Come alimentarsi: i suggerimenti della biologa nutrizionista Annarita Picardi

 

Con l'estate l'alimentazione e la prevenzione sono d'obbligo per uno stile di vita sano, equilibrato, che permetta una buona qualità della vita.

 

Per togliere qualche dubbio e sfatare qualche mito, quattro chiacchiere con Annarita Picardi, Biologa Nutrizionista, Specialista in Scienze dell'Alimentazione, nonché Dottore di Ricerca in Alimenti e Salute.

 

Alimentazione e diagnosi: quanto è importante quest’ultima – e la precedente fase della prevenzione - nella scelta del regime alimentare da seguire? 

 

La prevenzione comincia a tavola, questo ormai si sa, ma aggiungerei che l'attenzione primaria sia quella di avere sempre piena coscienza di ciò che ingurgitiamo in ogni momento della giornata e di non considerare il nostro corpo come un cestino dei rifiuti, questo sin da bambini e fino alla vecchiaia. Detto ciò, qualora dovesse insorgere la necessità di rivisitare la propria alimentazione sarebbe buona norma riferire allo specialista in nutrizione eventuali patologie diagnosticate per permettere il più corretto approccio alimentare anche in supporto alle eventuali terapie farmacologiche. 

 

Anziani, estate e patologie varie, quali diabete, sovrappeso, demenza senile, morbo di Parkinson, Alzheimer: riusciamo a fare ordine tra malattie croniche e non, dando delle indicazioni precise su cosa fare prima, dopo e durante la conoscenza di una di tali diagnosi?

 

Nello specifico per gli anziani, che non hanno patologie diagnosticate, le raccomandazioni in fatto di buona alimentazione sono le stesse di quelle divulgate dalle linee guide. L'anziano sano e fisicamente attivo non ha motivo di cambiare le abitudini alimentari semmai adeguarle: 

 

- alle minori richieste di base per perdita di massa magra; 

- alla salute del proprio apparato masticatorio.

 


Alimenti: acquisto e conservazione degli stessi. Quali le regole da seguire, data la reperibilità dei prodotti freschi, e la delicatezza di quelli congelati e surgelati? Pensando al rapporto tra gusto e qualità degli alimenti, ci si chiede se, spesso – forse pregiudizialmente – si associa il gusto a un eccessivo consumo di zuccheri e/o snack fuori pasto e come combinare invece questi due fattori. Quali sono quindi gli alimenti sostitutivi, di metodi di cottura o magari le spezie che, nel conferire o esaltare il gusto degli alimenti, non alterino le proprietà organolettiche dei cibi e favoriscono la prevenzione di certe malattie e/o disturbi?

 

Qualche suggerimento: 

 

 

- attenzione alle preparazioni e al modo di conservare il cibo: la cottura prolungata in molta acqua, 

l'uso di temperatura troppo alte, il riscaldamento ripetuto delle porzioni avanzate può portare a 

carenze per errori frequenti ma facilmente correggibili; 

- attenzione al sale che tende ad essere sempre più usato dall'anziano, ma anche da bambini giovani 

ed adulti, a causa di una perdita nel gusto per esso. 

 

Ricordare anche che: 

 

- i prodotti freschi non “belli” sono quelli da preferire nel banco dell'ortofrutta, scongiuriamo il 

pericolo di ritrovarci a tavola pomodori o zucchine belle e lucenti dalla dubbia provenienza e natura; 

- i surgelati sono una valida alternativa al fresco, ma occhio a portarli a casa senza troppi sbalzi di 

temperatura, che compromettono lo stato organolettico dei cibi; così come alimenti nei banco frigo mollicci con  brina hanno subito già l'interruzione della catena del freddo per troppo tempo... ATTENZIONE!!!

 

Congelare in casa alimenti freschi può essere una soluzione efficace di organizzazione ma i tempi di 

conservazione sono diversi da alimento ad alimento; possono arrivare fino ai 24 mesi per la frutta 

ma non devono superare i 3-6 mesi alcune carni e pesci grasse. Superati i limiti di tempo consigliati 

gli alimenti sono ancora perfettamente commestibili ma le loro caratteristiche nutritive ed 

organolettiche sono soggette ad un lento ed apprezzabile declino. 

 

Gusto e qualità degli alimenti: spesso – forse pregiudizialmente – si associa il gusto a un eccessivo 

consumo di zuccheri e/o snack fuori pasto: come combinare invece questi due fattori? Saprebbe 

indicare degli alimenti sostitutivi, dei metodi di cottura o magari delle spezie che, nel conferire o 

esaltare il gusto degli alimenti, non alterino le proprietà organolettiche dei cibi e favoriscono la 

prevenzione di certe malattie e/o disturbi?

 

 

Consigli che possono fare la differenza riguardano : 

- l'idratazione costante, soprattutto d'estate, anche in mancanza di stimolo della sete che diventa 

meno pronto negli anziani;

- non diventare monotematici ma ravvivare costantemente il proprio pasto di ricette stimolanti 

anche l'olfatto e la vista per non incorrere in diete poco varie e per questo carenti in nutrienti 

soprattutto vitaminico/minerali. 

 

 

 

In sintesi, premesso che l’aspettativa di vita è in aumento, cosa consiglierebbe tanto ai giovani quanto agli anziani per un corretto invecchiamento della persona e una migliore qualità della vita nelle varie fasi della stessa?

 

Per tutti, sarebbe opportuno focalizzarsi su uno stile di vita attivo e non pensare che il controllo 

forzato dell'assunzione di cibo, soprattutto come fanno molti per brevi monitoratissimi periodi, possa 

trovare soluzione a questioni irrisolte che si hanno con il proprio corpo magari da anni. 

 

L'attività fisica, quella che più si addice alla propria quotidianità è l'arma migliore che sin da giovani ci 

permette di conservare bene l'involucro della nostra persona. 

 

Non resta altro che applicare i suggerimenti, per una corretta alimentazione, non solo l'estate, ma tutto l'anno.

 

Lidia Ianuario

(Riproduzione riservata ©)

 

Dall'Associazione i Ken, Presidente Carlo Cremona: comunicato stampa

 

 

L’immane tragedia di #Orlando (Florida, USA) ci scuote, ci lascia intontiti come se ci avessero riempito di botte. Un attacco che inorridisce alcuni ma che agli omofobi (anche se loro pensano di essere i “normali” mentre noi siamo i “pervertiti”) quasi non dispiace. Ma quanti sono gli omofobi? Il silenzio nei talk e sui media (in senso di massa) di queste ore ci consegna una opinione pubblica mondiale che non si lascia trascinare e che non trascina i media in un’onda emotiva di indignazione pari a tragedie simili. Una parte del mondo ci odia talmente tanto che, nonostante le metropoli rappresentino per molti una cintura di sicurezza dalla persecuzione, in altri casi come questo (anche se eccezionalmente rari) ci mostrano la fragilità di un popolo che continua, in Italia , a non vedersi commemorato come vittima al pari delle altre. Anche sulla distribuzione in edicola, qualche giorno fa, della edizione del Mein Kampf di Adolf Hitler, dopo 70 anni, dobbiamo ancora sottolineare che quella ebraica non è l’unica comunità da considerarsi vittima dell’olocausto e che quindi, nelle citazioni di sdegno per quella distribuzione, ci deve far riflettere la scelta di parzialità di memoria, che getta nell’oblio parte delle colpe oltre che offendere la memoria di tutte le vittime, anche quelle omosessuali. Noi rimuoviamo la colpa collettiva applicando una memoria selettiva che sceglie le persecuzioni del solo popolo ebraico per disegnare un profilo di vittima e per indicare di come il razzismo sia stato – con riferimento alle leggi razziali di Mussolini e Vittorio Emanuele III di Savoia – causato dalle ideologie (contenuto in quel testo osceno) da cui trassero rinvigorita enfasi alcune leggi in cui si certificava la superiorità razziale. In essa non v’era una corrispondenza tra esistenza e diritto, perché al di sopra dell’esistenza v’era una idea “criminale di purezza e di impurità ” di alcuni esseri umani su altri e da cui conseguì la cattura e la purificazione della società ariana dagli “impuri “.

 

(Continua: http://www.i-ken.org/blog/orlando-fl-usa-e-mattanza-gay-ma-la-cultura-salvera-il-mondo-dallodio-e-dalla-guerra/)

Bullismo e adolescenti: quali soluzioni possibili?

Questa mattina a Pordenone una ragazzina di 12 anni, che frequenta la seconda media in una scuola della città, ha tentato di suicidarsi lanciandosi dal balcone di casa sua. Ricoverata nel reparto di Terapia Intensiva dell’ospedale di Udine, l’adolescente ha riportato solo alcune fratture perché, fortunatamente, prima di cadere sul pavimento del cortile del suo palazzo, è finita sulla tapparella del piano sottostante, che ha frenato la sua discesa. Ad accorgersi dell’accaduto è stata la madre della dodicenne che, entrata nella stanza della figlia, non l’ha trovata e ha notato la finestra aperta. A quel punto si è affacciata dalla finestra e ha visto la bimba distesa nel cortile con accanto a lei un vicino che la stava soccorrendo. Prima di lanciarsi nel vuoto, la ragazzina ha lasciato sulla sua scrivania due lettere: una indirizzata ai genitori, per scusarsi del suo gesto, l’altra ai compagni di classe, con una frase emblematica, “Adesso sarete contenti”. Dalle prime indagini svolte risulta che la dodicenne, nei mesi scorsi, si è rivolta prima a un’insegnante e poi alla psicologa della scuola per parlare con loro di alcuni episodi di bullismo dei quali era vittima. Per bullismo, secondo le definizioni date dagli studiosi del fenomeno, che sono soprattutto psicologi e sociologi, si intendono tutte quelle azioni di sistematica prevaricazione e sopruso messe in atto da parte di un bambino/adolescente (definito “bullo”), o da un gruppo, nei confronti di un coetaneo percepito come più debole (la vittima). Questi attacchi, che possono essere di tipo fisico o verbale, sono intenzionali e hanno lo scopo di provocare un danno alla vittima e sono persistenti nel tempo (spesso vanno avanti per settimane o, addirittura mesi). L’aumento dell’utilizzo di internet tra gli adolescenti, verificatosi negli ultimi anni, ha dato poi vita al cosiddetto cyberbullismo che si ha quando gli atti di bullismo vengono messi effettuati attraverso i social network, le chat, i blog, i forum, la posta elettronica o i cellulari. Le vittime vengono danneggiate nelle loro amicizie, isolate e si diffondono pettegolezzi e calunnie sul loro conto. Ed è proprio perché si sentono isolati e hanno paura di una vendetta che la maggior parte dei ragazzi non denuncia gli episodi di bullismo che subisce. Il cyberbullismo, insieme alla violenza di genere, è il tema della seconda edizione del Premio Città-Futuro, promosso dal Comitato Voilla Music Festival. Lo scopo del concorso è quello di invitare tutti gli studenti e gli operatori degli istituti e delle scuole di secondo grado, gli universitari, il mondo degli enti pubblici e privati, nonché i professionisti e gli imprenditori ad essere più sensibili verso tale tematica. La sensibilizzazione, infatti, è fondamentale perché le vittime di questi atti così molesti trovino il coraggio di denunciare e perché in futuro non si verifichino più episodi come quello che è accaduto oggi a Pordenone.

http://corrieredelweb.blogspot.it/2015/04/bando-di-concorso-premio-citta-futuro.html

 

 

Letizia Ummarino

(Riproduzione riservata ©)


il prossimo 5 dicembre tutti dobbiamo partecipare al convegno "Il non vedente del terzo millennio" che si svolgerà nella Sala consiliare della Città metropolitana di Napoli.

Anzi vi dirò di più: tutti dobbiamo far sì che vi partecipino rappresentanti delle istituzioni, giornalisti, esponenti della società civile, nostri soci giovani e meno giovani.
Il convegno verrà trasmesso in diretta streaming sulla rubrica di Slash Radio dell'Unione Ciechi Nazionale.
Verrà rilasciato attestato di partecipazione e agli avvocati del foro di Napoli verranno riconosciuti crediti formativi.

A cura della Redazione

 

L'Arte d'Incidere-Incidere ad Arte: Acquaforte

 

I corsi d'incisione vogliono offrire l'opportunità, attraverso seminari intensivi, di far conoscere il misterioso mondo della grafica d'arte a chi non ne ha competenza, ma anche di far approfondire tutte quelle tecniche sperimentali che spesso non sono insegnate nelle istituzioni tradizionali, quali gli ambienti accademici.

Il primo incontro è caratterizzato da nozioni introduttive attraverso video-proiezioni o esempi tattili-visivi dei materiali e dei risultati di stampa, per poi procedere subito alla pratica laboratoriale. 

Non c'è propedeuticità tra un corso e l'altro poiché, essendo tecniche diverse, ogni volta si comincerà dal principio e, a conclusione di ogni percorso, tutti i partecipanti rientreranno a casa con il loro "pacchetto" di matrici e stampe realizzate durante le lezioni. Tutti i prodotti necessari sono forniti dall’Atelier.

In questo modulo si apprenderanno due modalità di realizzazione concernenti la tecnica dell'acquaforte: per copertura o per aggiunta dei segni.
Generalmente, nella prima lezione (5 ore) si realizzano una o più lastre, mentre nella seconda (5 ore) si completa la morsura delle stesse e si inizia a stampare le prime prove di stato, per poi procedere nella terza lezione (ultime 5 ore) alla stampa di tutte le matrici, in bianco e nero o con più colori.
E' OBBLIGATORIA una conferma di adesione (tramite email/FB o di persona) per poter preparare le lastre e i fogli per tutti.
NB: ogni allievo deve portare una foto o un bozzetto dell'opera da realizzare, a tema libero, di formato 12,5 X 17,5 cm. Si procede su piccole dimensioni al fine di completare tutto il progetto, infatti, scopo delle lezioni è l’apprendimento della tecnica, affinché ognuno possa poi procedere individualmente.
Ogni partecipante, indipendentemente dalle sue abilità manuali, apprenderà le competenze tecniche di un’arte ormai perduta e avrà la soddisfazione di realizzare un pregevole prodotto finito.
A fine anno con le stampe degli allievi si realizzerà un progetto collettivo: cartella/libro di artista o mostra.

Corso di acquaforte, 3 lezioni (giovedì 9 aprile – giovedì 16 aprile – giovedì 23 aprile), ore 9.00 – 14.00.

