiente e dannose per la salute dell’uomo.
  4. Ridurre il conferimento dei rifiuti in discarica o il loro incenerimento. Prevedendo una progressiva dismissione degli inceneritori e impedendo la costruzione di nuovi impianti.
  5. Dettare una normativa in materia di diritto civile e penale che garantisca un effettivo. perseguimento dei soggetti che commettano reati che comportino la commissione del delitto di danno ambientale.
  6. Regolare attraverso legge l’informazione dei cittadini in materia di smaltimento e gestione dei rifiuti ai fini di una maggiore garanzia del diritto alla salute anche “tramite il  riconoscimento da parte delle istituzioni dei “Comitati dei Garanti” nominati anche dalle comunità, che collaborino con le istituzioni nella valutazione e gestione dei Piani Regionali dei rifiuti e nella verifica del loro impatto ambientale e sanitario”.

 

 

 

 

Questo il percorso da seguire secondo il Comitato promotore per poter cambiare il Decreto Legislativo n. 152/2006, che in Italia disciplina la materia dei rifiuti. La norma con le sue successive modifiche ha anche recepito e dato attuazione alla Direttiva Europea 98/2008 facendo si che una corretta gestione dei rifiuti si fondi su raccolta differenziata, riciclo e riuso dei materiali ma nonostante ciò permane ancora un ostacolo, individuato dal comitato nel “Ciclo Integrato dei Rifiuti”, che prevede l’uso di inceneritori e discariche. Oltretutto la normativa sul corretto smaltimento dei rifiuti viene spesso inapplicata, soprattutto nelle regioni centro-meridionali, e la differenziata stenta a decollare a causa della pratica di mandare i rifiuti “talquali”, raccolti attraverso i cassonetti, direttamente in discarica senza alcun trattamento.

 

 

 

Il testo della legge di iniziativa popolare è stato depositato in Corte di Cassazione il 27 marzo del 2013 e subito dopo è iniziata la campagna per la raccolta delle 50000 firme necessarie per poter presentare la proposta di legge. La campagna di raccolta delle firme si è conclusa il 30 giugno con successo avendo superato la quota necessaria, adesso si attende settembre quando ci sarà la presentazione e la sottoposizione del testo alle Camere dei Deputati e del Senato.

 

 

 

Per maggiori informazioni

 

 

 

http://www.leggerifiutizero.it/

 

http://www.rifiutizerocapannori.it/rifiutizero/comuni-rifiuti-zero/

 

http://zerowasteitaly.blogspot.it/

 

http://www.zerowasteeurope.eu/

 

 

 

Ferdinando Manfredonia

 

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Piano Nazionale Amianto: un progetto contro l’amianto

 

L’8 aprile 2013 il Ministro della Salute Renato Balduzzi ha presentato a Casal Monferrato il Piano Nazionale Amianto affermando che “ l'Italia è diventata un punto di riferimento dell'Unione  per l'organizzazione di una rete europea per la lotta alle malattie correlate all'amianto". Per svolgere questo ruolo è necessario che ci sia forte coordinamento a livello istituzionale non soltanto in Italia ma anche a livello comunitario e  internazionale in quanto ciò “è indispensabile soprattutto per vincere la partita della ricerca. Negli ultimi decenni non si sono fatti molti passi avanti nella lotta alle malattie asbesto-correlate e occorre una svolta. Ma per arrivare al risultato bisogna far lavorare insieme tutti coloro che sono competenti in materia, naturalmente non solo a livello nazionale, ma anche internazionale, attraverso più approfondite ricerche di prospettiva sia per quanto  riguarda la diagnosi, sia per quanto riguarda la terapia", spiega il ministro Balduzzi.

Di qui la necessità di un Piano Nazionale Amianto coordinato dal Ministero della Salute, dell’Ambiente e del Lavoro. In realtà, il piano è figlio della 2^ Conferenza governativa sulle patologie asbesto-correlate, che si è tenuta a Venezia dal 22 al 24 novembre 2012. Quest’ultima ha ribadito quali siano i rischi connessi all’amianto mettendo  in evidenza come si possa tranquillamente parlare di emergenza nazionale e internazionale, gettando le basi per la realizzazione del Piano Nazionale Amianto.

Gli ambiti operativi e le finalità del piano sono molteplici:

-          Migliorare la conoscenza dei fenomeni epidemiologici e capire come essi si diffondono sul territorio nazionale cercando di coinvolgere anche gli altri paesi dell’ Unione Europea e le loro istituzioni.

-          Aumentare la sorveglianza sanitaria con lo scopo di ridurre la diffusione del rischio di nuovi casi di malattie asbesto-correlate.

-          Migliorare la conoscenza delle diverse patologie asbesto-correlate e le capacità di diagnosi, creando anche banche di campioni biologici e identificando  marcatori biologici di diagnosi precoce.

-          Attivare percorsi non solo di cura e di riabilitazione ma anche di sostegno psicologico ai malati.

Il primo passo per l’attuazione del piano è stato compiuto  il 28 marzo 2013 quando, all’Istituto Superiore di Sanità, è avvenuta la presentazione del  Progetto Amianto finanziato dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità stesso. Il Piano Nazionale Amianto è ben più ampio: esso  avrà durata biennale (2013-2014) e si articolerà in quattro Unità Operative afferenti rispettivamente  all’Istituto Superiore di Sanità, all’Università Amedeo Avogadro del Piemonte Orientale, all’Università degli Studi di Torino e all’Istituto Tumori “Regina Elena” di Roma.

Le ‘Linee guida’ di ciascuna Unità Operativa permetteranno di capire quale siano i loro ambiti di ricerca e come essi si pongano in relazione e coordinamento con le altre unità operative per disegnare un più completo piano di intervento.

La prima Unità Operativa  vede un diretto coinvolgimento dell’Istituto Superiore di Sanità per valutare “La presenza di amianto nei siti inquinati: stima dell'esposizione, impatto sanitario e priorità per le bonifiche” attraverso  un processo di indagine diretto a realizzare:

 

-          Una stima dell’esposizione all’amianto nei siti inquinati con presenza di fibre

-          Rischi sanitari connessi allo smaltimento dei rifiuti contenenti amianto

-          Analisi della matrice biologica per una determinazione analitica dell’amianto

-          Controllo epidemiologico della patologia asbesto-correlata in Italia nei siti inquinati con presenza di amianto

-          Incidenza sanitaria della fluoro-edenite, stima dell’esposizione e valutazione di bonifica

-          Diffusione scientifica sulla prevenzione della patologia asbesto-correlata nei paesi in cui l’uso dell’amianto è tuttora consentito, con particolare riferimento all’America Latina.

 

Queste  “Linee di ricerca” produrranno i loro risultati in cinque diversi ambiti: Reparto di Igiene dell’Aria, Reparto Suolo e Rifiuti, Reparto Epidemiologia Ambientale, Ufficio di Statistica, Settore Attività Editoriali; ciascun ambito naturalmente opererà in stretta collaborazione con gli altri condividendo dati e risultati della propria ricerca.

La seconda Unità Operativa sarà afferente all’Università Amedeo Avogadro del Piemonte Orientale e riguarderà “Studi sull’evoluzione del rischio di patologia da amianto tra gli esposti e sui modificatori del rischio di mesotelioma”. Qui due “Linee di ricerca” saranno dirette ad approfondire gli studi riguardanti i rischi da mesotelioma tra lavoratori che nello svolgimento della loro attività lavorativa sono stati esposti ad amianto. Nello specifico la prima ricerca riguarderà “il rischio di patologia amianto-correlata dopo la cessazione dell’esposizione” mentre la seconda prenderà ad analizzare “il rischio di patologia amianto tra gli esposti a solo crisotilo”, in quanto quest’ultimo, l’amianto crisotilo, è la tipologia di amianto che necessita di essere studiata in maniera più approfondita viste le modeste ricerche sin qui condotte e considerando l’enorme quantità di questo minerale estratta nel mondo. L’ultimo campo di indagine riguarderà, infine, un “approfondimento sui meccanismi di azione dell’amianto e dell’interazione tra esposizione, caratteristiche individuali e fattori genetici nell’eziologia del mesotelioma”.

La terza Unità Operativa riguarderà, invece, l’Università di Torino e nello specifico l’”Analisi di bio-marcatori predittivi di risposta alla chemioterapia con tecniche di espressione genica e proteica ad alta risoluzione per una migliore definizione della strategia terapeutica in pazienti affetti da mesotelioma pleurico”. Infine la quarta ed ultima Unità Operativa afferente all’Istituto Tumori “Regina Elena” di Roma prenderà ad occuparsi della “Caratterizzazione funzionale delle cellule staminali tumorali derivanti da mesoteliomi pleurici per l’identificazione di nuovi bersagli terapeutici” ovvero lo scopo è quello di isolare delle cellule staminali dai mesoteliomi in modo da creare nuove prospettive per un efficace sviluppo di terapie personalizzate di queste neoplasie.

Gli esiti di questo Progetto Amianto saranno fondamentali per la buona riuscita del ben più ampio Piano Nazionale Amianto ed i risultati ma anche i metodi di ricerca che verranno sviluppati in questo ambito saranno poi utilizzati per coordinare azioni di ricerca a vasto raggio, che potranno essere usati per la creazione di un modello europeo di indagine delle malattie asbesto-correlate.

 

Per maggiori informazioni

 

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1945_allegato.pdf

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?menu=notizie&p=dalministero&id=1008

http://www.iss.it/amianto/

 

Ferdinando Manfredonia

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Osservatorio Nazionale Amianto: un guerriero in difesa del “fiore della vita”

 

 

L’Osservatorio Nazionale Amianto -  ONA onlus è un’associazione senza finalità di lucro che ha come scopo,  come ci ricorda il suo Statuto, garantire la  “rappresentanza, assistenza morale e materiale delle vittime dell’amianto… e dei loro familiari, nonché dei lavoratori esposti ad amianto”. Obiettivo questo che viene perseguito garantendo non solo una tutela dal punto di vista legale, fondamentale per la rivendicazione dei propri diritti in sede giudiziale, ma anche un sostegno dal punto di vista morale e sociale che si caratterizza nella vicinanza alle vittime e alle loro famiglie.

Per comprendere meglio quali siano i campi di interventi dell’associazione e come essa persegue le sue finalità abbiamo chiesto all’ avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA,  massimo esperto nel campo dell’amianto di rilasciarci un intervista.

 

Quali sono i fini dell'ONA e le modalità attraverso le quali la vostra associazione intende perseguirli?

 

“L'Osservatorio Nazionale sull’Amianto - ONA Onlus nasce per raccogliere la sofferenza, il disagio e le difficoltà dei lavoratori esposti all’amianto e dei familiari delle vittime dell’amianto, troppo spesso lasciati soli ad affrontare le conseguenze di quello che non potrà mai, per sua natura, essere definito un “problema privato”.

L’iniziativa ha progressivamente aggregato intorno a sé lavoratori esposti all’amianto, familiari delle vittime, professionisti medici e legali, ricercatori, semplici cittadini; oggi l’Osservatorio è presente  in quasi tutte le Regioni italiane, può contare sul supporto di un Comitato Tecnico Scientifico di cui fanno parte insigni professori universitari e affermati professionisti, intrattiene rapporti di collaborazione con agenzie ed istituzioni di tutto il mondo.

Gli scopi, i contenuti e la struttura dell’Associazione sono ispirati a principi di solidarietà, trasparenza e democrazia. Essa promuove e tutela la salute in ogni ambito di esplicazione della vita umana; persegue scopi di rappresentanza, tutela, assistenza morale e materiale dei lavoratori esposti ad amianto, ad altri patogeni e ad altri rischi professionali, nonché delle vittime dell’amianto e dei loro familiari; tutela i diritti costituzionalmente garantiti a ogni persona, con particolare riferimento alle lavoratrici e ai lavoratori, e alle persone che, loro malgrado, sono escluse, emarginate e discriminate a causa di ragioni fisiche, psichiche, economiche, sociali e familiari”.

 

Come la recente sentenza della Corte di Appello di Torino relativa al processo Eternit e il processo ILVA, per prendere in considerazione i due procedimenti che stanno avendo maggiore risonanza a livello nazionale, possono contribuire alla diffusione delle problematiche legate all'amianto e quali effetti potranno produrre sui procedimenti giudiziali ancora in corso e futuri?