Per informazioni dettagliate sulle varie tecniche e i costi, contattare:

Atelier Controsegno, Via Napoli 201, Pozzuoli, Napoli (nei pressi della stazione della Cumana Dazio)

Tel: 081.7629097 - 333.2191113 - E-mail: controsegno@libero.it - Facebook: Atelier Controsegno - Web: www.controsegno.com

 


Lidia Ianuario

 SOLIDARIETÀ AI MIGRANTI: LA NECESSITA’ DI UNA STRATEGIA COMUNE

Un workshop promosso dalla Fondazione Evangelica Betania per coordinare i diversi progetti

 

I migranti rappresentano una vera e propria emergenza socio-sanitaria, a Napoli e nella sua provincia così come in altre città e territori della Campania. L’allarme viene dalla Fondazione Evangelica Betania impegnata su questo fronte anche attraverso l’Ospedale Evangelico Villa Betania. Per elaborare una strategia comune l’organismo costituito da tutte le Chiese Evangeliche napoletane il 20 marzo ha promosso un tavolo di lavoro sul tema. Il workshop in programma dalle ore 10 presso il Centro E.Nitti-Casa Mia, in Viale  delle Metamorfosi 340 a Ponticelli/Napoli, si propone di mettere a confronto diversi soggetti che già operano con i migranti: le Chiese evangeliche napoletane, innanzitutto, il Servizio Rifugiati e Migranti e l’ECI, due organismi della FCEI, la Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane, la FLAI–Cgil, Mediterranean Hope (l’Osservatorio sulle migrazioni con sede a Lampedusa della FCEI) ed Emergency. Tale idea nasce dalla necessità di organizzare come evangelici (ma non solo) a Napoli e in Campania” - afferma Luciano Cirica, Vice Presidente della Fondazione Evangelica Betania – “un progetto di lavoro con i migranti, che mettendo a fattor comune le diverse esperienze e disponibilità, possa concretizzarsi in un'iniziativa la più condivisa e sinergica possibile”.

 

L’idea di organizzare una giornata di lavoro tra coloro che sono impegnati in attività di solidarietà ai migranti, ma anche le tante realtà associative che offrono servizi e assistenza socio-sanitaria gratuita, nasce dall’esigenza di coordinare l’offerta di servizi sul territorio.

“Gli evangelici ravvisano, qui in Campania, la necessità di un lavoro con i migranti, rivolto soprattutto a quelle aree più difficili ed emarginate – afferma Luciano Cirica, Vice Presidente della Fondazione Evangelica Betania - Ma sono altresì consapevoli che tale lavoro, oggi, non possa essere fatto solo da una Chiesa evangelica, da una singola associazione, dalla Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane (FCEI) o dalla Fondazione Betania attraverso l’Ospedale o il Centro Nitti. Siamo convinti che occorra puntare su una strategia comune che veda il coinvolgimento e il coordinamento di tutte le realtà, laiche o confessionali, impegnate con i migranti”.

Tre gli obiettivi del tavolo di lavoro in programma il 20 marzo:

1.       l’organizzazione di un servizio di check-up sanitario per i migranti in transito dalla Sicilia 

2.       l’organizzazione di un punto di ascolto a Castelvolturno, rivolto innanzitutto alle  donne extracomunitarie  

3.       Costituzione di un Osservatorio Migranti a Napoli/Castelvolturno 

 

All’incontro, che sarà introdotto e moderato dal Vice Presidente della Fondazione Evangelica Betania Luciano Cirica, sono previsti gli interventi di Marta Bernardini su “L’Esperienza di Mediterranean Hope”, Franca Di Lecce, del Servizio Rifugiati e Migranti della FCEI (attivo dal 1984 per la tutela dei diritti dei Migranti e Rifugiati), Sergio Serraino su “L’Esperienza di Emergency” a Castelvolturno e Jean Renè Bilongo del FLAI –Cgil (Sindacato Agro Industria impegnato sul tema dei diritti dei lavoratori migranti e in particolare dello sfruttamento lavorativo in agricoltura) oltre ad una testimonianza della ECI-Essere Chiesa Insieme. Nel corso dell'incontro verrà proiettato il film-documentario  "Dalla Fuga all'Attesa"  di Carmen Tè, sull'esperienza degli immigrati clandestini a Cassibile, con la presenza della regista-giornalista. 

 

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Ufficio Stampa Ospedale Evangelico Villa Betania

n.p.r. relazioni pubbliche

 

Giancarlo Panico cell. 3387097814 - Marinella Proto Pisani cell. 3397566685 - Valentina Casertano tel. 0815515441/42 npr@nprcomunicazione.it - www.villabetania.org


Land grabbing: il passato che torna

Si pensa sempre che il colonialismo sia un fenomeno scomparso che abbia riguardato aree lontane del Pianeta.

Sfortunatamente, il passato ritorna e ritorna in maniera tanto più forte, quanto più pensiamo di averlo lasciato alle spalle. E così, tragicamente, il colonialismo è tornato, cambiato, ammantato di modernità e con un nuovo nome, Land Grabbing.

Il land grabbing è quel fenomeno che indica l’appropriazione di terreni da parte di multinazionali o grosse cordate che li acquistano, rendendoli indisponibili alle popolazioni locali. Letteralmente "land grabbing" significa "accaparramento delle terre".

Nei paesi in deficit di sviluppo, il fenomeno riguarda soprattutto aree agricole fertili che le grosse multinazionali del settore agricolo e agroalimentare acquistano per le loro produzioni monoculturali, estromettendo da quelle aree i poveri contadini che producono per l’autosufficienza. Nella maggior parte dei casi, i contadini devono abbandonare le loro terre per andare a lavorare nelle piantagioni che producono monocolture per l’esportazione: in genere, la paga è talmente bassa da non permettere loro di acquistare quel che avrebbero prodotto nel loro orto e le condizioni economiche delle famiglie peggiorano invece di migliorare.

Ma il land grabbing è un fenomeno che riguarda anche i Paesi avanzati, l’Italia e le regioni meridionali in particolare. Anche in questo caso, sono prevalentemente i terreni agricoli ad essere oggetto di acquisizione da parte di cordate multimilionarie ma raramente per essere coltivati per il mercato agroalimentare mondiale. In queste aree, anzi, accade spesso che i meccanismi complessi del mercato agricolo abbiano reso non difficile la permanenza nei mercati e portato, quindi, all’abbandono delle coltivazioni per il mercato alimentare. E qui si apre la strada al land grabbing, con due diverse modalità.

La prima è quella di offrire contratti agli agricoltori che garantiscano loro un prezzo di acquisto favorevole se accettano di produrre colture dedicate destinate al mercato delle agroenergie: queste produzioni stanno determinando lo spiazzamento delle colture destinate all’agroalimentare, in particolare del mais che costituisce la base della dieta di milioni di persone nel mondo.

La seconda modalità è quella dell’acquisto o affitto di quelle stesse terra per installarvi impianti di produzione di energia destinate a raccogliere gli incentivi e a produrre energia da immettere nella rete nazionale, spesso con solo minimi benefici diretti per le popolazioni locali. 

 

Vania Statzu

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"MO20 ZERO DAY - Back to the Future"


Pescara 6 e 7 dicembre 2014 L’associazione culturale telematica Metro Olografix compie 20 anni e festeggia un traguardo importante con un evento di promozione culturale: "MO20 ZERO DAY - Back to the Future" .


Un appuntamento che invita alla partecipazione, durante il quale si svolgeranno convegni, conferenze e workshop per raccontare la storia della telematica attraverso quella dell’Associazione, tracciare gli Stati Generali dell’Hacking in Italia e del futuro di Internet.

"MO20 ZERO DAY - Back to the Future - afferma Lucia "Kundera" Zappacosta, Presidente dell'Associazione culturale Metro Olografix- è un evento per diffondere la cultura hacker, parlare di diritti in rete e programmare il futuro”.

Si svolgerà il 6 e il 7 dicembre negli spazi del Centro Polivalente “Britti” in via Rio Sparto 78 a Pescara (zona Università). Il programma, fitto e articolato, prevede anche performance musicali per la serata del 6 dicembre. La partecipazione all'evento è libera e gratuita e la Metro Olografix, tra le più longeve associazioni d’Italia interessate a queste tematiche, ha voluto dedicarlo alla memoria di Giancarlo Livraghi, padre di ALCEI, pioniere della comunicazione e dei diritti civili legati alla rete e di Gianni "BBK" Zamperini, storica figura del mondo delle BBS. Il sito dell'evento con il programma è mo20.olografix.org Metro Olografix: La Metro Olografix è un’associazione culturale telematica nata nel 1994 a Pescara in seguito all'Italian Crackdown, con l'obbiettivo di diffondere l’alfabetizzazione telematica.

Con la sua attività in rete, gli eventi ed il MOCA, campeggio in stile nordeuropeo organizzato ogni quattro anni, rappresenta il punto di riferimento per la cultura hacker, per i diritti in rete e per la libera circolazione delle informazioni. Lo scopo dell’associazione è quello di divulgare la “cultura della telematica” e dell’innovazione con particolare attenzione a tre aspetti: la sicurezza informatica, l’opensource ed il volontariato telematico. L’associazione si propone come un contenitore aperto e supporta l’etica hacker. Hacking dovrebbe essere un termine privo di accezione negativa: la filosofia hacker è curiosità, ingegno, voglia di risolvere problemi apparentemente insormontabili con soluzioni atipiche. Il che non si traduce solo in un'attenzione per la sicurezza informatica, ma anche nell'approccio pionieristico alle nuove tecnologie.

L'home computer, la programmazione, il modem e le BBS agli inizi; l'opensource e Linux, il mondo della multimedialità, dei maker, della stampa 3d e la riscoperta della creatività grazie a strumenti quali Arduino, Raspberry e altro ancora, ai nostri giorni.

Sul sito è possibile trovare tutte le informazioni per diventare soci.


Redazione


XXVI Congresso Nazionale AIF, che si terra' Palermo dal 4 al 6 dicembre


Il XXVI Congresso Nazionale AIF, che si terra' Palermo dal 4 al 6 dicembre, e' l'appuntamento annuale dell'Associazione che quest'anno intende riflettere sulle strategie formative perseguite dalle imprese che nonostante la crisi competono sui mercati internazionali esportando la bellezza dei nostri prodotti.



FORMAZIONE

 

La formazione supporta il talento e la genialita' istintuale dell'imprenditore. Promuove lo sviluppo organizzativo delle aziende e quello personale e manageriale dei lavoratori.

 

Facilita l'individuazione di scenari, strategie competitive, modelli organizzativi, stili di gestione innovativi, sostenibili, competitivi. La capacita' del formatore e' creare ambienti dove sia possibile facilitare processi di apprendimento sui tre livelli del made in Italy: il genius loci, l'organizzazione, la bellezza del prodotto.

 

Il XXVI Congresso Nazionale dell'Associazione Nazionale Formatori si basa sull'interazione tra imprenditori-dirigenti aziendali e formatori-esperti che svolgeranno differenti ruoli in piccoli gruppi, due Equipaggi, un Comitato di Regata, delle Raffiche di Vento, i testimoni, e nel grande gruppo dei Partecipanti.

 

La regata velica prevede la competizione tra due equipaggi che si sfideranno nel ''mare della bellezza'', mettendosi alla prova su tre diverse argomentazioni:

 

- le proprieta' del binomio territorio-produzione e l'unicita' del genius loci.

 

- la relazione tra produzione e persona e in particolare ruolo e funzione dell'organizzazione e della formazione per facilitare e sostenere processi di apprendimento organizzativo finalizzati a far convivere tradizione e innovazione.

 

- il binomio persona-prodotto in termini di valore dato alla persona e ai talenti e idee individuali, che si esprimono nell'artigianalita' del lavoro e nella sperimentazione delle buone pratiche.

 

I due equipaggi dovranno esporre idee e visioni, descrivere esperienze e casi di eccellenza, illustrare strategie e metodi, creando cosi ambienti di apprendimento per i formatori.

 

Ecco quindi che si torna al porto sicuro, al concetto di bellezza come carattere distintivo del Made in Italy. In questa avventura non mancheranno importanti figure guida, che ci aiuteranno a superare prove e difficolta', comprese le insidiose raffiche di vento.

 

Ci sara' da mettere in campo la propria bellezza, contemplando professionalita', umanita', istinto e ragione. Ti riconosci in questa sfida?

 

Qui puoi scoprire il programma dettagliato dell'evento:

http://associazioneitalianaformatori.it/th_event/xxvi-congresso-nazionale/
Appuntamento a Palermo, dal 4 al 6 dicembre 2014.



Redazione

(Riproduzione riservata ©)

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Associazione Italiana Formatori - XXVI Congresso Nazionale


XXVI CONGRESSO NAZIONALE

LA BELLEZZA

Giovedì 4 Dicembre
prologo
Sala delle Capriate di Palazzo Steri – Sede del Rettorato dell’Università degli Studi di Palermo
Piazza Marina, 61
Venerdì 5 e Sabato 6 Dicembre
Castello Utveggio – CERISDI
Via Padre Ennio Pintacuda, 1

 


Il XXVI Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Formatori è concepito come il tentativo di raffigurare un’esperienza di apprendimento fondata sull’avventura, sul raggiungimento di una meta la cui “rotta” per raggiungerla non può essere predefinita in partenza, perché assoggettata alle peripezie generate dai venti e dalle correnti.
Non ci sono presupposti per dimostrare a priori la plausibilità e l’utilità delle scelte fatte e delle attività che si svolgeranno in esso. I possibili risultati da produrre si concretizzeranno attraverso una navigazione lunga tre giorni, e che simulerà le asperità del reale. Così la sua struttura si realizzerà in corso d’opera, nel divenire. Si costruirà e si demolirà in relazione al grado di partecipazione e alla qualità dei contributi di tutti i soggetti coinvolti. Per questo si differenzierà dai tradizionali convegni.

Senza alcun dubbio non si correrà il rischio di avere relatori frettolosi, che partecipano con una relazione predefinita, arrivando al momento dello svolgimento della tavola rotonda di competenza e chiedendo, il più della volte, al moderatore di poter relazionare per primi perché c’è un aereo o un treno in partenza che li aspetta.

Il Congresso Nazionale reitera un esperimento che tenterà di configurare ciò che spesso si intravede appena, ciò che è difficilmente esprimibile e che può essere inquadrato solo all’interno di una mappa concettuale, uno spazio di navigazione. Sarà proprio all’interno di tre differenti spazi di navigazione che si cercherà di tracciare possibili rotte di apprendimento che tengano conto delle asperità del viaggio e delle peripezie generate dagli imprevisti dell’ambiente, venti, correnti e turbolenze. Elementi esogeni che spesso impongono un ripensamento delle strategie di navigazione, e che usualmente non vengono rappresentante all’interno dell’ostinata tracotanza delle soluzioni predefinite nelle relazioni esposte nei convegni.

Il XXVI Congresso Nazionale dell’Associazione Nazionale Formatori si basa sull’interazione tra imprenditori-dirigenti aziendali e formatori-esperti che svolgeranno differenti ruoli in piccoli gruppi (due Equipaggi, un Comitato di Regata, delle Raffiche di Vento, i testimoni) e in un grande gruppo (i Partecipanti).

La simulazione delle regate e il valore semantico delle boe
La progettazione di questo Congresso è volutamente a maglie larghe, vuole solo definire le condizioni per cui qualcosa possa accadere: un qualcosa nel qui e ora dello svolgimento dei lavori. È un congresso senza pubblico, perché tutti sono pubblico e attori, con un’imbarazzante simultaneità e contemporaneità.
Il piccolo gruppo dei testimoni è chiamato ad approfondire alcune specifiche tematiche di base utili all’avvio dello svolgimento dei lavori. I testimoni apporteranno i propri contributi con interventi di 20-30 minuti ciascuno che precedono l’avvio di ciascuna singola regata.

Le regate, che rappresentano la parte cospicua del Congresso, sono svolte da due equipaggi composti ciascuno da massimo 8 relatori/giocatori (imprenditori, manager e formatori) coordinati da due skipper di eccezione. I due equipaggi si confronteranno su 3 tematiche generali, o regate, che rappresentano il fil rouge del Congresso. Si contrapporranno sulle modalità di navigazione: un equipaggio sarà maggiormente caratterizzato da un taglio di tipo aziendalistico, manageriale e di gestione organizzativa, mentre l’altro maggiormente propenso alla lettura dei processi di apprendimento e della progettazione e erogazione di formazione. Ambedue i tagli saranno comunque decisi dai rispettivi equipaggi coordinati dai due skipper.

Ciascuna “regata” è caratterizzata da una boa che definisce uno specifico spazio di navigazione all’interno del quale ciascun equipaggio dovrà “navigare” attenendosi al significato semantico della boa e alle delimitazioni imposte da una serie di antinomie che la caratterizzano. In particolare si vuole esplorare la capacità del formatore di creare ambienti dove sia possibile facilitare processi di apprendimento su tre livelli:

1. Relazione territorio – produzione: il genius loci
Si ritiene che esista uno stretto rapporto tra territorio e produzione, dove il primo possa essere rappresentato come la sintesi della tradizione, della cultura della cultura materiale e della capacità di apprezzamento del bello. In quest’ambito risulta fondamentale sviluppare nella persona la capacità di apprezzamento, consentendogli il passaggio da amatore a conoscitore consapevole della bellezza del made in Italy.
È importante in questa sessione di lavoro presentare casi di studio e sperimentazioni fatte per migliorare il riconoscimento della bellezza dei luoghi, del suo utilizzo come fattore unico di competitività, della partecipazione sociale alla salvaguardia e valorizzazione dell’unicità del genius loci.

2. Relazione produzione – persona: l’organizzazione
Il made in Italy, sotto l’aspetto produttivo, può essere visto come il risultato delle attività di un laboratorio creativo nel quale il lavoratore è coprotagonista della creazione del bello. Si tratta in particolare di rivalutare il modello organizzativo dell’impresa conviviale dove il processo produttivo si realizza alternando momenti di meditazione, sperimentazione, condivisione e cooperazione.
È importante in questa sessione di lavoro presentare casi di studio e sperimentazioni fatte sui processi di apprendimento organizzativo finalizzati a far convivere tradizione e innovazione in una logica di generazione di bellezza che si contrappone a quella di produzione di gadget generati da un improprio uso dell’innovazione tecnologica e colonizzati dal mercato.

3. Relazione persona – prodotto: il made in Italy
Significa rispondere a domande quali: come salvare il prodotto italiano? Come salvare le nostre professioni? Le nostre imprese?
In questa terza sessione si intende indagare su come l’apprendimento possa rivalutare la persona come singolarità irripetibile che si contrappone alla generalizzazione e alla astrazione del prodotto gadget. Realizzazione della persona quindi come artigiano produttore di un prodotto che racchiude in se avvenimenti locali e unici.
Si tratta quindi di far confluire in questa sessione sperimentazioni e casi di studio utili ad approfondire la creazione della conoscenza come processo puntiforme, discontinuo e instabile. Una formazione in grado di supportare il dramma della nostra coscienza che oscilla tra prosaicità e aspirazioni. Casi che possano dimostrare come la produzione della bellezza del made in Italy è anche il risultato di un certo ritmo di vita in cui si rifaccia posto a molte cose. Soprattutto alla gestione dei nostri tempi di lavoro, meditazione, cooperazione e recupero della dimensione del sogno.

Il valore pedagogico del Congresso
L’obiettivo del Congresso è generare un apprendimento all’interno dello svolgimento di un metodo. Far vivere a tutti i partecipanti l’esperienza di essere all’interno di una metodologia che si compie. Questo significa sperimentare un modo di svolgimento dei lavori che faciliti il continuo sviluppo della professionalità del formatore e volere offrire a ogni partecipante l’opportunità di essere protagonista. Diversamente dagli eventi in cui la partecipazione è passiva, il Congresso di Palermo vuole offrire a ogni partecipante la possibilità di esprimere un proprio agonismo.
L’innovatività del modello consiste proprio nell’eliminazione del classico schema congressuale. Non esistono schemi predefiniti, piuttosto la possibilità di costruire qualcosa tutti insieme man mano che si procede. Si eviterà quindi la sequenza di conferenze più o meno predeterminate dai contenuti più o meno scontati.

Ciò significa aver posto maggiore enfasi sul metodo piuttosto che sui risultati: Il Congresso di Palermo vuole confermare la alidità dell’esempio di applicazione del metodo come modalità per trattare le peripezie di ogni percorso. Apprendere attraverso il superamento dell’ostacolo, invece del suo aggiramento.

Questo approccio dovrebbe facilitare la generazione di una maggiore consapevolezza dei processi di apprendimento basato sulla valorizzazione del percorso: l’apprendimento mostra i suoi risultati più nel tragitto che nel raggiungimento della meta. Se non si è capaci di provare piacere durante il viaggio difficilmente si apprezzerà il valore della meta.

In tal modo sarà più facile beneficiare della molteplicità dei risultati dell’apprendimento dalla conoscenza acquisita come valore in sé all’applicabilità del metodo alla vita.

Per facilitare il raggiungimento di questi obiettivi ciascun partecipante sarà munito di un Diario di bordo su cui appuntare, in maniera sistematica e ragionata, le proprie impressioni di viaggio.

Oltre a tracciare il percorso di apprendimento, lungo le tre giornate che vanno dalla storia dell’AIF alla descrizione dello scenario di contesto fino allo svolgimento delle regate, il Diario di bordo sarà caratterizzato da informazioni e interpretazioni sul significato semantico delle varie boe e delle antinomie che le caratterizzano. Si forniranno inoltre dei quadranti all’interno dei quali ciascun partecipante potrà tracciare le varie “rotte” seguite dagli equipaggi durante la “navigazione”.

Alla fine ognuno sarà in possesso della propria rotta personale, condividerla o contestarla al momento del verdetto finale declinato dal Presidente del Comitato di regata, e tornare a casa con una propria speranza di benessere, che diventa possibilità personale di ampliare le potenzialità del proprio processo di apprendimento e della propria professionalità.



 Redazione

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Benzina dai rifiuti: utopia? No, realtà


Tra le notizie degli ultimi giorni è passato un po’ sotto silenzio il calo del prezzo del petrolio e il conseguente calo del prezzo della benzina. Le vite di milioni di consumatori europei ed italiani sono cambiate negli ultimi anni a seguito della crisi economica e della crescita del prezzo dei combustibili derivati dal petrolio: non a caso è aumentato il numero di pendolari che usano i mezzi pubblici, il numero dei ciclisti e nelle grandi città quello degli utilizzatori dei sistemi di car sharing e bike sharing.

In realtà, le tecnologie attuali renderebbero sempre meno importante la benzina se solo si decidesse di investire su combustibili alternativi. L’interesse del mondo del fotovoltaico – in particolare in Germania – per i sistemi di accumulazione sta rendendo sempre più efficienti e meno costose le batterie. A breve sarà quindi possibile ridurre il prezzo delle batterie delle auto elettriche rendendole più convenienti. Quando ci si deciderà ad investire seriamente sulle smart grids, soprattutto a livello cittadino, ci si renderà conto del’importanza delle auto elettriche come accumulatori dell’elettricità in eccesso prodotta dalle rinnovabili. E basterebbe rendere più agevole l’installazione di centraline fotovoltaiche in spazi pubblici, nei condomini e nei punti attuali di approvvigionamento per dare già un impulso all’uso di queste auto. E aggiungiamo che dovrebbero essere elettriche le auto dei servizi di car sharing partecipati dalle amministrazioni pubbliche.

Ma oltre alle auto elettriche esistono oggi altre possibilità. Sono ormai diversi anni che aspettiamo la produzione di auto ad aria compressa: il brevetto esiste da anni e dopo vari tentativi si spera nel definitivo avvio della produzione.

Un’altra possibilità consiste nell’uso di biofuels, cioè combustibili che derivano da biomasse. I più noti sono il biodiesel prodotto dal mais e il bioetanolo prodotto dalla canna da zucchero. Tuttavia, queste produzioni creano un grosso problema etico in quanto determinano un aumento del prezzo, in particolare del mais, creando concorrenza alla produzione per usi agricoli o alimentari. Esiste, però, la possibilità si produrre un combustibile molto efficiente dagli scarti della produzione agricola e dell’allevamento, nonché dalla frazione umida dei rifiuti solidi urbani e da un’altra infinità di biomasse e reflui che sono scarti o sottoprodotti: si tratta del biometano che deriva da un processo ulteriore del processo di produzione di biogas.

Dunque un combustibile ecologico e sostenibile che utilizza scarti e rifiuti e non entra necessariamente in concorrenza col mondo agricolo.


Vania Statzu

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Vandana Shiva e la guerra degli OGM

 

La settimana scorsa è stata data vasta risonanza alla querelle tra il New Yorker e Vandana Shiva. Vandana Shiva è oggi la più nota attivista ambientale. Indiana, ha ricevuto nel 1987 il Right Livelihood Awards per il suo impegno a favore del rispetto dei beni comuni. Le sue battaglie più famose sono state quelle per la tutela delle terre pubbliche e dell’acqua come bene pubblico, ma soprattutto la sua battaglia contro l’uso spregiudicato che dei semi OGM viene fatto dalle multinazionali come la Monsanto.

La diffusione dei semi OGM nelle aree rurali dell’India è stato al centro di numerose polemiche. I semi OGM garantiscono un incremento notevole di produzione durante il primo anno di utilizzo ma poi perdono velocemente di produttività: in particolare, il tasso di recupero dei semi è molto basso, per cui ogni anno i contadini devono acquistare semi nuovi ed insieme ai semi i pesticidi indispensabili a questa tipologia di sementi. Questo quando non hanno firmato un contratto che li obbliga ogni anno ad acquistare semi nuovi. Si aggiunge a questo quadro il fatto che i semi OGM necessitano di quantitativi di acqua superiori alle varietà autoctone, ragione per la quale i contadini indiani hanno dovuto far scavare pozzi ulteriori. Per far fronte a queste nuove spese, i contadini indiani si sono indebitati: in molte regioni, a fronte di spese crescenti, si sono avuti raccolti ridotti - anche per via delle avverse condizioni climatiche – che non hanno permesso di far fronte ai debiti contratti. In India, i debiti si estinguono col contraente: per questo motivo molti contadini hanno preferito togliersi la vita per evitare di continuare a pesare sulle famiglie. I suicidi hanno cominciato a diffondersi al punto che in alcuni villaggi delle zone più povere, interi villaggi hanno visto scomparire gli uomini.

L’articolo del New Yorker in parte era un attacco diretto a Vandana Shiva, in parte una difesa della Monsanto che non si ritiene responsabile né dei suicidi né dei debiti e sostiene che invece la diffusione dei suoi semi OGM ha portato ad un miglioramento della situazione dei contadini indiani, con un miglioramento dei raccolti e delle condizioni di vita grazie alla riduzione dell’uso dei pesticidi e fertilizzanti.

I giornali mondiali hanno dato ampio spazio alle repliche di Vandana Shiva che ha risposto punto su punto senza scomporsi, pronta in ogni momento a continuare la sua battaglia in sostegno dei contadini poveri del mondo.

 

Vania Statzu

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Banca Prossima (Gruppo Intesa Sanpaolo) e San Patrignano insieme per una lending crowdfunding


Dal 1° ottobre la possibilità per tutti coloro che lo desiderano di sostenere la realizzazione dei nuovi alloggi per i ragazzi della Comunità. Obiettivo raccogliere in un mese 150mila euro


Il progetto “Un luogo per condividere” della Comunità di San Patrignano è stato pubblicato sul sito Terzo Valore di Banca Prossima (la banca del Gruppo Intesa Sanpaolo dedicata al non profit laico e religioso) per raccogliere le risorse finanziarie necessarie a finanziare l’intervento di ristrutturazione di un suo edificio destinato ad ospitare molti alloggi per i residenti. Il progetto prevede la ristrutturazione di un edificio residenziale con capacità ricettiva di 24 stanze e 48 bagni per ospitare ragazzi in percorso. Un intervento che si rende necessario per ristrutturare l’attuale edificio, già adibito a struttura residenziale, ma vecchio e usurato, risalente agli anni della fondazione della comunità. Oltre alla ristrutturazione  interna è previsto anche il rifacimento del tetto.

Terzo Valore è la piattaforma di Banca Prossima dedicata alle organizzazioni non profit, clienti della banca, che permette di presentare progetti di utilità sociale rivolgendosi ai cittadini per raccogliere le risorse finanziare necessarie alla realizzazione, nella forma del prestito e/o del dono. Una parte del finanziamento del progetto, pari almeno al 33% dell’importo pubblicato, lo  eroga Banca Prossima, mentre la restante quota è raccolta attraverso il prestito e/o la donazione di persone fisiche e giuridiche che intendono sostenere il progetto. A tutela dei prestatori, in caso di necessità, Banca Prossima garantisce il capitale prestato. Concretamente, da oggi 1° ottobre attraverso il sito www.terzovalore.com sarà possibile  sostenere il progetto di San Patrignano, con modalità PrestoBene (un vero e proprio prestito, con la possibilità di scegliere il tasso di interesse tra zero e il livello massimo  indicato dall'organizzazione che presenta il progetto) o Dono (un vero e proprio dono). L’obiettivo attraverso questa attività di lending crowdfunding è raggiungere la raccolta di 150.000,00 €, necessario al completamento di un progetto di circa 750.000,00€. I finanziatori potranno costantemente verificare lo stato di realizzazione del progetto al  quale hanno contribuito, attraverso la piattaforma Terzo Valore.



La Redazione

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Incontro pubblico sul tema

 

"Crisi: Pericolo e Opportunità?"

come lo Shiatsu può contribuire ed essere strumento sociale

 

Si è tenuto a Napoli, il 20 settembre 2014, un evento nell’ambito de "La Settimana dello Shiatsu, ed. 2014"

L’evento ha avuto lo scopo di diffondere e far conoscere le potenzialità dello shiatsu, individuare come possiamo trasformare le minacce e i rischi portati dalla "crisi" in risorse per un’opportunità di miglioramento sia a livello individuale che sociale e come possiamo agire per favorire un nuovo atteggiamento mentale e uno stile di vita in linea con il momento presente.