 

“Occorre innanzitutto precisare che mentre il processo Eternit è stato definito già in appello in modo conforme, con la conferma della Sentenza di condanna, quantomeno nei confronti dell’imputato Stephan Schmidheiny, e il non doversi procedere nei confronti di De Cartier solo per il suo decesso, il procedimento dell’Ilva è ancora in sede di indagine (ancorché per la questione amianto ce ne sia un altro già in fase dibattimentale) e concordo che costituiscono degli esempi importantissimi e soprattutto dei precedenti dai quali non si potrà prescindere anche per i procedimenti in corso”.

 

Quali potrebbero essere i possibili interventi da parte del Governo o del Parlamento per poter garantire una maggiore tutela dei cittadini e quali le proposte che potrebbe o che ha  presentato in tal senso l'ONA?

“Certamente il Governo ed il Parlamento dovrebbero intervenire, prima di tutto ai fini della bonifica dei siti contaminati, e comunque per assicurare degli adeguati controlli sanitari per i lavoratori esposti e il risarcimento delle vittime con la punizione dei responsabili.

Anche in ordine al processo Eternit non può essere dimenticato che l’imputato Stephan Schmidheiny non si è mai presentato al processo ed è uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo, che non è stato ancora raggiunto da misure cautelari, ed è dubbio che le sentenze possano essere eseguite facilmente in territorio svizzero.

Per questo l’ONA ha chiesto che il Sig. Stephan Schmidheiny sia sottoposto a misure cautelari, personali e reali, parametrate alla gravità della sua condotta, e ai reati ancora in essere, perché l’amianto non è stato ancora bonificato e si continua a morire”.

     

L’Osservatorio ha inoltre creato un utile strumento per la diffusione delle notizie, attività, interventi normativi e giudiziarii in tema di amianto, rappresentato dal “Notiziario sull’amianto ONA onlus” che permette di raccogliere in un unico sito tutte informazioni utile circa questa tematica.

Dato l'enorme sviluppo dei Social Network, l’associazione è presente con una Pagina Facebook, (www.facebook.com/osservatorioamianto.onaonlus?fref=ts), quotidianamente aggiornata Gianni Avvantaggiato e Lidia Ianuario, gli addetti stampa dell'ONA. Interessante anche il profilo Twitter ( twitter.com/ONA_Amianto) dove poter seguire l’operato della associazione.    

 

Per maggiori informazioni

 

http://osservatorioamianto.jimdo.com/

http://www.onanotiziarioamianto.it/

 

 

Ferdinando Manfredonia

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Sbloccati i pagamenti per i Programmi di Sviluppo Rurale: alla Campania 36,3 milioni


Buone notizie per l’agricoltura campana. Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, ha annunciato lo sblocco dei pagamenti per i Progammi di Sviluppo Rurale (P.S.R). Con la firma del decreto ministeriale del 22 maggio scorso, infatti, si è potuta dare piena attuazione alla delibera CIPE (Comitato Interministriale per la Programmazione Economica) 82/2012 che prevede la ripartizione dei contributi finanziati dal F.E.A.G.A. (Fondo Europeo Agricolo di Garanzia) e dal F.E.A.S.R. (Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale) ai sensi del Regolamento C.E. 1698/2005. Il principale ostacolo incontrato, come ha spiegato il ministro, per arrivare a tale risultato è stato quello di dover “portare a termine le procedure di rimodulazione finanziaria di tutti i Programmi di sviluppo rurale, sottoposti ad approvazione della Commissione europea, a seguito del contributo di solidarietà in favore delle Regioni Emilia Romagna ed Abruzzo, colpite dal terremoto nel 2012 e nel 2009” e solo così il denaro necessario è tornato nuovamente disponibile per dare nuovo impulso ad un settore come quello agricolo che risente fortemente della crisi economica, non solo a livello nazionale ma anche a livello regionale. I 36,3 milioni di euro previsti saranno erogati al Programma di Sviluppo Rurale della Campania dall’ agenzia A.G.E.A. (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura) e permetteranno, come ci ricorda la Coldiretti regionale, di riprendere i pagamenti in sospeso dei 2214 beneficiari e soprattutto di effettuare forti investimenti per garantire innovazione, maggiore occupazione giovanile e una maggiore tutela dell’ambiente.

 

Per maggiori informazioni

http://www.agea.gov.it/

http://www.reterurale.it/

http://www.politicheagricole.it/

 

Ferdinando Manfredonia

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A Roma seminario su " Legge Rifiuti Zero: Sostenibilità, Ambiente, Salute, Partecipazione, Lavoro"

Si è tenuto sabato 01.06.2013, in Roma, si terrà il convegno – seminario "Legge Rifiuti Zero:Sostenibilità, Ambiente, Salute, Partecipazione, Lavoro"  presso la CASA DELLA PARTECIPAZIONE - via dei Sabelli 88 (quartiere S. Lorenzo) con inizio alle ore 9,30 sino alle ore 13,30, organizzato dall'Associazione Legge Rifiuti Zero. 

Questo il programma:

Introduzione alla LRZ - finalità ed obiettivi - Massimo Piras / segreteria operativa nazionale

La ricerca sul residuo secco e la riprogettazione - Rossano Ercolini / centro ricerca Capannori

Sessione Raccolta Differenziata:

Raccolta p.a.p. e sua ottimizzazione - Marco Ricci / scuola agraria parco di Monza

Esperienze avanzate RD + Tariffa puntuale - Attilio Tornavacca / direttore Esper

Riuso + P.a.p. + Riciclo : la nuova occupazione - Roberto Cavallo / pres. Erica coop

Sessione trattamento Frazione Organica:

La gestione ottimale della FORSU - Massimo Centemero / dir. Consorzio Italiano Compostatori 

Position paper di ISDE Italia sul trattamento della frazione organica - Vincenzo Migaleddu / medico di ISDE Italia

Il biometano ed i fattori di emissione dei combustibili da biomasse - Federico Valerio / chimico ricerc. ISDE Italia

Sessione trattamento Frazione Secca:

La gestione della frazione residua - Enzo Favoino / scuola agraria parco di Monza

L'esperienza di Parma - Raphael Rossi / presidente Iren Emilia

Amianto e tutela della salute: nuove tecnologie - avv. Ezio Bonanni / presidente Osservatorio Nazionale Amianto

Conclusioni - segreteria operativa nazionale

 

Redazione

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Diritto alla Salute : uomo e ambiente

 

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti” (Art 32 c.1° Costituzione della Repubblica italiana)

 

Il riconoscimento, da parte della nostra Carta costituzionale, della “salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” fa si che esso possa essere annoverato nell’ambito dei diritti cosiddetti sociali e presenti una duplice natura, programmatica perché richiede l’intervento dei pubblici poteri per assicurare l’effettivo godimento di tale diritto, precettiva in quanto l’individuo inteso come cittadino vanta nei confronti dello Stato una situazione giuridica soggettiva strumentale al perseguimento dell’obiettivo della tutela costituzionale.