Un concreto contributo è stato portato dalla qualificata presenza di ospiti del mondo dello shiatsu, del lavoro, delle professioni, della cultura, del sociale. Interverranno con il loro contributo:

Angiolino Ferraro, Responsabile Regionale FISieo Campania;

Anna Femiano, Coordinatore CoLAP Campania (Coordinamento regionale Libere Attività Professionali);

Patrizia Garista, Ricercatrice dell’Università degli Studi di Perugia;

Giuseppe Guerra, Presidente Associazione Kairos No Profit odv Caserta;

Dorotea Carbonara, Presidente Federazione Italiana Shiatsu Insegnanti e Operatori.

Hanno portato il saluto istituzionale: l’Assessore Monia Alberti del Comune di Napoli in rappresentanza del Sindaco De Magistris, il Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Campania Antonietta Bozzaotra, il Presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi Campania Antonio Sposito ed altri esponenti degli Enti patrocinanti.

 

Angiolino Ferraro

Responsabile Regionale Campania

 Redazione

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Nonostànt tùt a sommia ancorà che! (nonostante tutto siamo ancora qua)

Le tragedie piacciono molto: creano commozione, partecipazione, solidarietà. Fanno vendere una sacco di copie di quotidiani e riviste, portano in alto lo share delle trasmissioni televisive. Poi il tempo passa ed a tragedia si sostituisce tragedia, fino a quando il ricordo si affievolisce e ci si dimentica di quel che è accaduto. Questo è quello che accade lontano, ma nei luoghi in cui la tragedia è avvenuta rimangono il ricordo, la ricostruzione da fare, la quotidianità da ricercare e lo sgomento per essere stati dimenticati.

A riportarci alla memoria realtà dimenticate sono spesso giornalisti appassionati e fotografi sociali che tornano sui luoghi in cui si sono svolti gli eventi per aiutarci a non dimenticare e per farci conoscere il dopo, quello che è accaduto dopo che si sono spenti i riflettori.

Azzurra Beccherini e Fabio Dibello sono tra questi: due fotografi che hanno deciso di raccontarci l’Emilia, quella del dopo terremoto, quella che è sparita dai nostri pensieri.

“Postcards from Emilia/Cartoline dall’Emilia” è un reportage che ci presenta la realtà dei MAP, i moduli abitatori provvisori, che costituiscono veri e propri villaggi di container a Cavezzo e Mirandola, due dei comuni più colpiti, ad un anno dal sisma del 20 e 29 maggio 2012. Attraverso il racconto dell’ambiente ed i ritratti delle persone che vi vivono, il reportage presenta le città fatte di moduli dove lo spirito emiliano rinasce: e così ci raccontano dello ShopBox Cavezzo 5.9, un intero centro commerciale costruito solo di container, e delle numerose attività sparse nel territorio, tra cui quelle di pubblico servizio come la Croce Blu.

All'interno del progetto sono presenti anche alcune immagini e scorci delle città crollate e delle zone ora vuote, dove erano sistemati i campi di accoglienza e le tendopoli, e dove sono rimaste le tracce ed i ricordi di quello che è accaduto.

Sfortunatamente, questo progetto aveva bisogno del nostro sostegno per poter essere portato avanti: i due autori hanno fatto ricorso al sito di crowdfunding Eppela ma la raccolta fondi si è conclusa pochi giorni fa senza raggiungere l’obiettivo.

Purtroppo ogni tanto qualche iniziativa meritevole sfugge, ma noi speriamo che i due autori continuino a portare avanti il loro progetto e cercheremo in futuro di non lasciarci sfuggire l’opportunità di dare loro una mano.

https://www.facebook.com/postcardsfromemilia

http://www.youtube.com/watch?v=bdKXJoiC0Rw

 

Vania Statzu

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Sosteniamo la biodiversità

L’Italia ha un notevole patrimonio di biodiversità, in parte protetto da aree naturali, parchi provinciali, regionali e nazionali, aree SIC e ZPS della Rete Natura 2000 dell’Unione Europea. Nonostante ciò questo patrimonio è largamente sconosciuto alla gran parte della popolazione non solo per via di un certo disinteresse nei confronti di queste tematiche, ma soprattutto per il fatto che queste aree spesso non sono dotate delle infrastrutture necessarie ad informare e sensibilizzare: frequentemente mancano punti informatici, centri di educazione ambientale e anche solo capanni che permettano di osservare la fauna selvatica senza disturbarla.

È perciò importante sostenere tutte le iniziative che promuovono la diffusione della conoscenza ambientale. E per sostegno intendiamo un supporto economico diretto affinché si possano realizzare progetti virtuosi come “Costruire per l'osservazione e la conoscenza naturalistica” di Atelier Mobile. Si tratta di un’iniziativa che promuove la costruzione di una struttura per l’osservazione della fauna all’interno del Parco Fluviale Gesso e Stura di Cuneo.

Atelier Mobile è un’iniziativa particolare: una scuola di architettura che si sposta ogni estate per progettare e costruire una piccola architettura che valorizzi uno spazio pubblico e risponda alle esigenze delle comunità.

L’atelier si svolge in due fasi: la prima consiste in un lavoro preliminare di studio con la comunità per individuare necessità, temi e spazi di progetto; la seconda fase è un workshop aperto a studenti o giovani laureati di architettura e discipline simile, in cui i partecipanti si confrontano con i temi proposti e con un  sistema costruttivo semplice in legno che in questo caso verrà trasformato in un punto per l'osservazione e la conoscenza della natura che fungerà da punto di birdwatching, luogo di sosta e di informazione lungo uno dei percorsi ciclabili e pedonali del parco fluviale.

Al termine del workshop la struttura prodotta - semplice, flessibile, reversibile, facilmente riciclabile - rimarrà patrimonio delle comunità locali e del territorio.

Il workshop di quest’anno si terrà dal 7 al 13 settembre: potete ancora iscrivervi, (http://www.ateliermobile.org/) ma soprattutto potete sostenere l’iniziativa sulla piattaforma di crowdfunding Eppela e permettere che il progetto si realizzi. Correte: la raccolta fondi termina il 6 settembre.

http://www.eppela.com/ita/projects/900/costruire-per-losservazione-e-la-conoscenza-naturalistica

Vania Statzu

(Riproduzione riservata ©)


 

Sviluppo turistico e protezione delle coste: alcune riflessioni sull’esperienza della Sardegna


Nelle scorse settimane il WWF Italia ha pubblicato il report “Cemento sulle Coste” dal quale emerge come siano Sicilia e Sardegna le regioni che più hanno cementificato le loro coste. In Sardegna, questo è dovuto sia al progressivo spostamento della popolazione dai comuni dell’interno a quelli sulla costa, che allo sviluppo turistico. Il turismo in Sardegna arrivò negli anni ’60 con la trasformazione dei “Monti di Mola” in Costa Smeralda: l’area venne acquisita da capitali esterni all’isola e completamente trasformata con l’edificazione di diversi villaggi, oltre che di strutture ricettive, destinati a quello che allora si chiamava “jet-set”. Quel fenomeno fece diventare la Sardegna famosa per la bellezza delle sue coste e sempre più turisti cominciarono a raggiungere l’Isola nel periodo estivo. Se ci si prendesse la briga di andare a controllare dati storici e più recente, emergerebbe un fatto curioso e cioè che a fronte di arrivi massicci, in molti comuni  costieri dell’Isola non vi sono posti letto in strutture ricettive ufficiali o ve ne sono molto pochi. Infatti i turisti risiedono nelle seconde case affittate nel periodo estivo: comuni con meno di 5000 abitanti hanno visto crescere a dismisura il numero di edifici, vuoti per la gran parte dell’anno, e decuplicare il numero di presenze nel periodo estivo. Questa situazione nel lungo periodo ha comportato notevoli problemi. È stata spesso superata la capacità di carico infrastrutturale: serbatoi idrici, impianti di fognatura e depurazione tarati sulla popolazione residente non riuscivano a supportare un carico ampiamente superiore determinando crisi idriche e fenomeni di inquinamento. Ma anche la capacità di carico fisica delle spiagge è stata spesso superata, con una progressiva riduzione e talvolta con la perdita di arenili che costituivano un patrimonio unico di biodiversità. Vi è, inoltre, è la scarsa consapevolezza dei fruitori delle spiagge che, oltre a lasciare i  loro rifiuti, decidono di portare via la sabbia o i rarissimi gigli di mare come souvenir del loro soggiorno nell’Isola. Solo in anni recenti, si è riusciti a coniugare politiche di tutela delle aree costiere con il turismo di  massa, con l’introduzione di regolamentazioni e l’istituzione delle Aree Marine Protette. Tuttavia, la strada è ancora lunga: non tutte le Aree Marine Protette sono riuscite nell’intento e numerose sono le carenze gestionali e finanziarie, nonché politiche, che minano il turismo costiero ecocompatibile della Sardegna.

 

Vania Statzu

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Quale Osservatorio per le sfide del turismo? 

 

Questa rubrica conterrà solo ed esclusivamente offerte formative di centri universitari o poli culturali e/o scientifici accreditati e articoli di professori universitari o esperti di materia nei vari settori. 

 

Questa settimana, una riflessione a cura di Vania Statzu, new entry di NeWage, Senior Researcher, DSSI - Department of Social Science and Institutions, University of Cagliari.

 

Il turismo è una delle principali risorse economiche del nostro paese ma, anch’esso, soffre di una crisi strutturale che vede sempre nuovi competitori entrare nel mercato. La prima azione da intraprendere è quella di costruire Osservatori Turistici Regionali e Provinciali efficienti. Questo significa costruire strutture che siano in grado di analizzare la situazione attuale e formulare scenari futuri, valutando le conseguenze economiche, sociali, culturali ed ambientali delle strategie che si vogliono percorrere. Per raggiungere questo obiettivo è necessario non solo avere a disposizione un numero elevato di dati aggiornati ma anche di personale che sia in grado di condurre le analisi statistiche ed econometriche necessarie affinché il dato si trasformi in informazione utile a fornire le corrette indicazioni di policy e governance territoriale.

 

Infatti, questi analisi devono diventare strumenti per operatori turistici ed amministratori locali devono impegnati ad agire di concerto per promuovere azioni in grado di sostenere la posizione della propria località nel mercato di riferimento, individuare mercati alternativi e avere chiari quali sono gli elementi di forza e quali quelli di debolezza del proprio territorio. A questo scopo è necessario monitorare anno per anno l’andamento dei diversi fenomeni di rilievo e monitorare anche i principali competitori, affinché le scelte portino a strategie durevoli e vincenti.

 

L’Osservatorio Turistico della Provincia di Trento risponde a queste esigenze: nei report periodici vengono analizzati dati aggiornati semestralmente, accompagnati dall’analisi della dinamica dei principali indicatori e da un confronto con i principali competitori nazionali e stranieri. Inoltre, vengono effettuate elaborazioni qualitative (in particolare del comportamento e delle preferenze dei visitatori) e ricerche fatte appositamente per monitorare un il turismo in una località specifica o un determinato segmento. Una best practice da riproporre anche altrove.

 

Vania Statzu

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Scuola di Formazione in Arteterapia

"Diffidate da quelle non conosciute" è la pronta risposta del CISAT

 

Il CISAT - settore dell'Istituto Italiano di Cultura di Napoli (www.istitalianodicultura.org) - ospita l'unica Scuola di Formazione in Arteterapia esistente in Italia e riconosciuta ed è una struttura scientifica in costante, creativa e dinamica crescita: in essa operano giovani e brillanti studiosi accanto ad esperti di riconosciuta fama internazionale, affiancando in un continuo e fecondo interscambio la ricerca scientifica alla psicoterapia sul campo. Il CISAT opera infatti a livello internazionale, in contatto con le più prestigiose istituzioni scientifiche mondiali, nei campi della formazione, della psicoterapia, della ricerca e della didattica, sia ‘in sede’ che ‘a distanza’.

 

Molti in effetti sono in Italia le scuole ed i corsi di scrittura creativa, i laboratorî di pittura e scultura a fini terapeutici o riabilitativi, ed altre iniziative simili; come pure gli psicologi, gli psicoterapeuti e gli psichiatri che adoperano l'arte in forma per così dire 'ancillare', idest come una tecnica fra le altre nell'ambito di una teoria e di una prassi diverse, che nulla hanno a che vedere con l'Arteterapia.

 

Il CISAT è invece l'unica istituzione riconosciuta nel nostro Paese che pratichi l'Arteterapia come una teoria ed una prassi psicoterapeutica a tutti gli effetti ed autonoma, sviluppando questa disciplina come una scuola di psicoterapia tout court, curata non da scrittori o pittori o scultori o da psicologi di altre scuole, ma da specialisti in questo particolare tipo di psicoterapia.

 

In tal senso, attraverso il suo caposcuola, Roberto Pasanisi, il CISAT ha fondato dal 1994 l’Arteterapia come psicologia clinica, ovvero come psicoterapia d’avanguardia: il modello CISAT. 

ll CISAT organizza annualmente un convegno internazionale interdisciplinare di psicologia, psicoterapia, arteterapia e letteratura, patrocinato da varî enti e con l’adesione e il riconoscimento della Presidenza della Repubblica: «In occasione del vostro terzo congresso interdisciplinare il Presidente della Repubblica esprime apprezzamento all’Istituto Italiano di Cultura di Napoli ONLUS per il valore culturale e sociale della manifestazione. L’iniziativa contribuisce a diffondere e far conoscere in Italia l’Arteterapia, una delle nuove frontiere dell’approccio psicoterapeutico a livello internazionale» (telegramma del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano del 2006).

 

Comitato scientifico: Margherita Lizzini (Presidente), Roberto Pasanisi (Direttore), Steven Carter, Constantin Frosin, Antonio Illiano, Pasquale Montalto, Rossano Onano, Francesco Paolo Palaia, Vittorio Pellegrino, Robin Philipp, Maria Rosaria Riccio, Guy Roux, Jean-Luc Sudres, Mario Susko, Magdalena Tyszkiewicz, Násos Vaghenás, Nguyen Van Hoan, Wanda Żuchowicz.

 

 

Il CISAT - settore dell'Istituto Italiano di Cultura di Napoli (www.istitalianodicultura.org) - ospita l'unica Scuola di Formazione esistente in Italia e riconosciuta ed è una struttura in costante crescita: in essa operano giovani e brillanti studiosi accanto ad esperti di riconosciuta fama internazionale, affiancando in un continuo e fecondo interscambio la ricerca scientifica alla psicoterapia sul campo; il CISAT è poco italiano, per tre ragioni negative ed una positiva: non è burocratizzato; non è clientelare e non è partitocratico. È invece meritocratico. 'CREATIVITÀ' è la parola d'ordine al CISAT. Il CISAT opera a livello internazionale, in contatto con le più prestigiose istituzioni scientifiche mondiali. Psicoterapie elettroniche gratuite; onorarii accessibili ad una vasta clientela; qualità scientificamente elevata, all'avanguardia in Italia.