Da qui l’obbligo per lo Stato di sviluppare una normativa che potesse dare seguito al contenuto del dettato costituzionale. Così la legge 833/1978 istituì il Servizio Sanitario Nazionale con la finalità di promuovere e provvedere “al mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l'eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio”.  La legge 833/1978 persegue tre finalità fondamentali che posso essere ricondotte in altrettanti principi: l’estensione delle prestazioni sanitarie a tutti i cittadini mediante un servizio esteso su tutto il  territorio nazionale ed erogato dalle Aziende Sanitarie locali, dalle Aziende Ospedaliere e dalle strutture convenzionate (principio di universalità); l’accesso alle prestazioni garantito a tutti i cittadini senza distinzioni di  condizioni individuali, sociali e economiche (principio di uguaglianza); garantire a tutti efficienza e trasparenza nella erogazione del servizio e una corretta comunicazione sulla prestazione adeguata al grado di istruzione e comprensione del cittadino (principio di equità). Naturalmente la normativa 833/1978 ha subito negli anni diverse revisioni ad opera di successivi Decreti Legislativi  502/1992 e 229/1999 e successive integrazioni e modificazioni che, pur tenendo fermi i principi ispiratori della legge,  hanno avuto come principale obiettivo quello di un riassetto organizzativo del Servizio Sanitario Nazionale per una gestione più oculata delle risorse economiche e umane così da poter garantire efficienza e efficacia al servizio stesso.

Ulteriori interventi in materia di tutela della salute si sono avuti in ambito giuslavoristico, dove il legislatore predisposto una serie di norme allo scopo di garantire la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il primo riferimento in materia è da rinvenire all’interno dell’art. 2087 del Codice Civile che impone al datore di lavoro di predisporre tutte le misure “necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità

morale dei prestatori di lavoro”, strumento la cui effettività è stata ulteriormente rafforzata dall’art. 9 L. 300/1970 (Statuto dei lavoratori) che attribuisce ai lavoratori, mediante loro rappresentanze, “il diritto di controllare l'applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l'elaborazione e l'attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica”.

Entrambe le norme sono poi confluite all’interno del Decreto Legislativo 626/1994 poi modificato e sostituito dal definito Decreto Legislativo 81/2008 “Testo Unico in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”. La normativa del 2008 ha imperniato il sistema della sicurezza nei luoghi di lavoro sul principio della prevenzione, da realizzarsi tramite una valutazione di tutti i rischi presenti in azienda con l’obiettivo di eliminarli alla fonte o di ridurli al minimo, mediante una attività di programmazione degli interventi che coinvolga tutti i soggetti presenti in azienda, realizzando un modello partecipato di sicurezza.

Completa la tutela dei lavoratori il sistema delle assicurazioni sociali obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che assicura i lavoratori da eventi dannosi connessi specificamente con lo svolgimento dell’attività lavorativa.

Infine il diritto alla salute e la sua contestuale tutela hanno avuto un’importanza fondamentale nello sviluppo della tutela del diritto alla salubrità ambientale, inteso come diritto che pone in stretta correlazione uomo, ambiente e salute. Fondamentale è qui la sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n° 5172 del

1979 che, attraverso una interpretazione estensiva degli art. 2 e 32 della Costituzione, ha affermato che “il diritto alla salute dell’individuo assume…un contenuto di socialità e di sicurezza per cui… oltre che come mero diritto alla vita e all’incolumità fisica, si configura come diritto all’ambiente salubre”. Così il diritto all’ambiente salubre come diritto soggettivo assoluto tutelabile non solo nei confronti dei privati ma anche nei confronti della Pubblica Amministrazione ha ottenuto riconoscimento.

Anche la Corte Costituzionale è poi intervenuta sull’argomento con la sentenza n° 210/1987 dove sostiene la necessità di “dare un riconoscimento specifico alla salvaguardia dell’ambiente come diritto fondamentale della persona e interesse fondamentale della collettività e di creare istituti giuridici per la sua protezione”.

E ancora la Cassazione afferma che “il rango costituzionale del diritto alla salute fa sì che esso debba essere tutelato e interpretato il più ampiamente possibile. Pertanto, in un giudizio di bilanciamento di interessi, il diritto a un ambiente salubre e quindi in definitiva il diritto alla salute dovrà sempre prevalere sui contrastanti interessi industriali”.

Il legislatore, visti i pareri espressi dalla giurisprudenza, è intervenuto a disciplinare la materia con la  L. 349/1986 che non solo ha istituito il Ministero dell’Ambiente ma ha anche dettato le norme in materia di danno ambientale, ma soprattutto con D.lgs. 351/1999 in "Attuazione della direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e di gestione della qualita' dell'aria e ambiente" ha affermato che lo  “Stato, le regioni, le province, i comuni e gli altri enti locali” hanno il dovere di tenere conto “di un approccio integrato per la protezione dell'aria, dell'acqua e del suolo” (art.3) e negli articoli successivi enuncia tutti i criteri necessari per una corretta applicazione della norma.

Per cui il diritto alla salubrità ambientale è un diritto soggettivo assoluto con efficacia erga omnes e che si sostanzia nella pretesa positiva di un intervento concreto degli organi statali, finalizzato alla promozione della tutela dell’ambiente.

Infine possiamo dire che il riconoscimento di tale diritto necessiti di una attività promozionale e programmatica del legislatore che sia diretta a predisporre una normative tale non solo da garantire una tutela del danno ma anche di predisporre efficaci mezzi di prevenzione in una prospettiva partecipata di tutela dell’ambiente e della salute.

 

Ferdinando Manfredonia

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COHOUSING.  Il bello di vivere insieme

Il Cohousing è un modo diverso di abitare o meglio coabitare che promette maggiori servizi, minori sprechi e una gran dose di condivisione. Nasce nei paesi scandinavi negli anni ’70 (in Danimarca i primi esperimenti risalgono al 1972) e da lì ha cominciato a diffondersi nel resto del mondo.

Questa formula abitativa si fonda sulla libera scelta di un insieme di persone di creare una comunità residenziale con condivisione di spazi collettivi, ma senza dover rinunciare alla privacy.

I residenti hanno a disposizione una propria abitazione privata connessa con spazi comuni che garantiscono servizi di cui difficilmente si potrebbe disporre in un normale appartamento, come ad esempio lavanderie, palestre, sale hobby, sale studio, orti e giardini.

Naturalmente questa tipologia abitativa non dà soltanto la possibilità di poter usufruire di tale gamma di servizi ma permette anche di risolvere parte delle problematiche sociali emerse negli ultimi anni nei paesi occidentali a seguito della difficoltà sempre crescente di poter sviluppare efficaci politiche di welfare dovute alla crisi economica. L’esperienza nord-europea, infatti, dimostra come il cohousing potrebbe essere utilizzato per sostenere la crescita dei nuclei familiari monogenitoriali, e contrastare la solitudine degli anziani e le problematiche della terza età, conseguenti alle trasformazioni e dissoluzioni del modello tradizionale di famiglia che spesso non trovano soluzione o risposte nelle politiche assistenziali nazionali. In Olanda, ad esempio, i cohousing per anziani hanno goduto del favore politico e del sostegno delle agenzie di sviluppo edilizio che lo hanno incoraggiato per ridurre i costi della assistenza sociale e sanitaria.

E’anche un efficace strumento a sostegno dell’ eco-sostenibilità e ecologia: in Danimarca, ad esempio, le case comuni sono state costruite dai cohousers stessi con balle di paglia e argilla, ottimi materiali isolanti che favoriscono il risparmio energetico e diminuiscono l’impatto ambientale della comunità. Garantisce, infine, una migliore vivibilità delle città dovuta al fatto che permette il mantenimento o la creazione di spazi e servizi pubblici in aree marginali, soggette a spopolamento, a dispersione urbana oppure da riqualificare, dando ai cittadini la possibilità di poter ridisegnare gli ambienti urbani e di poterli gestire attraverso lo strumento della cittadinanza attiva, come è successo a Milano dove è nato il primo Cohousing italiano dal recupero di un ex-opificio in cui vive una comunità di 32 famiglie, in case costituita da  loft e mansarde con garage e  piccoli giardini privati ma in più ci sono una piscina con solarium e altri 140 mq di spazi comuni.

E proprio questo interesse che si sta manifestando anche in Italia nei confronti del cohousing, ha posto in evidenza la necessità di sviluppare una legislazione chiara sull’argomento. Sino ad ora, però  l’unico strumento normativo che faccia riferimento a questo progetto è l’“Avviso pubblico per la selezione di progetti volti ad incrementare la disponibilità di alloggi da destinare in locazione ai giovani nelle città metropolitane” del 4 gennaio del 2008 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e predisposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Politiche giovanili e le Attività sportive (POGAS).

Avviso pubblico che ha come finalità quella di finanziare i “progetti volti a favorire l’autonomia abitativa dei giovani e finalizzati ad incrementare l’offerta di alloggi in affitto a costi contenuti” (art.2) e che cerca in questo modo di incentivare le città metropolitane nello specifico e i singoli comuni in generale a sviluppare modelli innovativi di co-housing e di comunità di co-residenza e vicinato elettivo. Sono i singoli comuni che hanno, infatti, compreso le grandi potenzialità del cohousing e stanno sviluppando politiche di sostegno economico-giuridico di tale fenomeno di coabitazione.

 

Per maggiori informazioni sull’argomento

www.cohousingitalia.it

www.cohousing.it

www.pogas.it/cms-upload/avviso-casa.pdf

                                                                                                    

Ferdinando Manfredonia

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MCS
MCS

AMBIENTE E SALUTE: IL MOVIMENTO 5 STELLE PRESENTA IL DISEGNO DI LEGGE PER RICONOSCERE LA SENSIBILITA’ CHIMICA MULTIPLA (MCS) QUALE MALATTIA SOCIALE
Roma - E’ stato depositato venerdi' 3 maggio, primo firmatario il senatore campano Bartolomeo Pepe, del Movimento 5 Stelle, il disegno di legge che prevede il riconoscimento quale malattia sociale della MCS, sensibilità chimica multipla, una patologia riconosciuta a livello internazionale anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (nella classificazione internazionale delle malattie ICD-10 con il codice T 78.4 “allergie non altrimenti specificate“).
“La MCS, sensibilità chimica multipla, è una sindrome che si sviluppa in seguito a un’esposizione acuta o cronica a sostanze tossiche che scatenano una sensibilizzazione a più sostanze chimiche e, frequentemente, anche a campi elettromagnetici di diversa frequenza – spiega il senatore Pepe – ma in Italia sono solo tre le Regioni che la riconoscono come malattia rara (Toscana, Emilia Romagna e Abruzzo). Mentre non è rilevata come tale a livello nazionale e nelle regioni più a rischio e a più alto tasso di inquinamento, dove non è riconosciuta né come entità patologica né come malattia rara né come problema sociale. L’evoluzione progressiva dell’MCS è inarrestabile e progressivamente invalidante, se non ci si sottrae all’ambiente inquinato, allontanandosi dalle città. Ciò significa spesso abbandono forzato della attività lavorativa, con perdita delle risorse economiche necessarie alle cure specifiche. Il disegno di legge vuole andare incontro ai molti malati di questa patologia che stentano a ottenere qualsiasi assistenza medica oppure si rivolgono a più specialisti, incorrendo in tentativi diagnostici e terapeutici spesso inutili, se non dannosi”. 
Riconosciuta in molti Paesi europei come Austria, Germania, Regno Unito e Danimarca (dove è nato un osservatorio sugli oltre 50mila malati affetti da questa patologia), oltre a Canada, Giappone e Usa, l’MCS sembra diffondersi sempre più. Statistiche statunitensi indicano, infatti, che circa il 15 per cento della popolazione americana soffre di una qualche sensibilità chimica e che circa l’1,5-3 per cento ha una forma di MCS grave. 
Il disegno di legge del Movimento 5 Stelle ha dunque l’obiettivo di colmare questo vuoto su una patologia che tende ad aumentare e a non ottenere giuste risposte dal Servizio Sanitario Nazionale. I dieci articoli di cui si compone il disegno di legge prevedono anche la copertura finanziaria e una relazione annuale al Parlamento sullo stato delle cose, oltre ovviamente all’assistenza presso le Asl, all’aggiornamento del personale medico e a norme per l’edilizia ambientale e per il sostegno economico alimentare dei malati di MCS.