 

Redazione

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Onestà, professionalità, pulizia.

Così Stefano Varlese definisce la Budella D.O.C.

 

Questa settimana analizzeremo il comparto alimentare tramite il parere di un esperto di settore. Dicesi carne...

 

Filiera produttiva controllata, certificazioni e la tradizione secolare di ben tre generazioni. In una parola, Budella D.O.C, azienda campana leader nella trasformazione delle carni, con la vendita di additivi, cordami, aromi e spezie, oltre agli accessori e alle attrezzature, punto di riferimento tanto del Sud che del Nord Italia, con vendite anche all'estero. Con Stefano Varlese, colui che ha dato vita a tutto ciò, mettiamo in luce i punti di forza dell'enogastronomia, ricordando quanto per il comparto alimentare sia importanza la parola "sicurezza".

 

Lei si occupa di budella di origine controllata. Potrebbe spiegarne in poche parole il senso per coloro che non sono addetti ai lavori?

 

Noi seguiamo tutta la filiera produttiva per cui la tracciabilità – ossia la provenienza dell’animale – è identificata dal numero di lotto dello stesso.

 

Più che imprenditore, Lei si definisce "gastronomo". Quali sono le caratteristiche che deve avere secondo Lei un macellaio per la lavorazione delle carni e attrarre il cliente?

 

Pulizia, come prima base. Inoltre, il rispetto di cosa e come si produce, affinché il macellaio proponga ciò che prima di tutto ha assaggiato, degustato ed apprezzato. Una persona che è cliente di sé stessa, stando davanti al banco.

 

Secondo Lei, qual è la differenza tra la Sua azienda e tutte le altre? Perché dovrebbero scegliere essa e non un'altra?

 

Siamo i primi fornitori in Campania per numero di fatturato. Questa è la nostra risposta.

 

La distribuzione dei Suoi prodotti è capillare e va dagli attrezzi agli accessori, dagli aromi agli additivi. Qual è il Suo target di riferimento?

 

Coloro che usano prodotti di qualità.

 

Giunge voce che Lei dia notevole importanza alla formazione. La Sua pagina Facebook sta riscontrando notevole successo perché fondata su una corretta informazione e comunicazione. Quali le altre novità messe a punto a livello "social"?

 

È tutto in fase di innovazione. Dopo le ferie estive, ci saranno delle exploit ( https://www.facebook.com/coloriesaporidibudelladocsrl?fref=ts).

 

 

Infine, se dovesse con tre aggettivi definire la "Budella D.O.C.", cosa direbbe?

 

Come definire con tre aggettivi Persone dedicate al lavoro? Onestà, professionalità e pulizia.

 

Una sicurezza, come emerge dall’intervista, opportunamente certificata, come ogni fase della filiera. In un mondo sempre più invaso dalla mancanza di regole e leggi, Budella D.O.C., invece, ha fatto dell’affidabilità il suo cavallo di battaglia.

 

Lidia Ianuario

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Per essere professionisti bisogna formarsi

 

Riaprono i corsi abilitanti tenuti a cura dello studio Franco Rotella.

 

Per informazioni, vedere la locandina allegata o i dati in calce.

 

Studio Rotella

Prof. Franco Rotella, Art Director

 

Via Carbonara, 58, 80139 Napoli

ph +39 0817646752

+39 3384034049

www.studiorotella.biz

info@studiorotella.biz

 

Professionista Senior

Aiap

Associazione italiana progettazione

per la comunicazione visiva

 

Redazione

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Strutture ricettive e barriere architettoniche

 

Si appresta l’estate e la voglia ed il bisogno di “staccare la spina” si avvicina. Però l’accesso ai luoghi di vacanze non sono quasi mai all’altezza di accogliere tutti. La difficoltà delle famiglie con i diversamente abili rimane un dato reale ed ancora non torva una spiccata sensibilità da parte dell’offerta degli enti del turismo e delle strutture ricettive. Prendo in lettura il decreto qui di seguito indicato e lo pongo all’attenzione dei lettori come spunto di riflessione:

 

Il DM n. 236/89 

Decreto Ministero Lavori Pubblici 14 giugno 1989, n. 236 

Prescrizioni tecniche necessarie a garantire, l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell’ eliminazione delle barriere architettoniche. 

È il Regolamento di attuazione dell’art. 1 Legge 9 gennaio 1989, n.13, Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata. 

Si riporta l’articolo che tratta in modo specifico delle strutture ricettive. 

 

Art. 5 - Criteri di progettazione per la visitabilità 

5.3 Strutture ricettive 

Ogni struttura ricettiva (alberghi, pensioni, villaggi turistici, campeggi, etc.) deve avere tutte le parti e servizi comuni ed un determinato numero di stanze accessibili anche a persone con ridotta o impedita capacità motoria. Tali stanze devono avere arredi, servizi, percorsi e spazi di manovra che consentano l’uso agevole anche da parte di persone su sedia a ruote. Qualora le stanze non dispongano dei servizi igienici, deve essere accessibile sullo stesso piano, nelle vicinanze della stanza, almeno un servizio igienico. Il numero di stanze accessibili in ogni struttura ricettiva deve essere di almeno due fino a 40 o frazione di 40, aumentato di altre due ogni 40 stanze o frazione di 40 in più. In tutte le stanze è opportuno prevedere un apparecchio per la segnalazione, sonora e luminosa, di allarme. La ubicazione delle stanze accessibili deve essere preferibilmente nei piani bassi dell’immobile e comunque nelle vicinanze di un "luogo sicuro statico" o di una via di esodo accessibile. Per i villaggi turistici e campeggi, oltre ai servizi ed alle attrezzature comuni, devono essere accessibili almeno il 5% delle superfici destinate alle unità di soggiorno temporaneo con un minimo assoluto di due unità. 

Il decreto continua a spiegare con ardore i criteri da rispettare per donare delle strutture ricettive e sicure per l’utenza abile e diversamente abile. 

 

La speranza e l’impegno che attraverso la comunicazione dei mezzi di informazione si possa agire culturalmente e sensibilizzare la partecipazione sociale ed istituzionale   al fine di una crescita e sviluppo che dia un’eredità alla storia civile dell’umanità.

 

Redazione

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Indice del malessere

 

La sociologa Bianca Baraini avvia un’importante iniziativa denominata “Indice del Malessere” nell’ambito della sociologia del territorio, attività pratica della sociologia  insita nell’essere della materia sociologica, in quanto lo studioso - osservatore dell’ antropos, il sociologo, lavora attivamente con tutti gli strumenti di analisi acquisiti nel percorso formativo di studi per poi applicare l’analisi delle variabili inerenti alla società.

Il rilevamento non si prefige una mera raccolta dati, ma un’analisi di responsabilità che verrà attentamente studiata e presentata agli organi di competenza territoriale quali istituzioni, comuni e municipalità con cui facciamo rete.

I bisogni sociali, le problematiche umane, i disagi della vivibilità qui trovano accoglienza ed accompagnamento da parte di sociologi professionisti. L’armonizzazione delle variabili o caratteristiche è ciò che sta a cuore al sociologo del territorio, in quanto scienziato sociale ed operatore specializzato nel contesto socio - culturale - antropologico nel processo del continuo divenire. Nella vita reale nasce il bene ed il male, l’agio ed il disagio, la difficoltà e lo sviluppo quindi è in questa realtà sociale che bisogna relazionarsi per conoscere ed  accrescere con impegno e strategia professionale le potenzialità di un territorio e dei suoi abitanti.

Una società diventa sana quando l’operosità sboccia e crea con costante consapevolezza la via della evoluzione e della rinascita. Vi aspetto numerosi e spero di trovare nel tempo partecipazione ed attenzione a ciò che di umano ci accomuna e ci tocca da vicino.

Lasciate le vostre lettere ed i vostri contatti per potervi meglio servire!

info : biancab.b@libero.it

 

Bianca Baraini

 

Redazione

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L’abbandono degli animali

 

La storia si ripete ogni anno, animali abbandonati sui cigli delle strade. L’ amore e l’entusiasmo con cui lo si accoglie andrebbe mantenuto sempre e per sempre. Come al solito poi l’altra faccia della medaglia è rappresentata dalle anime altruiste e missionarie che nei loro grandi giardini si prendono cura dei “cari abbandonati”. Anime pie dedite all’accoglienza al solenne amore ed alla dedizione costruttiva, lontane dalla semplice moda o dal divertimento romantico di prendere un cane o un gatto e poi lasciarlo in visione di un altro “svago”. La vita è sacra, anzi tutto è sacro in quanto tutto è fatto di energia. Ogni cosa viene dall’energia e a Lei ritorna. Spero che quest’anno andrà meglio, le campagne di sensibilizzazione sono fatte rifatte e ritrite, speriamo che consenta una crescita di presa di consapevolezza cosciente del cosa fare e non fare.

 

Un caldo solare saluto

 

Bianca Baraini 

 

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Educazione Stradale 

 

In Italia si sono sviluppati molti progetti di educazione stradale per la tutela e la protezione dei pedoni e dei guidatori. La buona condotta alla guida è importante per la preservazione della vita, la relazione tra guidatore, pedone e mezzo guidato richiede attenzione impegno e buonsenso. I riflessi dell’agire in strada sono i protagonisti. La segnaletica ovviamente è un altro punto focale su cui le amministrazioni hanno bisogno di porre l’occhio. I segnali spesso sono da ripulire o da sistemare in quanto scarsamente visibili o poco chiari nella direzione a cui si rivolgono. Un grande problema sono la dislocazione delle strisce pedonali poste nelle prossimità delle curve, si vive uno stato di tensione per chi guida e per chi attraversa. La cosa si complica per chi è diversamente abile. La vita in strada non è facile per nessuno, dato che gli stimoli, i pericoli e le emozioni che si incrociano sono difficili da gestire, ma almeno è necessario che ognuno sappia attraversare e rispettare le regole stradali. Il rapporto è sempre tra convivenza e complessità di interazione a multilivello. L’educativa stradale può aiutare e supportare questa complessità che seppur vietando concilia il continuo processo di movimento tra persone e mezzi di trasporto.

 

 

Bianca Baraini 

 

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Recensione del libro “ Donna e uomo : due modi di essere umano” scritto dalla dott.ssa Enrica Romana ed edito dalla Kimerik

 

Il libro viene introdotto dalla scrittrice con le seguenti parole “Venire al mondo maschio o femmina non è una variabile irrilevante” questo è un argomento molto attuale e perennemente in via di comprensione e mai in risoluzione. Tutti i capitoli sono di notevole interesse e ricchi di particolareggiati contenuti che stimolano ed appassionano. Nascere maschio o femmina non è una variabile di poco conto mi sembra molto pungolante, in quanto questo è purtroppo un problema reale e concreto. L’ identità sessuale riflette sulle relazioni umane tra i figli e i genitori, sia da un punto di vista psicologico che pratico-educativo. I bisogni sono traslazioni di bisogni ed insoddisfazioni dei genitori sui figli, processi di identificazioni ed empatie, tutte mescolate e confuse. La scrittrice recupera la prospettiva psicoanalitica di Freud, la teoria cognitiva-evolutiva di Piaget, la teoria di Rest sul processo affettivo-cognitivo e teorie di tanti altri scienziati, inoltre sono menzionate ricerche e studi sull’acquisizione degli stereotipi sessuali. Un libro da leggere perchè aiuta a porsi domande e a dare spunti non solo di riflessione, ma anche di risposta a tanti dubbi che si pongono nella mente dell’ essere umano; certo come lo stesso testo dice riguardo al tema che la scrittrice coraggiosamente affronta, è ancora irrisolto!

Ringrazio la scrittrice per averci donato ed offerto questa composizione utile ed interessante che coinvolge la vita in prima persona e le relazioni umane di tutti i giorni.

 

 

Dott.ssa Bianca Baraini Sociologa 

 

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Riflessioni sul quotidiano

 

Faccio una domanda a me e agli altri sulla modalità di vita quotidiana. La dedizione alla preghiera continuativa e desiderata potrebbe diventare uno stile di vita quotidiano? Cosa raccoglieremo  nella nostra interiorità? La fede di cui siamo desiderosi e vogliosi, se nutrita e se diventa il nostro punto primo e fondamentale nel quotidiano ci dirigerà verso la felicità interiore ed esteriore. Amare se stessi è un esercizio in cui bisogna crederci e nel contempo amare gli altri come esseri creati da Dio è un altro comandamento in cui bisogna avere fede. Dio insegna ad amarlo ad amarci  e ad amare tutto il Suo creato. Voglio invitarmi ed invitare i lettori a pensare il “Positivo” che esiste in noi e fuori di noi e come poterlo considerare parte della nostra vita. Ogni tradizione religiosa presente in tutte le parti del mondo si praticano per creare nella vita di ognuno una forma di abitudine al “Positivo”, operare nel bene, fare bene, sacralizzare tutte le cose, amare nella modalità giusta, essere lucidi e limpidi come l’acqua, fonte di vita. Il grande ed assoluto bisogno dell’essenza è giungervi e vivere la felicità e beatitudine.

 

Saluti e pace a tutti gli esseri!

 

Dott.ssa Bianca Baraini Sociologa

 

NeWage invita tutti gli atei a commentare tale articolo, in quanto su questo portale sono presenti tutte le confessioni religiose e lo stesso è a-confessionale, come a-partitico.

Le relazioni familiari quando ci sono problemi particolari 

 

 

La famiglia, le dinamiche, le difficoltà psicopatologiche, il dramma come affrontarle e da chi farsi aiutare. Di solito la palla passa dalla famiglia ai vicini al quartiere e mai nessun servizio sociale o la chiesa fa il tanto desiderato “miracolo”.

Lo stallo familiare non si riesce a gestire ne con sapienza ne con buonsenso ne con aiuti professionali risolutivi. Certo che ogni sforzo se non c’è l’impegno e la volontà del malato non si risolve nulla. Dispiace, ma la comprensione e la pazienza non bastano. La strada o le strade per affrontare il disagio ed i drammi che si vivono non sono da prendere con rilassatezza da parte dei tecnici dello stato o dalle ASL, i problemi sociali micro vanno sul macro e poi la cronaca li mette alla luce. Perchè non si investe in Italia su un servizio così importante ed urgente? perchè è solo cronaca pettogolezzo? certo che l’essere umano è spiccatamente più portato a parlare che a fare. Urgente nella vita quotidiana la risoluzione di problemi così gravi ed importanti che possono passare a forme di violenza criminale nella misura in cui un atto folle può uccidere e ferire gli altri. Dopo l'approvazione della legge 180 si iniziò a modificare lentamente il disinteresse nei confronti dei bisogni di risocializzazione dei pazienti. In alcune realtà territoriali non vi furono delle modifiche sostanziali del carattere residenziale degli ospedali psichiatrici, mentre in altre si iniziò a costituire la rete dei servizi di salute mentale territoriali. Nel 1994 il governo Berlusconi introduce nella legge finanziaria un insieme di norme che impongono la chiusura definitiva dei manicomi e nel 1996 il governo Prodi ne dà attuazione. La soluzione però a come affrontare il dramma umano e familiare e sociale presenta ancora uno stato di non soluzione progressiva e costruttiva. Si spera per il bene sociale e un futuro migliore che l’impegno in tal senso sia preso con molta responsabilità.