 

Redazione

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 Stop vivisection
Stop vivisection

Stop Vivisection. Cancelliamo la vivisezione

“La sperimentazione su animali è un male sociale perché anche se comportasse un avanzamento del sapere umano, lo otterrebbe a spese dell’umanità delle persone” George Bernard Shaw  

 

Nel mondo si stima che ogni anno vengano immolati circa 500 milioni di animali nei laboratori di sperimentazione. Circa il 60% degli animali vengono usati per la farmacologia, una parte più bassa per la ricerca medica e lo studio delle malattie, un’altra per i test sui cosmetici, senza dimenticare quelli utilizzati nei test di psicologia e poi ancora nei test bellici e didattici. Il 60% degli esperimenti viene fatto in laboratori privati, il 33% nelle scuole di medicina e nelle università, il resto in laboratori pubblici e dipartimenti governativi.

Gli animali vengono devocalizzati, avvelenati, ustionati, accecati, affamati, mutilati, congelati, decerebrati, sottoposti a scariche elettriche, infettati, anche con virus che non colpiscono gli animali. Una serie infinita di atrocità praticata nel 70% senza anestesia e nel 30%  dei con anestesia soltanto parziale.

Stop Vivisectionè l’iniziativa che dà la possibilità ai cittadini europei di esprimere il proprio NO alla sperimentazione animale e di sollecitare la Commissione Europea ad abrogare la Direttiva 2010/63/UE (di revisione della Direttiva 86/609) che, approvata dal Parlamento Europeo l’8 settembre 2010 ed entrata in vigore il 9 novembre 2010, contiene le norme in tema di “protezione degli animali utilizzati a fini scientifici”. A seguito dell’ approvazione numerose sono state le proteste dei cittadini europei, dettate dalla circostanza che tale direttiva non ha avviato il percorso di abolizione di ogni forma di sperimentazione animale e ha disatteso le aspettative di cui all’art. 13 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea in cui si stabilisce che “nella formulazione e nell’attuazione delle politiche dell'Unione nei settori… della ricerca e sviluppo tecnologico… l'Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti”. Crisma che porta in sé non solo l’obbligo morale di rispettare i diritti fondamentali degli animali ma anche il dovere politico-giuridico di tutelarli attraverso un coerente quadro normativo.

Il comitato promotore dell’iniziativa Stop Vivisection ha condotto un’analisi per dimostrare come il quadro normativo vigente – ovvero la Direttiva 2010/63/UE (di revisione della Direttiva 86/609) -  sia inammissibile per diversi motivi:

-Proibisce di migliorare le condizioni degli animali da laboratorio in ambito nazionale: per garantire che non si creino disparità competitive tra i diversi paesi l’art. 2 vieta ai singoli Stati di emanare nuove leggi più favorevoli agli animali. Possono soltanto “mantenere disposizioni vigenti al 9 novembre 2010, intese ad assicurare una protezione più estesa degli animali che rientrano nell’ambito di applicazione della presente direttiva  rispetto a quella prevista nella presente direttiva”.

-L’utilizzo di metodi sostitutivi non è obbligatorio: l’art. 4 prevede che un metodo sostitutivo sarà applicato solo “ove possibile” e l’art. 13 che sarà obbligatorio usare un metodo alternativo solo se riconosciuto dalla legislazione europea.

-Permette gli esperimenti anche sui cani e i gatti randagi: l’art. 11 prevede la possibilità dell’utilizzo di “animali randagi e selvatici delle specie domestiche” ogni volta che le “autorità competenti” riterranno che “a) è essenziale disporre di studi riguardanti la salute e il benessere di tali animali o gravi minacce per l’ambiente o la salute umana o animale; e b) è scientificamente provato che è impossibile raggiungere lo scopo della procedura se non utilizzando un animale selvatico o randagio”.

-Consente il “riutilizzo”: l’art. 16 consente che “un animale che sia già stato usato in una o più procedure possa essere riutilizzato in nuove procedure” purchè “l’effettiva gravità delle procedure precedenti fosse “lieve” o “moderata” (…) e purché la procedura successiva sia classificata come “lieve”, “moderata” o “non risveglio”; inoltre dopo aver sottoposto l’animale a una visita veterinaria, l’autorità competente può consentire anche il riutilizzo di un animale che ha già subito una procedura con “intenso dolore, angoscia o sofferenza” equivalente.

-Permette procedure senza anestesia: l’art. 14 consente di eseguire procedure senza l’utilizzo di anestesia né locale né generale qualora “non sia opportuna” o “ incompatibile con lo scopo della procedura”.

 

Queste sono solo alcune delle motivazioni che hanno portato a esprimere un giudizio negativo sulla direttiva e a condannarla come moralmente, politicamente e scientificamente inaccettabile.

Lo stesso mondo scientifico, come ci ricordano sempre i promotori dell’iniziativa, ha messo in evidenza come la sperimentazione animale si basi su di un errore metodologico: quello di considerare gli animali dei modelli attendibili dell’uomo. In realtà ogni specie animale non può che essere modello di se stessa perché reagisce in modo diverso e eventuali corrispondenze tra due specie possono verificarsi solo a posteriori. Si rischia di scartare sostanze di grande aiuto per l’uomo solo perché risultate tossiche per qualche specie animale, o di sperimentare sull’uomo sostanze che non hanno avuto alcun vaglio preventivo.

La pericolosità della sperimentazione animale ha spinto ampi settori della comunità scientifica ad avviare un processo di superamento di tale pratica: negli Stati Uniti, il NRC, Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha annunciato la scomparsa graduale dei test su animali, considerati poco affidabili.

Mentre il documento finale del “VII Congresso Mondiale sui metodi alternativi e la sperimentazione animale (Roma, 2009)” ha annunciato la fine dei test su animali, in quanto i nuovi metodi a disposizione forniscono risposte di gran lunga più affidabili, esaustive, rapide ed economiche. Alla denuncia della comunità scientifica si unisce, inoltre, l’appello dell’86% dell’opinione pubblica contraria alla sperimentazione animale (Eurispes 2006).

Figlia di questo forte dissenso, Stop Vivisection  è una concreta possibilità per tutti i  cittadini europei di dire NO alla sperimentazione animale grazie all’iniziativa dei cittadini europei (ECI: European Citizens' Initiative) che, disciplinata dal Regolamento UE 211/2011, costituisce un invito rivolto alla Commissione europea perché proponga un atto legislativo su questioni per le quali l'UE ha la competenza di legiferare. Un'iniziativa deve essere sostenuta da almeno un milione di cittadini europei, di almeno 7 dei 27 Stati membri dell'UE. Per ciascuno dei 7 paesi è inoltre richiesto un numero minimo di firme. La Commissione Europea è obbligata ad analizzare le richieste dei cittadini entro tre mesi dal deposito delle firme necessarie, organizzando un’audizione pubblica del comitato organizzatore e predisponendo in seguito una comunicazione in cui spiega in che maniera intende intervenire.

Con la raccolta di un milione di firme Stop Vivisection vuole sollecitare la Commissione europea ad abrogare la Direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici e a presentare una nuova proposta che abolisca l'uso della sperimentazione su animali, rendendo nel contempo obbligatorio, per la ricerca biomedica e tossicologica, l'uso di dati specifici per la specie umana. La raccolta di firme è già iniziata e proseguirà fino al 1 Novembre 2013, è sia online (www.stopvivisection.eu) che cartacea. Perché l’iniziativa abbia successo è necessario il contributo di ogni europeo in quanto solo grazie all’apporto di ogni singolo cittadino, comitato, associazione o attivista può avere successo. Stop Vivisection non ha dietro risorse finanziarie o una complessa macchina organizzativa.

Per maggiori informazioni: http://www.stopvivisection.eu

 

Ferdinando Manfredonia

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Lavorazione della mozzarella
Lavorazione della mozzarella

Nuovo decreto del Governo: la Mozzarella di Bufala Campana Dop è salva

Recepite le richieste del Consorzio di Tutela: “Si apre ora una nuova fase”

 

 

Caserta 24 aprile 2013 – La Mozzarella di Bufala Campana Dop è salva. È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di oggi il decreto del ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, con cui il Governo ha sostanzialmente recepito le richieste del Consorzio di Tutela, emanando nuove norme di attuazione della legge 205/2008.

Il provvedimento contiene novità fondamentali: per tutti coloro che fanno parte del sistema Dop sarà infatti possibile continuare sempre a produrre nello stesso stabilimento mozzarella Dop e altre tipologie (ricotte e mozzarelle non Dop), ma, come richiesto dal Consorzio di Tutela già 18 mesi fa, si obbligano i produttori ad acquistare esclusivamente latte di bufala proveniente dall’area Dop, per qualunque prodotto intendano realizzare.

“Così il Governo dice sì alla nostra proposta sulla provenienza esclusiva del latte dal territorio della Dop, contenuta nella bozza di modifiche al disciplinare che da un anno e mezzo attende l’approvazione delle istituzioni interessate”, commenta il presidente del Consorzio di Tutela, Domenico Raimondo e aggiunge: “Siamo molto soddisfatti del provvedimento. In questo modo si rafforza il marchio Dop, s’innalza la qualità del prodotto, si assicura la tracciabilità totale e non si costringono i nostri allevatori a morire. Ringraziamo il Governo e il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, per aver compreso appieno il nostro appello”.

Per il direttore del Consorzio di Tutela, Antonio Lucisano, “ora si apre una nuova fase per la Mozzarella di Bufala Campana Dop” e spiega: “Con le nuove regole siamo di fronte a innovativi scenari di produzione e di mercato. Con l’obbligo di utilizzare solo latte di area Dop, il nostro auspicio è ora che tutto il latte Dop possa essere trasformato in mozzarella Dop, con prospettive di crescita, dunque, ancora tutte da esplorare.

Sul mercato i consumatori avranno un quadro più semplice e chiaro, potranno scegliere solo tra tre tipi di prodotto: la Mozzarella di Bufala Campana Dop; la mozzarella di bufala non Dop ma realizzata comunque con latte di area Dop dai produttori aderenti al Consorzio; e infine il prodotto non certificato, realizzato da tutti gli altri con latte e semilavorati bufalini qualsiasi, proveniente da ogni dove”.

Le nuove norme sono anche il frutto della mobilitazione lanciata dal Consorzio, dal titolo “Salviamo la Mozzarella di Bufala Campana DOP”, “che ha coinvolto chef, giornalisti, foodies e cittadini, uniti dalla passione per questo prodotto unico”, fa sapere Lucisano: “A ciascuno di loro – conclude – va il nostro grazie di cuore, ci hanno sostenuto e aiutato a produrre ogni sforzo per non far scomparire il più importante marchio Dop del centro-sud Italia. Insieme ce l’abbiamo fatta”.

 

Per informazioni sul testo integrale del decreto: http://www.mozzarelladop.it/admin/files/1366830774631.pdf

 

 

 Redazione

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Prosegue l’impegno dell’ONA (Comitato appartenenti ed ex appartenenti alla Guardia di Finanza)

Scopo: aumentare la sensibilizzazione in ordine al rischio morbigeno per esposizione ad amianto

 

 

I coordinatori della struttura periferica dell’ONA, Sig. Dal Cin e Sig. Portelli, chiedono di ottenere segnalazioni circa la eventuale presenza di amianto in siti e caserme della G.d.F., al fine di poter elaborare una mappatura, e di eventuali casi di patologie asbesto correlate.