 

Bianca Baraini 

 

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Turismo sostenibile e accessibile: intervista a Pietro Zocconali,

PresidenteANS Associazione Nazionale Sociologi

 

 

Il turismo sostenibile e accessibile è stato il tema del convegno tenuto dal Comitato Organizzatore Volla Music Festival e da Ambientevivo a cui l'ANS, in quanto partner di Premio Città-Futuro, concorso che lega sostenibilità ambientale e disabilità diffuso a livello nazionale.

 

Se dovesse esprimere un parere sull'attenzione rivolta dai media a tale tema, cosa direbbe?

 

L'attenzione da parte dei media non è sufficiente; anche se, di tanto in tanto, se ne parla da parte della stampa oppure in qualche network privato o nelle TV generaliste. Il problema è la forte dispersione di informazioni nelle ormai innumerevoli trasmissione radiotelevisive o nelle numerosissime testate giornalistiche; di conseguenza bisognerebbe parlarne ancora di più, nelle trasmissioni più seguite, sui giornali a più forte diffusione o organizzando convegni sul tema, proprio come è stato fatto dal "Volla music festival".

 

Lei è anche giornalista, oltre che sociologo. Crede che l'educazione ad una città che sia a misura d'uomo, e quindi vivibile anche nel tempo libero, debba essere affidata alla famiglia, alla scuola o allo Stato?

 

A tutti e tre; fondamentale è l'insegnamento della famiglia nei primi anni di vita, sopra tutto è il buon esempio dato da genitori, fratelli maggiori e in misura minore dai parenti e conoscenti; è naturalmente molto importante la scuola e il buon esempio dei personaggi politici, ma, ahinoi, purtroppo i ragazzi si ritrovano, a volte, con insegnanti inadatti, forse per colpa degli stipendi inadeguati, e con politicanti inadatti, forse per gli stipendi troppo alti. Il problema è che in Italia vige la legge: “Non mi interessa cosa succede fuori dal mio giardino”, e invece le nostre città, la nostra nazione, il nostro mondo, sono il nostro grande e unico giardino.

 

 

Perché l'ANS ha deciso di aderire a tale premio come partner? Con che tipo di apporto?

 

L'ANS, tra le numerose tematiche trattate, da diversi anni si interessa di disabilità, basta notare i buoni rapporti che la legano con FIABA, il Fondo italiano per l'abbattimento delle barriere architettoniche, che cerca di facilitare la vita a chi è costretto a girare su sedie a rotelle.

 

Quali le altre iniziative ANS sul tema della disabilità?

Importanti anche sono le iniziative sulla prevenzione con convegni vari: sull’abbattimento degli incidenti stradali (TIRispetto, ANS Piemonte; diversi convegni ANS in Puglia su tale argomento; convegni nel Lazio assieme alla “Fondazione Luigi Guccione, Vittime della strada”; in Toscana numerosi convegni sul tema: “Dai un senso alla vita: rispettala!”) ; io stesso sto collaborando ad un manuale che uscirà quest'anno, con un mio paragrafo sui “Sociologi nella sanità pubblica e la prevenzione”.

 

Quale Regione è più "attiva" in tal senso?

Tra i vari dipartimenti regionali della mia associazione, si sono distinti, con convegni e studi sull'argomento, la Toscana, la Puglia, il Piemonte, il Lazio, e ultimamente la Campania, per merito della collega giornalista, dott.ssa Lidia Ianuario.

 

Ultimamente il Dipartimento ANS Campania, del quale faccio parte, sta vivendo un momento molto particolare, con enormi fratture e divisioni creati dall'attuale Direttivo, eppure come cultrice della materia ho dato vita a questa manifestazione. Crede che i momenti di attrito siano importanti per la crescita del gruppo?

Il dip. Campania, ha cambiato completamente il gruppo dirigente in occasione delle elezioni regionali del 2013, di conseguenza la nuova dirigenza sta pagando lo scotto dell'inesperienza. Con il tempo però mi sembra che gli errori e le incomprensioni dei primi mesi si stiano attenuando; l'attività di alcuni associati campani, in ambito nazionale, e dei laboratori di sociologia ANS sul territorio, con il loro operato stanno ovviando a quegli inconvenienti

 

Come definirebbe con un solo aggettivo le sinergie createsi lì alla Camera dei deputati?

Dato il non troppo alto numero di presenze tra i convegnisti, il risultato è stato CLAMOROSAMENTE ECCELLENTE (ho aggiunto anche un avverbio)

 

Infine, se potesse avere una bacchetta magica, quale desiderio esprimerebbe per la nostra società?

Forse il problema sta nel fatto che sin da bambini ci parlano di bacchette magiche, di Babbo Natale e compagnia bella, e poi crescendo ci accorgiamo che non esistono. Il segreto è quello di rimboccarci le maniche e darci da fare, sensibilizzando il prossimo con il buon esempio e prendendoci cura di chi è meno fortunato di noi.

 

Lidia Ianuario 

 

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Le religioni nel mondo

 

La divisione religiosa che nel mondo ancora nel 2014 si respira, fa pensare che la volontà di unione in un comune credo non si è ancora raggiunto. Dio unico da sempre e per sempre eterno creatore di tutte le cose, indica che in Lui soltanto siamo chiamati ad avere fede. Dividersi, quando invece Lui ci ha uniti nel creare le creature e l’intero universo, ci rimane perplessi, cosa non abbiamo approfondito? in cosa siamo manchevoli? cosa è che ci ostina a rimanere divisi e perfino autori di guerre di religione? Certo, domande su domande, ma senza la soluzione al problema ci ha portati al 2014 con conflitti ancora in corso. La divisione è già conflitto non comunione, separazione è già contesa, soprattutto se ostentata e se provoca violenza ed etichetta e discredito. Apertura e sano rapporto di interscambio che hanno alla base l’AMORE con la A maiuscola anzi l’intera parola amore impressa nel cuore come un sigillo per tutta la vita è il necessario risvolto a cui l’umano vivere dovrebbe ambire. Ai capi delle chiese tutte spetta il coraggio e l’impegno grandioso di dare una sterzata di saggezza che aiuterebbe ogni prossimo ad amare santamente il prossimo. Tutto cambierebbe, il rispetto, la stima, il non giudicare, diventerebbero sacri e santi nelle relazioni dal micro al macro contesto mondiale. Vi prego cari detentori di questa potenzialità mettetevi all’opera la più grande e la più laboriosa che si possa compiere su tutta la terra e a beneficio di tutti gli esseri. Pace solo Pace.

 

 

Bianca Baraini

 

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Fuga dei cervelli

 

 

 

L'espressione "fuga dei cervelli" indica l’emigrazione verso Paesi stranieri di persone di talento e di elevata specializzazione professionale. Le risorse, la ricchezza del "capitale umano", rievoca quello della "fuga dei capitali", ovvero il disinvestimento economico da ambienti non favorevoli all'impresa ed alla produttività. Il fenomeno è generalmente visto con preoccupazione perché rallenta il progresso culturale tecnologico ed economico dei Paesi dai quali avviene la fuga. La mancanza di territori consoni alla creatività professionale, la perdita di lavoro e la delusione per la non realizzazione comporta una vita dolorosa e depressiva che va a costituire una società malata e piena di malessere. Il fatto che i giovani laureati e dottorati vadano a lavorare nelle università e nei centri di ricerca di altre nazioni è fisiologico, ma anche forzato dalla non efficienza di uno Stato che non opera per la concretezza evolutiva del paese. La crescita continua degli italiani che si trasferiscono all'estero sono stati quasi 80 mila, nel 2012, l'Italia è il Paese con il più alto tasso di disoccupazione giovanile in Europa; oltre il 40% in ulteriore crescita nel 2013 e le regioni del Mezzogiorno raggiungono quasi il 50%. Non è una fuga, ma la ricerca di lavoro e di esperienza, di dignità e di indipendenza e di interscambio generazionale, il problema che stiamo eludendo è il non creare produttività a sostegno anche della popolazione che diventa anziana e questo sarà un dramma per l’ Italia. Lo sfogo e lo sbocco. In un mondo dove i confini sono sempre più aperti, ed i "cervelli" sono sempre ben accolti, diventa un problema per l'Italia che vede i nostri "cervelli" andare via e non tornare più. In sostanza è il non rispetto della cultura e della scolarizzazione che spinge ad andare via, l’Italia crea la non creazione ovvero un rifiuto, una miopia pesante del non considerare le varie specialità e caratteristiche presenti sul territorio. Altri paesi multietnici considerano ricchezza e risorsa che portano crescita produttiva chiunque tu sia nel rispetto della proprie competenze, questo è un divario di non poco conto, che sancisce lo scarto che farà la differenza matematica e statistica. Oggi siamo nel pieno della globalizzazione, quindi si può dunque parlare di Sincretismo, di fusione e conciliazione di più credenze, che se amalgamate farebbero un tutt’uno integro e funzionale, ma stiamo ottenendo solo disoccupazione e fuga all’estero non solo dei laureati o diplomati, ma anche delle risorse non attive, in quanto la sopravvivenza è un bisogno - dovere - diritto degli esseri viventi, non un lusso - un vizio o un capriccio.

 

 

 

Dott.ssa Bianca Baraini - Sociologa

 

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Per consulenze, consultare la pagina Facebook: https://www.facebook.com/pages/Sociologo-DEL-Territorio/522529211160411

 

Per porre quesiti, invece, usare l'apposito formulario o tale pagina: https://www.facebook.com/NeWage.LidiaIanuario?fref=ts

SIN, per parlare di "Pneumatologia Neonatale"

 

 

 

Venerdì 11 e sabato 12 aprile dalle ore 8.00, a Napoli presso il Centro Congressi dell’Università Federico II, via Partenope 36, si terrà l’evento scientifico dal titolo Pneumologia Neonatale a Napoli.

 

Il congresso è organizzato dal Prof. Francesco Raimondi dell’Università Federico II di Napoli, con il contributo scientifico della SIN Società Italiana di Neonatologia, nella figura del past-president dott. Paolo Giliberti e del Presidente della SIN Campania dott. Francesco Messina.

 

 

 

Nel primo incontro organizzato a Napoli, saranno affrontati i problemi della rianimazione neonatale, delle modalità di ventilazione invasive e non invasive e delle terapie non ventilatorie, della patologia polmonare acuta neonatale. Non mancheranno interventi su farmacoeconomia di terapie farmacologiche e sul destino respiratorio a distanza dei neonati sottoposti a ventilazione meccanica nel periodo neonatale.

 

Particolare attenzione anche alla valutazione emodinamica e ecografica dei neonati con patologia respiratoria, all’alimentazione e all’accrescimento a breve e a lungo termine.

 

 

 

Ai saluti del Prof. Costantino Romagnoli, presidente SIN Società Italiana di Neonatologia, del prof. Francesco Messina, presidente SIN Campania e dei rappresentanti dell’Università Federico II di Napoli, prof. Massimo Marrelli Rettore Magnifico, prof. Domenico Bonaduce direttore DISMET, prof. Luigi Greco coordinatore sezione di Pediatria DISMET, seguiranno le sei sessioni di intervento, suddivise nelle due giornate, con alcuni tra i maggiori esperti internazionali e nazionali nel campo della fisiologia e della patologia polmonare.

 

 

Ufficio Stampa

SIN Società Italiana di Neonatologia

 

n.p.r. Health Unit

 

Giancarlo Panico

 

Marinella Proto Pisani

 

Valentina Casertano

 

tel. 0815515441/2

 

e-mail: sin@nprcomunicazione.it

 

 

 

 

Redazione

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I DCA: disturbi con cui non si scherza

 

Da alcuni si parla relativamente spesso dei disturbi del comportamento alimentare (DCA), e probabilmente a tutti è capitato perlomeno di sentire almeno una volta questa definizione dai media o tra i propri conoscenti. Perlopiù nell'immaginario comune sono rappresentati assieme alle cattive abitudini alimentari, e poiché la maggioranza pensa di essere ben documentata sull'argomento, pochi approfondiscono il tema. In realtà I DCA propriamente detti sono delle patologie psichiatriche con conseguenze somatiche costanti, gravi e pericolose che spesso mettono seriamente a rischio la vita di chi ne è soggetto. Un carattere di molti disturbi psichiatrici, compresi i DCA, è la compulsività , ossia la messa in atto di comportamenti in tutto o quasi al di là del controllo cosciente della persona, pertanto non si tratta semplicemente di abitudini o di scelte personali errate, anche se queste spesso precedono l'esordio della malattia. I disturbi più noti di quest'area sono l'anoressia nervosa e la bulimia nervosa; la loro descrizione completa, corretta e dettagliata è facilmente reperibile sul sito del Ministero della Sanità, e nelle enciclopedie e nei dizionari medici ufficiali: sono le uniche fonti certamente affidabili sul tema, al di là del marasma di materiale presente altrove (per la diagnosi ed indicazioni sul trattamento è in ogni caso assolutamente necessario rivolgersi personalmente al medico). Chi è affetto da queste sindromi non avendo più il pieno controllo di sé riguardo alla propria alimentazione è esposto al rischio di seri squilibri a livello fisiologico e cardiaco, ma non solo; i disturbi si manifestano quasi sempre congiuntamente ad altre patologie correlate ed investono pervasivamente molte aree della vita della persona.

Uno breve sguardo alle statistiche rivela un quadro quanto meno preoccupante: gli ultimi dati indicano che ne sono colpiti tra i due ed i tre milioni di italiani, circa il 10% dei malati. L’età media di esordio di questi disturbi è intorno ai 17 anni e, purtroppo, negli anni sembra sempre più ad abbassarsi. Vi è senz'altro una prevalenza di soggetti di sesso femminile (90%), anche se i casi maschili sono in recente e costante aumento. I numeri effettivi della malattia potrebbero inoltre essere anche maggiori fino al 50% rispetto a quelli ufficiali, a causa di dati sommersi o di forme non diagnosticate. Infine, riguardo la sola anoressia, la morte per suicidio o complicanze somatiche è del 10% a 10 anni dall'esordio e del 20% a 20 anni, anche se fortunatamente la guarigione è possibile nel 90% dei casi, purché vi sia una diagnosi precoce e cure appropriate; a circa tre anni dall'insorgenza i DCA tendono a diventare cronici e purtroppo solo il 15% arriva alla diagnosi in questa fase.