Il tutto al fine di corroborare la già avanzata istanza di bonifica rispetto al rischio amianto nel settore G.d.F., e per poter elaborare ulteriori dati da porre all’attenzione del Dott. Raffaele Guariniello, sostituto Procuratore della Repubblica di Torino al quale gli esponenti dell’ONA Dal Cin e Portelli si sono già rivolti e che ha avviato una indagine.

Altri atti e documenti saranno posti a conoscenza del Procuratore della Repubblica di Torino Dott. Raffaele Guariniello dai Sigg.ri Dal Cin e Portelli, che saranno accompagnati dall’Avv. Ezio Bonanni il quale esprime ancora una volta apprezzamento per l’operato infaticabile della Magistratura e in particolare del Dott. Guariniello per l’accertamento della verità e delle responsabilità in materia di amianto e di patologie asbesto correlate, che ora ha esteso anche al settore della Guardia di Finanza.

Chiunque abbia informazioni sulla presenza di amianto e di vittime tra i finanzieri per via dell’amianto può segnalarle al Coordinamento ONA G. di F. alla e-mail: ona.gdf@gmail.com, oppure al nr. 349/5293847, oppure all’e-mail dell’ONA: osservatorioamianto@gmail.com

 

Il giorno 10.03.2013 a partire dalle ore 10.30 si terrà in Bari l'assemblea della ONA ONLUS, cui parteciperà l'Avv. Ezio Bonanni e di cui si rimette in allegato la locandina. Sarà l'occasione per l'istituzione del comitato ONA Vittime dell’amianto Istituto Poligrafico e Zecca di Stato di Foggia.

 

È stato pubblicato il video tratto dall'archivio ONA, sulle condizioni di lavoro nell'Eternit, e può essere consultato sul sito http://www.onanotiziarioamianto.it/

Si invitano tutti gli associati a volersi iscrivere nella newsletter del sito.

 

Ufficio Stampa ONA

Responsabile Regione Campania: Lidia Ianuario

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Gli orti urbani
Gli orti urbani

Gli orti urbani: arriva la legge


Il momento politico sembra favorevole per lanciare iniziative volte a favorire la diffusione degli orti urbani. Partendo da considerazioni di varia natura ma in particolare dall’idea economicamente rilevante che il verde urbano assorbe CO2 e abbassa la temperatura, specie d'estate, facendo così risparmiare sui condizionatori gli orti urbani sono negli ultimi tempi ben visti anche dalla politica. Una proposta di legge approvata dalla commissione Ambiente della Camera all'unanimità, sarà esaminata dall'aula di Montecitorio alla ripresa dei lavori parlamentari dopo le elezioni del 2013. In essa ci si propone di favorire tutte le iniziative per aumentare il verde nei contesti cittadini: oltre alla crescita degli "orti urbani" si pensa di favorire la trasformazione dei lastrici solari in "giardini pensili” e di creare coperture vegetali delle pareti degli edifici (ri-inverdimento verticale). Ci si propone inoltre di creare delle “green belts", cinture arboree e di verde attorno alle aree urbanizzate. Viene poi ripresa la legge del 1992, spesso disattesa, che imponeva ai comuni di mettere a dimora un albero per ogni bambino nato. Visto che in Italia nascono in media 520.000 bambini all'anno, è questo il numero approssimativo degli alberi che d’ora in avanti si imporrà che vengano messi a dimora: l'albero va piantato "entro tre mesi" ed ogni comune dovrà censire, entro un anno, il proprio patrimonio di alberi. Il provvedimento istituisce inoltre, per il 21 novembre, la Giornata nazionale sui diritti degli alberi, durante la quale si terranno nelle scuole iniziative per diffondere una nuova cultura ambientale

 

Conclusioni

 

Abbiamo riportato (n.d.r.: negli articoli precedenti) una serie di evidenze genericamente note e certo non originali: considerando il complesso dei dati esposti ed i molti altri che sono certamente disponibili si potrebbe elaborare un concetto conclusivo.

Abbiamo riportato dati secondo i quali è oggi possibile condurre una attività agricola senza l’apporto di pesticidi, di fertilizzanti ed addirittura senza “lavorare” la terra. È un’immagine che potrebbe apparire addirittura blasfema in quanto contraddice all’imperativo divino riportato nella Bibbia: con la lavoro faticoso ricaverai dalla terra il tuo nutrimento. In realtà occorre ricordare che l’uomo prima di divenire agricoltore, circa 10.000 anni fa, era un raccoglitore e cioè si cibava di quello che madre natura senza l’aiuto dell’uomo era in grado di produrre nei boschi, nelle foreste, nelle sterminate pianure e sulle pendici delle montagne. L’agricoltura, la fantastica scoperta che gli uomini della Mesopotamia donarono alla umanità, ci ha fatto dimenticare che l’artefice del miracolo che dal seme posto nel campo genera il frutto non è opera dell’agricoltore bensì della Madre Terra. Occorre riunificare le conoscenze che generazioni di esseri umani hanno accumulato con il sudore della fronte e con la sofferenza, con la riscoperta del fatto che la natura da sola (e, si potrebbe aggiungere, nonostante i danni che certi nostri interventi vanno causando) è in grado di produrre il nostro cibo. Ciò permetterà di configurare il modo in cui l’agricoltura del futuro dovrà operare. Al di là delle contingenze attuali, degli interessi consolidati, delle abitudini che ci siamo dati, delle conoscenze parziali che abbiamo o che crediamo di avere, l’agricoltura del futuro non dovrà usare sostanze chimiche che avvelenano il pianeta in modo inesorabile e dovrà solo, in modo mansueto ed intelligente, “coltivare” le capacità della terra di generare organismi viventi.

Dopo aver detto tutto questo ci si può meravigliare del fatto che ciascun cittadino, specialmente se ambientalista, specialmente se appartenente ad organizzazioni dedite allo studio dei rapporti fra ambiente e salute (come la società Medici per l’Ambiente della quale l’Autore si onora di far parte), non abbia ancora intrapreso la cura personale di un orto urbano!

 

 

Roberto Ronchetti

Professore Emerito di Pediatria- Università “La Sapienza” di Roma

Presidente Sezione Medici per l’Ambiente- ISDE di Roma

(Riproduzione riservata ©)

 

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