Senza troppo allarmismo, comunque, non prendiamo quindi alla leggera i DCA: i dati parlano chiaro. Negli ultimi anni sono aumentati i centri specializzati in queste patologie presso ASL ed ospedali pubblici, anche se in modo disomogeneo nelle varie regioni, e ci auguriamo che aumenti la consapevolezza rivolta alla prevenzione, anche attraverso interventi informativi ed educativi che trattino finalmente l'argomento con la serietà che merita.

 

Luciano Meoni

 

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La multicultura nelle esperienze quotidiane

 

Le società sono multiculturali, incroci di etnie, scambi di saperi e tradizioni si integrano, si modellano e si fondono insieme. La convivenza è fatta di reciprocità umana, il globo tuttotondo generato dalle forze creatrici è la vita che ci è stata donata.

Il processo di integrazione e relazione umana va valorizzata e migliorata nell’esperienza viva del quotidiano senza confini e senza muro contro muro. Tutto ciò che esiste c’è e va rispettato, accolto come ricchezza. Il compito primario della scuola è di evitare la ghettizzazione e la discriminazione per evitare la frantumazione del tessuto sociale in una molteplicità di identità chiuse. La scuola è un luogo privilegiato attraverso il cui strumento formativo può educare alla comunione sociale. Nelle scuole si presenta la dibattuta materia di religione, sul Crocifisso nelle aule, vari i pareri, punti di vista, conflitti accesi e complesse le decisioni, quasi la spiritualità, il credo sia un argomento di dolore e di divisione. La vita religiosa, la confessione di appartenenza non comporta pareri o prese di posizione, poichè già l’ appartenere ad una religione vuol dire farne parte con l’anima e la mente, follia voler vietare questo. La natura umana dice un proverbio è bella perchè è varia, il semplice buonsenso di queste parole potrebbe smorzare la questione. La compresenza di culture diverse, come le sfumature dei colori dell’arcobaleno, servendosi di tutte le sue articolazioni ed interscambi costituisce il patto di solidarietà sociale e politico, il patto di valore umano, che dovrebbe legare tutti coloro che ne fanno parte. Il valore etico che è il fondamento della vita non sempre appartiene al genere umano tutto. Infatti la proposta di far diventare cittadini italiani i bambini dopo un ciclo scolastico non ha trovato pieno consenso tra i senatori leghisti che secondo loro identità ed integrazione sono due cose diverse. Per i leghisti le etnie devono imparare a vivere secondo la nostra cultura, tradizione, usi e consuetudini. La riflessione su un tema così profondo e sui valori umani preziosi non si dovrebbe neanche fare, poichè la creazione crea e noi relazioniamo con tutte le creature. Se pensiamo che ognuno è diverso dall’altro ed anche con se stessi dato che si cambia nel processo evolutivo da neonato alla maturità alla vecchiaia fino a scomparire con la morte, andrebbe da se che certe mentalità dovrebbero inchinarsi alla creazione così come è! Che bella quella canzone: Meraviglioso....ma come non ti accorgi che hanno inventato il mare........parla della creazione divina con tutte le sfumature che ci è stata offerta per la nostra felicità!

 

Bianca Baraini

 

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CARROZZELLE E BARRIERE ARCHITETTONICHE

 

Accade a Napoli in via Monte di Dio, una ragazza in carrozzella è stata costretta a camminare sulla strada fuori dai marciapiedi, rischiando vari pericoli.

Questa situazione non è di sicuro l’unica, perchè da come si può vedere per le strade della nostra città napoletana, non ci sono spazi  a misura d’uomo. Le difficoltà logistiche sono la normalità, rendere difficile la vita a tutti in tutti i modi è una caratteristica molto diffusa, voluta o non, crea disagi ed ostacoli. Come si vive senza buonsenso? Come si vive dove tutto è impossibile? Come si vive: gli autobus non sono adibiti ai disabili, i semafori non  dispongono di segnali acustici, e poi il prossimo è molto distratto e preso dallo stress, corre senza tempo e non aiuta nessuno, neanche se stesso! Insomma come pensare e progettare il futuro è urgente, non c’è tempo, si sta troppo male.

Appello alla sensibilità e buonsenso che si prega diventi ilcredo quotidiano per tutti e verso tutti. 

 

 

Bianca Baraini  

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Il nucleare: è ancora dibattito

 

Il dibattito sull'energia nucleare continua a dividere l'opinione pubblica e quella degli stessi ambientalisti. Nel nostro paese l'energia nucleare venne eliminata dal mix energetico nel 1987 e nel 2001 tramite un legittimo referendum popolare. La questione è ancora aperta, nonostante la sovranità popolare non si passa alla risoluzione ispirata dai risultati dei referendum.

Colgo l’ occasione per annoverare i 10 punti del decalogo del WWF, che ci ricorda punto per punto i pericoli del nucleare. Doverosa elencazione, poichè temi così importanti che riguardano l’intero pianeta, non possiamo nè dimenticare, nè non essere informati, nè sintetizzare!  

1. Il nucleare è molto pericoloso

La tragedia di Cernobyl ha dimostrato la pericolosità di questa fonte di energia. Quell’incidente ha causato e causerà ancora nel futuro centinaia di migliaia di vittime e ancora oggi a 23 anni di distanza le ricerche scientifiche mostrano ancora impatti sia sulla flora che sulla fauna. Cresce l’evidenza di leucemie infantili nelle aree vicino alle centrali nucleari. 

2. Il nucleare è la fonte di energia più sporca

Le centrali nucleari generano scorie radioattive. Le scorie a vita media rimangono radioattive da 200 a 300 anni, le scorie a vita lunga anche miliardi di anni e non esiste ancora un sistema per la gestione in sicurezza delle scorie nel lungo periodo. 

3.Il nucleare è la fonte di energia che genera meno occupazione 

Gli obiettivi europei per le fonti rinnovabili e l'efficienza energetica al 2020 valgono il triplo del piano nucleare di Enel in termini energetici e creerebbero almeno 200 mila nuovi posti di lavoro "verdi" e dunque 10-15 volte l’occupazione indotta dal nucleare. 

4. Il nucleare è troppo costoso

Secondo il Dipartimento USA dell’energia un EPR costa, in euro, 7,5 miliardi, una cifra ben maggiore rispetto a quanto propagandato da Enel e governo (4,5 miliardi). Se poi teniamo conto dello smaltimento delle scorie e dello smantellamento e bonifica degli impianti nucleari, i costi per noi e le future generazioni saranno ancora più elevati. 

5. Il nucleare non è necessario

Entro il 2020 le fonti rinnovabili, insieme a misure di efficienza energetica, sono in grado di produrre quasi 150 miliardi di kilowattora, circa tre volte l'obiettivo di Enel sul nucleare, tagliando drasticamente le emissioni di CO2. 

6. Il nucleare è una falsa soluzione per il clima

Il nucleare è una scelta inutile ai fini climatici, visto che le centrali saranno pronte certamente dopo il 2020 e invece bisogna ridurre oggi le emissioni di gas serra. Investire sul nucleare sottrae risorse alle fonti davvero pulite, efficienza energetica e rinnovabili. 

7. Il nucleare non genera indipendenza energetica

Se il nucleare dovesse tornare in Italia, continueremo a importare petrolio per i trasporti e diventeremo dipendenti dall’estero per l’Uranio e per la tecnologia, visto che il nuovo reattore EPR è un brevetto francese. E, comunque, la Francia leader del nucleare ha consumi procapite di petrolio superiori a quelli italiani. 

8. Il nucleare è una risorsa limitata

L'Uranio è una risorsa molto limitata destinata a esaurirsi in poche decine di anni. Nel caso venissero costruiti nuove centrali, l'esaurimento delle risorse di Uranio si accelererebbe. 

9. Il nucleare non ha il sostegno dei cittadini

Gli italiani hanno detto NO al nucleare con un'importante scelta referendaria. Oggi i sondaggi di opinione rivelano che la maggior parte dei cittadini non vuole una centrale nucleare nella propria Regione. 

10. Il nucleare: più è lontano e minori sono i rischi

Alcuni sostengono che il rischio nucleare c’è già, essendo l’Italia circondata da reattori. È una affermazione scorretta: anche se non è mai nullo, il rischio per le conseguenze di un incidente diminuisce maggiore è la distanza dalla centrale. Le Alpi, come si è visto nel caso di Cernobyl, sono una parziale barriera naturale per l’Italia. 

 

Bisogna riflettere su questi punti, ma è necessario anche capire che la nostra vita va rispettata ed il parere legittimo del referendum  non va considerato come un optional. Mi chiedo noi esseri umani ci teniamo alla nostra vita? Sappiamo che la nostra vita è sacra, va amata, educata e curata?  

 

Bianca Baraini

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Sordomuti e sensibilità cristiana

 

I sordi sono particolarmente cari alla Chiesa in quanto particolarmente cari a Gesù, tanto che tra i suoi miracoli c'è la guarigione di un sordomuto, che viveva una condizione di rifiuto sociale, così ha spiegato Sua Eminenza Mons. Salvatore De Giorgi, Arcivescovo emerito di Palermo, intervenuto al convegno "Obiettivo Lis, un progetto di legge e di vita per l'abbattimento delle barriere della comunicazione", organizzato dall'Ente Nazionale Sordi - Onlus presso la Camera dei Deputati”. La Chiesa pone attenzione ed interesse comunicativo verso i sordomuti, con un impegno particolare delle istituzioni religiose dediti ad opere di valore educativo creando dei corsi per non udenti, pubblicando testi di catechesi per aiutare la loro formazione cristiana e la loro integrazione nella società, doveroso e rispettoso impegno per lavorare a favore di un progetto d’ integrazione e di uguaglianza, che non è "un favore da chiedere, ma una condizione di vita da sostenere con spirito di fraternità ed amore. La condizione umana qualunque essa sia è un fatto di vita reale e come tale va vissuta senza pregiudizi e disprezzo, va accolta, abbracciata e sostenuta senza condanne o etichette, perché il prossimo va amato come insegna i primo comandamento! Il contatto sociale come esperienza sperimentata ci indica da che esiste il pianeta terra che la vita di ciascuno di noi ha un valore ed una relazione umana che è da vivere e non da relegare in chiusure e barriere che incentivano i blocchi interni ed esterni.

 

Bianca Baraini

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La vera miopia degli atteggiamenti

 

La vera inclusione sociale richiede attenzione e conoscenza viva delle variabili sociali in quanto tali. Riflettere, senza avere chiaro e reale la composizione sociale non può farsi carico di una società da amministrare. Prima si impara a fare il problema e poi lo si svolge, come dire fare un palazzo che non ha fondamenta, cadrà! La politica italiana ha bisogno di farsi un esame di coscienza e deve vedere che ci sono “bisogni non letti” dai programmi istituzionali, disfunzioni che sono causa aggravanti dei disagi umani già presenti. L’armonizzazione necessaria per l’esistenza non va negata, ma conosciuta esperenziata e poi progettata. I diritti umani non escludono nessuno anzi includono tutti in quanto tutti sono emanazione della creazione così come è. Il dibattito politico ha bisogno di etica e coerenza: occuparsi dei cittadini e dei suoi bisogni da appagare. L’Italia rispetto ai paesi europei si mostra indietro e quindi ha necessita e dovere di preoccuparsene e fare i conti con la realtà vissuta ogni giorno dai suoi cittadini fuori dai palazzi di governo. L’ empatia e l’ operatività possono dare dignità, partecipazione e vita sociale concreta ed integrazione armonizzante al tessuto sociale italiano. Non ho mai visto una persona non-vedente attraversare ad un semaforo da solo, solo perchè non ci sono semafori acustici, questa miopia di chi vede è un punto di riflessione molto serio che cerca la sensibilità della società civile e dei tavoli politici.

 

 

Bianca Baraini

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Semafori acustici 

 

La società cosiddetta “civile” relega i “non - vedenti” in uno stato di degrado, nella disattenzione totale delle istituzioni. Ghettizzati sempre più nelle quattro mura domestiche, impossibilitati dall’insensibilità, dall’indifferenza direi dalla miopia più assoluta delle amministrazioni pubbliche. La mancanza di impegno nei confronti dei “non-vedenti” è indice di non curanza, ma anche di non rispetto nei confronti del prossimo ed inoltre conseguenza di una deficitaria gestione della cosa pubblica. La società va organizzata tenendo conto di tutte le variabili con cui si esprime, altrimenti ci troviamo nel caos di cui ne disponiamo a dismisura. I semafori acustici sono un “miraggio sonoro “nel deserto “abitato”! Questa disfunzione condanna silenziosamente creando barriere, degrado, persone chiuse nelle case senza avere stimoli e possibilità di interazioni, non facilitate dal buon senso umano. L’empatia unica risorsa disponibile per l’aiuto al prossimo non c’è. Facile, ma impossibile alla gestione pubblica un sistema di semafori sonori per segnalare ai non vedenti quando scatta il verde e segnalazioni tattili per raggiungerli; segno di egoismo e menefreghismo amministrativo. La miopia e l’incompetenza schiaccia ed emargina il prossimo creando ghettizzazioni e tristi divisioni dimenticando che ogni creatura appartiene al creatore. Un augurio che nel 2014 la nostra missione umana sociale concretizzi opere di amore e gestione senza esclusioni.

 

Bianca Baraini

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La Povertà: la Fame , La Solidarietà: Relazioni Umane

 

Il clima di Natale, soprattutto di quest’ anno, è molto arido si vive e si respira la desertificazione dei cuori. Le relazioni sociali e mondiali sono state frammentate e spente da una costante insalubre qualità nella gestione dei processi politico - sociali - comunitari. Purtroppo la lezione del Natale è un evento da calendario che si perpetua dal giorno della nascita di Gesu’ Cristo, il modello del maestro Gesu’ che con la sua venuta ha manifestato, il suo esempio ed i comandamenti per la crescita felice degli esseri viventi, non trova la dovuta attenzione. Il periodo natalizio odierno presenta maggiore percentuale di lavoro precariato, la crescita di disoccupati, la chiusura di azienda e trasferimento delle stesse, i governi mondiali lontani dalla gente e dai loro bisogni - dignitosi, le relazioni umane dalle più distratte e superficiali alle medio-fredde, alle distruttive, tante sono le sfumature, e poche sono le sane e sante azioni umanitarie. La fame dilagante, le famiglie che non “arrivano a fine mese”, i giovani insoddisfatti alla soglia della povertà con gli anziani sempre più in difficoltà sono variabili su cui è urgente porre attenzione. La fascia medio- alta in decadenza e la quantità di “volti nuovi” che in tarda sera vanno a rifugiarsi per le strade perchè senza tetto e di giorno in giro a chiedere l’elemosina, i giovani ed anziani che chiedono qualsiasi “cosa”, abiti, cibo, ed un sorriso per la speranza, fa riflettere e capire che stiamo male! La decisione del Papa Francesco che porta il nome di S: Francesco ci dice molto sul suo voler e sul come operare che da poco ha iniziato il suo mandato e da Lui ci aspettiamo molto a favore dell’amore per il prossimo. La sua decisione di tenere in ogni città italiana le porte aperte delle Chiese negli orari serali per accogliere i senzatetto, indica rispetto, calore ed amore di una persona che da Papa può offrire il meglio di sè all’umanità. Dal Papa ad una frase, per tenere unito il mondo, tratta dalla Sapienza Orientale che dice così: Se il tuo lume brilla più degli altri, siine felice; ma non spegnere mai il lume degli altri per far brillare di più il tuo.

 

Bianca Baraini 

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Poverty: Hunger, Solidarity: Human Relations

 

The Christmas period, above all this year, is very unfeeling; we can live and feel the desertification of souls. Social and worldly relations have been shattered and closed by a constant and unhealthy quality in the management of political-social-community processes. Unfortunately, the Christmas lesson is a calendar event which continues from Jesus’s day of birth; the model of Jesus who, with His coming, showed his example and the commandments for the happy growth of living beings, does not find the due attention. Today’s Christmas period presents the highest percentage of precarious job, the growth of unemployed, the closing of many companies and their transfer, worldly governments far from people and from their respectable needs, quite cold or distracted and superficial human relationships to destructive ones, and very few good and saint humanitarian actions. Increasing hunger, families not able to reach the end of the month, unsatisfied young people on the threshold of poverty with elderly more and more in difficulties are the variables to which it is urgent to pay attention. The middle-high class in decadence and the amount of new faces who, in the late evening, take refuge in the streets because homeless and during the day go round begging, young and old people asking for everything, food, clothes and a smile to hope, all this makes us think and understand why we feel so bad! Pope Francis’s decision tells us much about his will and on how to operate; he has just started his mission and we expect much from him in support of love for our neighbor. His decision to keep, in every Italian city, the doors of the churches open also during the evening to offer a refuge for the homeless indicates respect, warmth and love by a person that, as the Pope, can offer the best of himself to mankind. From the Pope to a sentence taken from Oriental wisdom that can keep the world together: “If your light shines more than others’, be happy, but never turn off the others’ lights to make yours shine brighter”.

 

 

Bianca Baraini

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Translation by Gioia Nasti

 

Verso una comunicazione senza barriere

 

Il progetto editoriale presentato alla Camera dei Deputati lunedì 25 novembre 2013 è stato un evento per l’Italia molto importante e unico. Per la prima volta in Italia un giornale come il nostro presta attenzione ai non vedenti, un progetto che chiede l’inclusione, l’integrazione sociale senza confini e barriere per dare il via ad un processo di relazione alla pari. Il giornale con l’inserto in Braille rende la fruizione possibile a tutti indipendentemente dai disagi, quindi offre un servizio di informazione a tutti gli utenti senza discriminazioni o limiti. Questa scelta coraggiosa ed educativa per creare una società sempre più collaborativa ed umanizzante è un cammino evolutivo della nostra realtà sociale. L’armonizzazione ci rende sani, ci insegna la collaborazione e condivisione per giungere sempre più in alto, alla realizzazione empatica degli individui. La missione è creare relazioni senza gradi di emarginazione e senza “up and down” che crea un non ritorno della comunicazione, ovvero un dialogo assente. La forza empatica dei non vedenti, la loro spiccata sensibilità, deve essere per tutti una sorta di interscambio da cui abbiamo da imparare la semplicità e la profondità che ci umanizza. La mia esperienza alla Camera e la vita quotidiana nei processi sociali di relazioni e problematiche, sono parte dell’esperienza costruttiva ed accrescitiva di una sociologa che vuole lavorare al servizio della società con l’impegno concreto e realistico. Di recente, come ho accennato alla conferenza, ho seguito la professione di alcuni non vedenti come fisioterapisti, eccellenti operatori che con il tatto e la preparazione fisioterapica hanno aiutato le persone in riabilitazione, donando ai ricoverati in ortopedia forza e voglia di rimettersi in piedi.

Il coraggio umano e la voglia di fare potranno offrire una vita migliore ed una società evoluta.

 

Bianca Baraini

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Social Network

 

Da una ricerca di Adnkronos Salute si rileva che sono almeno 5 mila i giovani dipendenti dai social network, sono Stregati dai 'mi piace' e dalle condivisioni online. " La mania oramai terrenadi coloro che  trascorrono da 2 a 3 ore al giorno sui vari profili disponibili in Internet,  è un allarme lanciato dal presidente di Netdipendenza Onlus, Enzo Di Frenna, che sottolinea come secondo l'ultimo rapporto del Censis in Italia in 94% dei giovani naviga regolarmente in Internet e il 63,5% degli utenti connessi alla Rete usa Facebook. "Negli ultimi tre anni -dice Di Frenna all' Adnkronos Salute - ci sono giunte oltre 240 segnalazioni di famiglie preoccupatedell'uso eccessivo dei social network da parte dei figli. Il numero in realtà è molto più alto, perchè è una dipendenza non facilmente riconoscibile. Una preoccupazione "condivisa dalla Società italiana di pediatria: secondo una recente ricerca otto adolescenti su dieci è connesso a un social network e aggiorna continuamente il profilo".  Se sommiamo il tempo trascorso ogni giorno con il computer, internet, cellulari e tv - spiega Di Frenna - arriviamo a una media di 8-9 ore al giorno passate con uno schermo. Rimane spesso poco tempo per dedicarci ad attività rilassanti e curare le relazioni personali. Il rischio di ammalarsi di video - dipendenza e tecno - stress è concreto", conclude.

La storia della dipendenza è immensa ed antica, iniziamo dall’ alcool, al fumo, alla tv, al cellulare, ai videogiochi, ai social network, tutte forme che convivono ed in ogni individuo ci possono essere tutte o alcune di esse. La dimensione umana continuamente attaccata ai condizionamenti ed influenze degli “stimoli incollanti” e persistenti con il loro fascino, creano di continuo a “tambur battente” un legame morboso, senza il quale nessuno riesce più a condurre le sue giornate.

Si vedono invitati alle feste seduti a chiacchierare e poi a zittire, perchè ognuno con il suo smartphone ipnotizzato sullo schermo, tra messaggerie e giochi e facebook e twitter e tanto altro.

Si incontrano e si parla tra le persone sempre di facebook tra pettegolezzi e notizie utili!

Certo la comunicazione ha invaso la nostra vita, in quanto noi stessi esseri viventi siamo “animali sociali” fatti di relazioni e comunicazioni, ma stiamo perdendo il contatto umano visivo del “face to face” , dell’abbraccio, del saluto con la stretta di mano, delle passeggiate, delle camminate, dell’aperitivo del sabato o della domenica, delle serate giù in piazza, viviamo le tcnologie senza perdere il sapore di nulla, servirebbe per il nostro benessere. Non vanno ovviamente demonizzati i mezzi e le modalità di comunicazione, ma un buon uso è da prendere in considerazione. La velocità del dialogare, la immediatezza dell’informazione, la nascita di relazioni a distanza, la frequenza del “raggiungersi” serve positivamente, infatti ha sviluppato un’ alta potenza di relazioni ed il valore aggiunto delle relazioni stesse è una ricchezza, sono nati tanti lavori, interscambi, formazione a distanza, amori e purtroppo anche delusioni e litigi.

Per la serie comunichiamo a distanza, ma non perdiamo ci di vista!

 

Bianca Baraini

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Pregiudizi sulla follia

 

Il tema della malattia mentale non può essere affrontato senza considerare il rapporto, sempre di carattere complesso, che intercorre tra società civile ed istituzione psichiatrica. È doveroso riflettere sugli scandali manicomiali e sulle condizioni dei luoghi di segregazione, che non hanno nulla a che fare con il prendersi cura del paziente. Con Franco Basaglia si è avviato quel processo di cambiamento che porterà infine a considerare il malato, da sorvegliato di polizia ad utente dei servizi e la patologia mentale, da oggetto di ordine pubblico a soggetto di prevenzione e terapia. Assagioli è stato il primo a pubblicare un articolo in Italia sulla psicoanalisi, fondando quel movimento che si chiama psicosintesi. Assagioli afferma che bisogna fare in modo che con l’incontro e il dialogo, le capacità creative degli uomini si vadano a sviluppare invece di farle soffocare. Le idee che ci facciamo sulla mente o psiche ci toccano molto da vicino, perché riguardano le radici della nostra identità. Il vivere sociale ci ha insegnato che ogni agire ritenuto dalla maggioranza la normalità, in confronto a tutto il resto dalle idee pensieri comportamenti, risultano anormali da etichetta e pregiudizio. I pregiudizi sono degli strumenti, una teoria già pronta basata sui luoghi comuni che l’essere umano usa per spiegare le incertezze e difendere istintivamente se stessi. Il pregiudizio è un giudizio anticipato, un’opinione preconcetta, che produce comportamenti ingiusti soprattutto nell’ambito dei rapporti sociali. Il pregiudizio estremizza, generalizza, rifiuta l’analisi, dà un senso immediato di sicurezza, perché rende più semplici e superficiale le realtà complesse e sconosciute. Tutti, indipendentemente dal livello di cultura e dalle caratteristiche intellettuali, possiamo usare il pregiudizio come una strada più breve di pensiero, sia se riflettiamo su noi stessi sia sugli altri. Una possibile strategia contro lo “stigma sociale” relativo alle malattie mentali può essere la creazione di una rete di interventi sociali, relazionali e terapeutici che si mettono in atto nei processi di auto-aiuto. Passando dalla cura al prendersi cura in senso più ampio, bisogna considerare le relazioni e la soggettività del paziente, per avere un quadro complessivo ambientale su cui operare. La rete consiste nel considerare gli aspetti legati alla qualità e alla quantità dei legami della persona cercando di individuare la rete centrata sui servizi, quella centrata sulla famiglia ed infine quella in allargamento su volontari, amici e vicinato. Tutto questo permette di orientare le strategie di intervento, di promuovere l’apertura ad altre risorse e legami finora scarsamente attivati. Anche la ricerca psicosociale va verso l’eliminare la discriminazione verso questo gruppo minoritario di persone cercando di evitare l’associazione che si fa tra malato mentale uguale pericolo da isolare. L’informazione è insufficiente per demolire questo processo, è necessario quindi non solo il livello cognitivo, ma anche quello affettivo attraverso lo stretto contatto con il malato. Sempre per combattere la discriminazione devono essere utilizzati tutti gli interventi legislativi che prevedano la possibilità di offrire lavoro al malato mentale per stabilire una particolare formazione ed un piano di recupero reale che porti all’unico obiettivo la salvezza del paziente. Fondamentale è un’azione preventiva che venga attuata prima che la malattia si sia manifestata, cioè prima che il disagio diventi un vero disturbo e questo può sussistere solo potenziando i fattori protettivi da un lato e demolendo i fattori di rischio dall’altro.

 

Bianca Baraini

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Società e bullismo

 

Allo sportello del sociologo bussa una mamma di un bambino di nome G.C. e la mamma di una bambina di nome L.G. per parlare di episodi di bullismo. La storia dei due bambini che frequentano la stessa classe mi dicono i genitori stanno subendo prepotenze da parte di un compagno di classe. La piccola L.G. ogni giorno subisce biasimi, frasi offensive, che la spaventano e l’allontanano tanto che la mamma mi dice che alcune mattine la figlia si sveglia e non vuole recarsi a scuola perché ha paura. Il piccolo G.C. mi spiega la sua mamma che a causa delle continue offese fa molte assenze a scuola e per di più essendo stato offeso sulla sua corporatura, emarginato e preso in giro, ha avuto un malore fisico, un dolore forte al cuore tanto da portarlo all’ospedale in pronto soccorso. I medici hanno diagnosticato un forte e continuo stato di agitazione e paura. Il riflesso psicologico di tensione, di rifiuto sociale e di perdita di stima in se stesso stanno creando in G.C. una situazione difficile al posto di una normale vita da ragazzo che frequenta la scuola per crescere e migliorarsi. Il bullismo è una forma di comportamento violento, attuato tramite l'impiego di falsi metodi di opposizione e di intimidazione nei confronti di se stessi o nei confronti dei coetanei; può implicare molestie verbali, aggressioni fisiche, persecuzioni, dovute a varie forme di discriminazioni etniche, confessionali e di ogni genere. Ad oggi la situazione di stress dei genitori di questi due alunni, ha dei picchi altalenanti, poiché dopo aver parlato con la preside e gli insegnanti, i quali sono stati sensibili ed attenti al caso bullismo sono intervenuti con dialoghi e consulti con la famiglia del bambino “bullo” che presenta una serie di problematiche familiari molto gravi. Il ragazzino presenta disagi in famiglia con risvolto psicologico e disturbi comportamentali devianti, questo ha dato dispiacere alle famiglie dei bambini che hanno subito le “azioni bulle” e nel contempo in seguito ai dialoghi tra corpo insegnanti e famiglia del bambino bullo, la situazione sta cambiando, in quanto le azioni di aggressività stanno diminuendo. Certo il programma di intervento più ad ampio raggio è un impegno che la scuola ha preso per renderla più pronta ed inoltre si impegna a lavorare per sensibilizzare e prevenire il fenomeno. Le mamme mi hanno chiesto un aiuto di come comportarsi e inoltre di fare un intervento di confronto e un progetto di recupero con la scuola che è un organo di socializzazione secondaria. Questa storia di cronaca sociale è di rilevante importanza se pensiamo che il bullismo già negli anni settanta è stato oggetto di studio in seguito al suicidio di due studenti che non furono più in grado di tollerare le ripetute offese inflitte da alcuni loro compagni. Sappiamo però che con l'avvento dell'illuminismo e la pubblicazione di "Dei delitti e delle pene" di Cesare Beccaria, i pedagogisti sollecitarono a un nuovo approccio gli insegnanti e tutti coloro che a ogni livello erano preposti all'educazione. Gli effetti del bullismo possono essere gravi e permanenti. Si stima che circa il 60-80% del totale del bullismo a scuola, stia evolvendo verso forme inattese in senso stragistico e terroristico. Molti criminologi e sociologi, ad esempio, si sono soffermati sull'incapacità della folla di reagire ad atti di violenza compiuti in pubblico, a causa del declino della sensibilità emotiva che può essere attribuito al bullismo. Quando, infatti, una persona veste i panni di bullo, assume anche uno status che lo rende meno sensibile al dolore, fino al punto che anche i presenti iniziano ad accettare la violenza come un evento socialmente conveniente e normale.

 

Bianca Baraini

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